Quanto costa diventare presidente Usa? I numeri da Bill Clinton ad oggi

Le ultime presidenziali hanno visto l’impiego di grandi capitali. Questi, poi, sono diventati voti: ma quanto costa diventare presidente Usa?

Gli Stati Uniti sono un Paese dove – si sa – il privato ha un rapporto particolare col pubblico. Le presidenziali non fanno eccezione e quelle americane sono sempre molto dispendiose: spesso centinaia e centinaia di milioni di dollari vengono spesi in comizi, raduni, pubblicità e spot televisivi. Ad oggi sia Donald Trump, sia Joe Biden, hanno accumulato centinaia di milioni di dollari a testa per la campagna elettorale. Ma quanto costa diventare presidente Usa? Ed è sufficiente spendere di più in campagna, per vincere?

Costi delle presidenziali Usa: il primo classificato

Inutile negare: le elezioni Usa sono tra le più costose al mondo. Lo stesso Donald Trump, candidato repubblicano e presidente uscente, ha speso una cifra che si aggira sui 10 milioni di euro solo per poter comparire in una pubblicità all’interno del Super Bowl, lo scorso febbraio. Recentemente, un articolo pubblicato su Quartz sostiene che, generalmente, chi spende di più ha maggior possibilità di vittoria.  E il primo posto nella storia americana va proprio alla campagna elettorale 2020. Con una spesa totale stimata sui 14 miliardi di dollari, sommando le spese dei partiti Democratico e Repubblicano. Solo con il personal fundraising, Joe Biden ha raccolto quasi un miliardo di dollari: un record assoluto che mancò persino a Obama. Più modesto il risultato del tycoon, con quasi 600 milioni di dollari raccolti: una cifra comunque considerevole.

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Quanto costa diventare presidente Usa? Dal 2000 ad oggi

Negli ultimi vent’anni le elezioni Usa sono diventate più dispendiose: sebbene le discussioni siano diventate polarizzate ed ideologiche, a svantaggio dei contenuti. I dibattiti televisivi sono una vetrina, le accuse sono all’ordine del giorno e i temi quasi secondari:  a volte i moderatori prendono persino decisioni drastiche per consentire il regolare svolgimento della trasmissione. Ma la macchina propagandistica cresce in maniera abnorme. Il primo presidente Usa che spese più di 100 milioni di dollari fu Bill Clinton, mentre il suo successore George W. Bush arrivò quasi a quota 360 milioni. Dopo George W. Bush fu la volta di Barack Obama, poi 44° Presidente degli Stati Uniti: la sua campagna fu determinata da un taglio comunicativo popolare e convincente. E la spesa fu adeguata: per battere il rivale repubblicano John McCain, Obama riuscì a spendere oltre 750 milioni di dollari.

“I think it’s more that winning attracts money.” (Richard Lau, Rutgers University)

Vince chi spende di più: sicuro?

La correlazione tra spesa e risultato elettorale c’è. Indubbiamente. Ma, come sostiene Richard Lau, docente di scienze politiche alla Rutgers University – nel New Jersey – i soldi da soli non bastano. Anzi: spesso è il candidato favorito, o più comunicativo per certi aspetti, quello che attrae più fondi. Qualità non quantità: d’altronde non sempre i candidati più “spendaccioni” sono stati eletti alla Casa Bianca. Basti pensare alle presidenziali del 2016, quando Donald Trump batté Hillary Clinton spendendo “solo” 270 milioni di dollari. Quest’ultima aveva messo in campo ben 521 milioni: si trattò di una sconfitta alquanto salata. Anche nel 1996, tuttavia, il marito Bill Clinton divenne presidente degli Stati Uniti con 209 milioni di dollari, meno della metà di quanto aveva speso il suo avversario.

Francesco Nicolini

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