Quer pasticciaccio brutto dell’articolo 5

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Sotto accusa risulta essere quer pasticciaccio dell’articolo 5 del Trattato Atlantico, il quale recita:

“Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale.
Qualsiasi attacco armato siffatto, e tutte le misure prese in conseguenza di esso, verrà immediatamente segnalato al Consiglio di Sicurezza. Tali misure dovranno essere sospese non appena il Consiglio di Sicurezza avrà adottato le disposizioni necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.”

Si tratta di nient’altro che dell’articolo che sancisce l’obbligo di difendere l’alleato attaccato, posto in trumpcapo al Trattato Atlantico, meglio conosciuto come NATO (North Atlantic Treaty Organization), e diventato protagonista indiscusso del nuovo polverone, piuttosto precipitoso e maldestro, sollevato dal candidato Donald Trump.

Tutto ha inizio con un’intervista rilasciata dal candidato presidente al quotidiano New York Times, che al suono di Make America First Again, lo slogan che ha come target fisso un po’ ovunque questo first da primedonne in crisi di mezz’età e alla ricerca di una vecchia gloria o una nuova identità, non diverso, in effeti, da quel Britain first che abbiamo sentito precedere la vittoria del Leave nel Regno Unito, distrugge quella che è stata la politica estera dalla firma del Patto Atlantico in poi.

I toni saccenti non sono mancati, che in questi mesi abbiamo saputo distinguere essere una caratteristica peculiare facente capo al soggetto, quasi proporzionalmente a un programma che pare scritto in un’altra epoca (non per la galanteria, è la mancata cognizione della realtà o la beffa di essa a preoccupare).

Ma tornando a quell’esasperato articolo 5 che il caro Trump ha voluto con così poco riguardo alle buone maniera umiliare: ciò che non è chiaro al candidato è che la solidarietà collettiva non è un optional, non è un gioco a gettoni da ripescare quando più risulta conveniente, messo e concesso che l’arma tanto disdegnata, in 67 anni di storia, è stata invocata un’unica volta, dopo l’11 settembre 2001, per giustificare l’intervento in Afghanistan proprio dagli USA.

Le sue posizioni anti establishment non sono una novità, certo, così come l’attacco a uno degli ultimi baluardi al mantenimento della pace (nonché il deterrente ad azioni che potrebbero scatenare un timetable militare che la storia ha già visto) è di matrice puramente populista: la posizione contro la Nato, esattamente come il peso sentito derivante dal Patto, è più comune, molto più popolare di quanto si creda, tanto da toccare la sensibilità anche dalle aree della sinistra più vicine a Sanders. Trump continua a ripescare motivi che potrebbero fare più facilmente breccia nel cuore e nelle emozioni degli elettori. Una vicinanza concettuale simbolica, sfruttata attraverso i media, che ha il solo scopo di accaparrare un sempre maggior numero di voti (il che è una dinamica fissa nel populismo).

Sapete, Gadda, quando scelse l’espressione pasticciaccio per il titolo del suo celebre romanzo Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, di una semplicità disarmante eppure pregna di significato, voleva dare l’idea di quanti comportamenti stupidi delle volte siano al centro della commedia umana, della vita. Magari poi impariamo la lezione, o magari no. Magari andiamo al fondo delle notizie o ci fermiamo alla superficie. Magari capiamo chi stiamo votando, o magari diventiamo banali tifosi.

La riflessione rimane, all’interno di un programma del genere, ed un isolazionismo convinto, quanto progresso ci potrà essere? Quale crescita?

Il nazionalismo, di fronte alle vicende che si succedono nella cronaca non è una risposta, né un’arma affidabile per migliorare le proprie condizioni di vita: davvero si crede che un miliardario possa salvare i poveri operai del MidWest?

 

Di Ilaria Piromalli

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