Il trono degli Spada

Intimidazioni e botte a chi si rifiutava.

Ecco il clan Spada.
0

Negli ultimi mesi una famiglia si è trovata al centro dell’attenzione per alcuni fatti di cronaca molto gravi: stiamo parlando degli Spada. In origine ci furono Roberto Spada e il suo attacco a Daniele Piervincenzi, giornalista della trasmissione Nemo di Rai 2: a novembre, l’inviato venne preso a testate dal criminale che venne poi arrestato e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo (Udine), dove si trova tutt’ora. Poi un mese fa, il 25 gennaio, c’è stato un blitz della polizia: ben 32 membri del clan Spada sono finiti in manette, grazie all’operazione “Eclisse”, indagine durata due anni. Tra gli arrestati della famiglia Spada vi erano: Carmine e Armando, Massimiliano, Ottavio, Enrico (detto “Maciste”), “responsabili, tra l’altro, di aver costituito, promosso e fatto parte di un’associazione a delinquere di tipo mafioso sul territorio laziale”, soprattutto ad Ostia. Le accuse per loro erano di omicidio, estorsione, usura, intestazione fittizia e, per la prima volta, quella di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416bis). Ed ora si è arrivati a delineare in cosa consistesse il racket degli Spada.




Il racket degli Spada: “O la casa o la vita”

Il clan gestiva gli alloggi popolari di Ostia, o meglio sottraeva tali alloggi ai legittimi assegnatari e li faceva occupare ai membri della famiglia. Come? C’erano diversi modus operandi. Prima c’era lo scambio forzato: «Tu vai al mio, io al tuo, mi serve più grande», queste le parole di Massimiliano Spada, che è stato condannato a 13 anni e 8 mesi per il racket delle case. La persona a cui ha rivolto queste parole è Anna Maria Gallaci che, dopo aver ricevuto diverse minacce e botte, si è vista costretta a traslocare da via Baffico (dove viveva assieme ad uno zio anziano) a una mansarda di via Vasco de Gama, rimanendo poi senza casa. Durante il processo ha raccontato:

«Signor giudice, mi hanno portato via la casa, mi hanno portato via tutto, pure le ceneri di mia madre».




Per convincerla, il figlio della Gallaci, Michael Cardoni, è stato condotto sulla spiaggia e picchiato selvaggiamente, alla fine del pestaggio gli hanno messo davanti una pistola (con cui l’avrebbero ammazzato) e una pala (con cui avrebbero scavato la fossa per seppellirlo). E quello non è stato il primo attacco fisico al figlio della Gallaci. L’indomani la casa era stata occupata dagli Spada, ma dopo due anni, Massimiliano Spada con la moglie Maria Dora, detta “Bella” (anch’essa condannata a 7 anni e 4 mesi), mettono gli occhi sulla casa del figlio della Gallaci e della moglie, Tamara Ianni. Anche la loro casa si trovava in via Baffico, proprio di fronte a quello della Gallaci, la Ianni ha così descritto le intimidazioni subite:

«Ho iniziato a non uscire più da casa, perché ogni volta che provavo a mettere il muso fuori dall’appartamento venivo picchiata da Massimiliano Spada. A casa mia ci doveva andare Ottavio Spada, ci doveva andare Silvano, ci doveva andare Nando Spada. Menzionava queste tre persone. Ci disse che il suo socio Ottavio Spada necessitava di casa mia perché gli serviva una sistemazione più grande».




Minacce, soprusi e aggressioni

Il padre di Michael, Massimo cardoni, viene gambizzato nei pressi di un supermercato. Inoltre le vittime dovevano denunciare al Campidoglio o alla Romeo di “ospitare persone in casa”, queste persone erano i boss. Bella e il marito vengono arrestati per furto di corrente e, essedno rimasti al buio, si allacciano alla corrente dei Cardoni, da loro sfrattati di casa. Ma i Cardoni si rifiutano e nella notte la loro casa viene presa d’assalto da venti persone armate.

«Libera la casa o ti uccidiamo» oppure «Se non la lasci, esci coi piedi all’infuori».

Ecco come funzionava il racket degli Spada, che veniva portato avanti anche grazie all’aiuto di alcuni complici, tra i quali Massimiliano Massimiani, detto Lelli, in passato legato a “Baficchio” Giovanni Galleoni, ucciso a Ostia nel 2011, e ora divenuto scagnozzo del clan. I coniugi Cardoni e Ianni sono diventati collaboratori di giustizia e ora vivono sotto protezione. Abbandonare la propria casa per paura di essere uccisi, incredibile ma vero.

Carmen Morello

 

 

 

 

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi