Quello che succede in Africa non resta in Africa

Non possiamo continuare a raccontarci frottole. Gli Africani sono i primi a subire i flussi migratori, eppure i sovranisti nostrani (e non) a loro addossano il peso delle migrazioni. Non possiamo continuare a far finta che quel che succede in Africa non ci riguarda, in quel continente hanno perso la vita 200 italiani nell’ultimo mezzo secolo, Dal 1961, ovvero dal massacro di Kindu, ai giorni scorsi nell’imboscata a Goma contro il nostro ambasciatore e un nostro carabiniere.

Perseguire la pace in Africa conviene a tutti

In un mondo sempre più globalizzato, perseguire obiettivi di pace e sicurezza in Africa dovrebbe essere interesse di tutti i paesi del mondo. Abbiamo visto come un micro organismo, sviluppatosi in un paese soltanto, possa intaccare la salute e gli interessi delle persone in tutti gli angoli del globo. Come le epidemie, anche conflitti e violenze non limitano i loro danni  ad un solo paese o nei confini di una specifica area, ma investono nella sicurezza del pianeta intero. Purtroppo l’Africa ben si presta ad esser teatro dei grandi drammi odierni dell’umanità. I flussi migratori che tanto fanno paura ai sovranisti nostrani e a quelli di tutto il mondo, sono ormai consuetudine nel continente nero. In Africa  le migrazioni sono intensificate, la fuga più ambita da chi prova a sottrarsi da fame, miseria, guerra e disperazione, infatti, resta sempre quella nei paesi limitrofi.

Dati da tenere in considerazione

Si prevede che in Africa, entro solo pochi decenni, vivrà il 40% della popolazione di tutto il mondo. Un dato ben affermato se si pensa che oggi in Africa ci vivono 1 miliardo e 300 milioni di persone. Numero che raggiungerà i 4 miliardi sul finire di questo secolo. Con nuclei famigliari che raggiungono in media 5-6 persone e una popolazione che per metà ha meno di 35 anni, l’Africa è determinante per la salvaguardia del  futuro dei sapiens. Dall’Africa si dovrà partire per convertire la disperazione in speranza, la violenza in sviluppo sostenibile. Le buone intenzioni da parte della Comunità internazionale  ci sono, si dovrebbe però accelerare quell’ Africa Plan di cui si è munita L’Unione Europea. Come si dovrebbero concretizzare le parole del neo Presidente del Consiglio Mario Draghi, che della situazione africana ha fatto menzione nel suo discorso di insediamento alle camere. Del resto l’Italia oggi è al terzo posto in Europa per presenza economica in Africa.


Gabino Alfonso

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