Quando la libertà vaccinale lede i diritti di chi abbiamo intorno

Libertà di scelta o libertà d'imposizione nei confronti dei figli?

Il genitore non può agire contro l’evidenza scientifica danneggiando potenzialmente il figlio solo perché ritenuto “di proprietà”. Il “decido io come crescere mio figlio” è infatti un discorso valido entro certi limiti ben precisi. Si può decidere se essere più o meno autoritari così come si può decidere, razionalmente, la sua dieta. Non si può, però, decidere di punirlo con le frustate, ad esempio.

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Da anni, tra alti e bassi, il discorso sulla libertà vaccinale si è consolidato come punto di scontro politico centrale per quanto riguarda la salute della popolazione.

Molti invocano questa libertà poiché ritengono i vaccini inutili o dannosi. Molti altri, invece, che contro i vaccini in sé non hanno proprio nulla, la invocano per questioni squisitamente politiche. Tra le quali, la considerazione che, semplicemente, non dovremmo assegnare allo Stato il potere di obbligare le persone a compiere determinate scelte o azioni, in virtù del bene comune. Sono dunque intenzionato ad analizzare queste due anime che remano a favore della libertà vaccinale. Cercando di comprendere, effettivamente, cosa possa esserci di condivisibile e cosa, invece, invalidi l’intero discorso.

Per prima cosa mi concentrerò sulla questione politica. Davanti a chi ritiene, infatti, che lo Stato non possa assumersi il potere di obbligare i cittadini a far ciò che esso ritiene “buono“, viene facile storcere la bocca. Una miriade di esempi ci sovvengono alla mente pronti a negare la questione. Esiste ad esempio il reato di omissione di soccorso, con cui lo Stato obbliga il cittadino a prestare soccorso a chi si trova in situazioni critiche. Allo stesso modo esiste l’obbligo di non uccidere o ferire chi ci circonda, con cui lo Stato impone al cittadino di non danneggiare altri cittadini. La funzione statale è quindi incentrata sulla tutela dei singoli individui e, di conseguenza, sulla tutela della loro salute.

La questione però non può esser chiusa così facilmente. Io stesso, infatti, condivido in pieno queste risposte contrarie alla libertà vaccinale. Tuttavia mi rendo conto che è possibile andare più a fondo. E’ possibile spingere il ragionamento a un livello ulteriore, non più incentrato sulla teoria del presente ma, bensì, sulle tendenze del futuro.




Abbiamo appurato che, effettivamente, lo stato detiene il potere di agire per tutelare la salute e il benessere dei cittadini.

Questo potere implica un carattere impositivo che dobbiamo sempre tenere davanti agli occhi. Poiché esso è il punto cardine della critica politica a favore della libertà vaccinale. La prima domanda che dobbiamo porci è: questo potere statale ha dei limiti? Quasi impossibile fornire una risposta obiettiva. E’ necessario interpretare la questione in maniera un po’ più filosofica. Dunque, quando si parla di casi particolari, come l’omissione di soccorso o il reato di omicidio, siamo tutti d’accordo sul fatto che lo Stato debba agire a tutela della salute del cittadino. Quando si parla di obbligo vaccinale, però, dobbiamo prima di tutto tenere a mente che non siamo più davanti a un “caso particolare“. Siamo davanti a un obbligo che interviene sull’agire di ogni singola persona.





Non si parla più di casistiche che possono o non possono verificarsi, ma di obblighi che colpiscono ogni essere umano presente sul suolo nazionale. Non possiamo neanche scordare che l’utilità dei vaccini è assolutamente comprovata. I vaccini sono infatti indispensabili nelle nostre sovraffollate società contemporanee. Questo elemento già sembra legittimare un obbligo di questo genere rivolto a tutta la popolazione; e ne sono fermamente convinto.

Proviamo però a spingerci oltre, come ho detto, verso il futuro.

Se volessimo fare un po’ di fantascienza, solo per gioco -non voglio fare complottismi ma solo una breve speculazione-, cosa potremmo  dire? Senza dubbio l’obbligo vaccinale è e continuerà ad essere un sistema atto a garantire la salute dei cittadini. Allo stesso modo, però, uno Stato che può imporre determinate azioni a tutta la popolazione, in virtù della sua idea di bene (in questo caso indiscutibile, lo ripeto), potrebbe essere legittimato, nel futuro, ad eseguire altre imposizioni di questo tipo, non più “indiscutibili“. Uno stato legittimato a imporre alla popolazione delle scelte paternalistiche, a tutela della salute, potrebbe, un domani, imporre altre scelte paternalistiche legate ad altre idee di “bene” o “salute“, opinabili o dannose. Nel 2030, ad esempio, un governo decisamente scadente potrebbe imporre l’obbligo generale di curarsi solo con l’omeopatia.

