Quando “Little Boy” cancellò Hiroshima

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“Little boy”, la bomba atomica, la più potente arma di distruzione conosciuta fino ad allora dall’uomo, venne sganciata sulla cittadina di Hiroshima, il 6 agosto di settantuno anni fa, esattamente alle ore 8, 16 minuti e 2 secondi, segnandone per sempre il destino.

Gli orologi, presenti nel museo presente all’interno del Parco del Memoriale della Pace di Hiroshima, si sono fermati esattamente alle 8.15 di quel maledetto giorno.

Nel punto in cui “Little Boy” esplose, a 580 metri di altezza, la temperatura aumentò di circa dieci volte la temperatura del sole.

Little Boy
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Le persone vennero ridotte in cenere, gli edifici crollarono, le strutture in ferro si sciolsero.

L’onda d’urto di 3.000 metri al secondo, diede il colpo finale, radendo al suolo tutto ciò che si trovava nel raggio di ottocento metri dal punto di esplosione e uccidendo 80 mila persone.

È stata la prima volta, in assoluto in cui, un ordigno creato dalle mani di poche persone venne usato come strumento di morte di decine di migliaia, se non centinaia di migliaia di persone.

Un ordigno che non uccise solo nel momento della sua esplosione, ma che continuò ad uccidere in modo invisibile attraverso i raggi gamma e i neutroni veloci.

Le vittime legate all’esplosione di “Little Boy” sono state stimate intorno alle 200 mila persone.

Hiroshima
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I tre bombardieri, tra i quali c’era Enola Gay, da cui Tom Ferebee premette il bottone che sganciò la bomba “Little Boy”, assistettero dall’alto dei loro 8.000 metri di quota allo spettacolo orribile di una città che muore.

Un mondo era stato distrutto per sempre.

“Dio, che cosa abbiamo fatto” queste le parole di Tom Ferebee dopo aver assistito all’orrore causato.

“Signori, avete appena sganciato la prima bomba atomica della storia” la risposta gli arrivò attraverso l’interfono, era la voce del colonnello Paul Tibbets.

Al loro ritorno a casa, vennero accolti come eroi, ma il rimorso causato dalla consapevolezza dell’orrore, morte e distruzione che avevano contribuito a causare, probabilmente gli accompagnò per sempre.

C’è chi sostiene che lo sgancio della bomba “Little Boy” fu motivato dalla voglia di vendicarsi dell’attacco a Pearl Harbor, dal disprezzo razziale nei confronti di un popolo asiatico, dai risultati della battaglia di Okinawa o dalla volontà di testare gli effetti della bomba atomica.

Quale sia stato il vero motivo, è difficile da capire.

La cosa importante è che una cosa del genere non deve più accadere.

È importante che gli eventi che hanno inciso fortemente sulla storia del nostro paese non vengano mai dimenticati, perché come sostenne Primo Levi:

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

Jessica Tomatis

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