Quanto spendono i politici italiani per i profili social?

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La rivoluzione dei social network ha senza dubbio trasformato il mondo della politica, in particolare il modo in cui i parlamentari si mostrano ai loro elettori. Ormai tutto ciò che succede viene immediatamente visto e commentato da milioni di utenti. I politici, in cerca di consenso, tentano di entrare in contatto con un bacino di utenza sempre più ampio. Dato che gran parte della comunicazione sta convergendo verso questi media, diviene necessario investire in essi. Aumentando il numero di follower aumenta il consenso e di conseguenza aumentano i voti politici (oppure no?). Le domande che nascono allora sono le seguenti: quanto spendono i politici per i propri profili social? Quanti follower stanno acquisendo (o perdendo)?

 

L’opposizione avanza

Secondo gli ultimi dati riportati sul sito “Youtrend” (relativi agli scorsi due mesi), colui che investe maggiormente sulle piattaforme social è il leader della “Lega” Matteo Salvini, con oltre 167 mila euro spesi in messaggi promozionali, riuscendo a acquisire circa 9.000 nuovi follower. Salvini ha costruito una vera e propria macchina (la cosiddetta “Bestia”): uno staff capace di pubblicare numerosissimi contenuti quotidianamente e in tutte le piattaforme.

Una particolare attenzione per la responsabile di “Fratelli di Italia”, Giorgia Meloni, che ha registrato il maggior incremento di popolarità con la minima spesa economica (oltre 30.000 follower spendendo “solo” 40.000 euro). Recentemente il giornale “Times” l’ha inserita nella lista dei “20 volti che potrebbero plasmare il mondo nel 2020” (unico rappresentante italiano). Silvio Berlusconi, invece, investendo ben 94 mila euro, ha raggiunto 1 milione di follower sulla propria pagina di Facebook.

 




Forze al governo in perdita

Le forze d’opposizione, a fronte di un’ingente spesa, ottengono comunque risultati notevoli. Le forze al governo devono fare i conti con un consenso più instabile, anzi, in alcuni casi, con una perdita di fiducia. Il primo caso è quello di Matteo Renzi e della neonata “Italia Viva”: ha speso 100 mila euro in inserzioni, che però non hanno variato il suo consenso politico nei sondaggi. Addirittura, il profilo Facebook di Matteo Renzi ha perso 1.615 iscritti. Mostrano, invece, una crescita costante (seppur graduale), i profili del premier Giuseppe Conte e di Nicola Zingaretti, che guadagnano rispettivamente 4.000 e 1.800 follower. La maggiore perdita di consenso la registra il Movimento Cinque Stelle: Luigi Di Maio in due mesi è riuscito a perdere oltre 10 mila follower.

 

Un follower = un voto?

Negli ultimi anni continua a calare drasticamente l’affluenza alle urne: si pensi al 70% registrato alle scorse elezioni; nel 2006 l’affluenza era invece all’84%; nulla a che vedere con la quasi totalità dei votanti alle elezioni del 1976, con il 93% degli elettori.  L’utilizzo dei social sta effettivamente aiutando la realtà politica, da un punto di vista partecipativo? Dai risultati delle affluenze sembra proprio di no. Con le elezioni quasi ogni anno, i governi sono molto più brevi e, sballottati da un partito all’altro, gli elettori si sono abituati ad una politica quasi usa e getta. Investendo sui social, il consenso cresce in modo veloce e diretto, attraverso una comunicazione capace di diffondersi “a macchia d’olio” (si pensi alla canzone della Meloni, divenuta virale su Youtube), ma probabilmente effimera, perchè non consegna alle persone un messaggio chiaro e decisivo e, soprattutto, non le educa al voto.

 

 

Jacopo Senni

 

 

 

 

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