Si tratta solo di una speculazione insensata, certo, ma ogni tanto fa bene compiere simili viaggi prospettici.

Questo viaggio prospettico, in particolare, mi permette di dire che l’obbligo vaccinale è assolutamente necessario; ma non è il metodo migliore per tutelare la salute dei singoli individui. Il mondo ideale, sotto questo punto di vista, non dovrebbe assegnare allo Stato un simile potere. Dovrebbero essere i cittadini, infatti, ad agire individualmente a tutela della propria salute, senza correre il rischio di cadere nella trappola della disinformazione vaccinale. Ciò significherebbe che lo Stato, invece d’imporre i vaccini, dovrebbe avere il compito di educare i cittadini al fine d’impedire la formazione di sacche di disinformazione. Solo utopia, ne sono consapevole. L’obbligo vaccinale è quello che abbiamo e, per il momento, meglio esserne riconoscenti

Una volta srotolato il problema politico, concentriamoci ora su quello causato, propriamente, dalla disinformazione.

I vaccini sono inutili“. “Sono pericolosi“. “Dobbiamo tutelare i nostri figli“. “Una volta mia cugina si è vaccinata e dopo aver mangiato un chiodo arrugginito è morta comunque“.  Tutti noi abbiamo letto o sentito simili discorsi. Discorsi che, il più delle volte, chi è conscio della valenza scientifica dei vaccini neanche tenta di contrastare. Come si dimostra la scienza a chi ne rifiuta il metodo? E’ come insegnare a cucinare un piatto di pasta avendo a disposizione solo un fornetto a microonde. Davanti a casi come quelli sopracitati, la libertà vaccinale cessa di essere una mera opposizione all’obbligo, per divenire un totale rifiuto del vaccino in sé.

Dobbiamo però qui registrare il grande paradosso che si cela dietro questa suddetta “libertà“. L’antivaccinista, infatti, raramente invoca la libertà vaccinale per quanto riguarda il proprio corpo. I principali destinatari di questa richiesta sono infatti i figli. Non è mai un “voglio la libertà di non vaccinarmi” bensì un “voglio la libertà di non vaccinare i miei figli“. In questo caso, però, ci troviamo davanti a un vero e proprio paradosso, o ancora peggio, ad una mancata comprensione della genitorialità.

La scelta di non vaccinare i propri figli viene infatti intesa come “libertà di azione su ciò che è mio“. Il diritto del genitore sul figlio cessa di essere ciò che permette al primo di obbligare il secondo alla salute. Diventa, invero, un potere che permette, a padre e madre, di agire sul figlio come se esso fosse un oggetto. Come se, appunto, semplicemente fosse “loro“.

Il genitore però non ha e non può avere un simile potere.

Non può agire contro l’evidenza scientifica danneggiando potenzialmente il figlio, solo perché ritenuto “di proprietà“. Il “decido io come crescere mio figlio” è infatti un discorso valido entro certi limiti ben precisi. Si può decidere se essere più o meno autoritari, così come si può decidere, razionalmente, la sua dieta. Non si può, però, decidere di punirlo con le frustate, così come non si può decidere di non mandarlo a scuola per farlo educare dai lupi delle colline tosco-emiliane.

Il genitore quindi non può agire a danno del bene oggettivo del proprio figlio. Poiché ne lederebbe la libertà e i diritti più fondamentali, primo tra tutti, il diritto alla vita.

Quando riguarda la figura del figlio, quindi, il discorso sulla libertà vaccinale dovrebbe configurarsi come una sorta di crimine. Per prima cosa, il genitore chiede allo Stato di non essere obbligato all’uso dei vaccini. Per poi obbligare il figlio a non utilizzarli. Quindi, siamo davanti a dei cittadini che si arrogano un potere statale per ribaltarlo: dall’obbligo vaccinale all’obbligo non-vaccinale. Dall’altro lato, questa scelta, divenendo un meccanismo impositivo che un privato cittadino aziona ai danni di un altro cittadino che non può agire a tutela della propria salute -il bambino-, appare lesiva della libertà del neonato e del suo diritto a una vita sana.





Per concludere con un esempio semplice e banale: un imprenditore è liberissimo di credere che l’amianto non sia affatto dannoso per la salute. Ma non è libero di costruire un capannone in amianto per poi costringere qualcuno a lavorarci. Allo stesso modo, una persona è liberissima di credere che i vaccini siano inutili o dannosi. Compito dello Stato, però, diventa allora il far valere l’indubitabilità scientifica contro le superstizioni dannose.

 

Andrea Pezzotta

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