Radio Radicale, la storica emittente radiofonica rischia di chiudere

Fonte: festivaldelgiornalismo.com
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Il palinsesto di Radio Radicale ruota intorno ai lavori del Parlamento dal 1976. Per il 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico ha dimezzato i fondi: “Bisogna aprirsi al mercato”.

Il ruolo di Radio Radicale

Stiamo parlando della prima radio italiana a occuparsi esclusivamente di politica, con sede a Roma e copertura nazionale, fondata da Marco Pannella nel 1976. L’ampio archivio sonoro di Radio Radicale contiene 540 mila registrazioni, 43 anni di eventi politici e giudiziari registrati, insomma una ricchezza informativa che non ha pari.

Oltre ai vari riconoscimenti, tra cui il premio come “miglior emittente radiofonica specializzata” insignito da Italia Oggi nel 2008, le vicende di Radio Radicale si legano al motore di ricerca Google, che le ha finanziato un progetto sperimentale con 420 mila euro. Grazie a questa iniziativa, sottolinea Paolo Chiarelli amministratore delegato,

“stiamo elaborando un sistema che estrarrà automaticamente i concetti chiave di una registrazione, sul modello di una agenzia di stampa”.

Quanto al riconoscimento del Governo italiano, che fin dalle origini la definiva “una impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale”, c’è qualcosa che sta cambiando. Il 2019 si apre con la decisione di dimezzare i finanziamenti per la storica emittente. Di Maio, sulla scia del premier Conte, esorta: “Si aprano al mercato”.




 

 

Il servizio pubblico di ieri e di oggi

Le forme di comunicazione politica sono cambiate notevolmente dagli anni Settanta ad oggi. Radio Radicale si configura come una vasta risorsa di informazioni relativa a eventi politici, istituzionali, partitici e giudiziari. Infatti dalla metà degli anni Ottanta, Radio Radicale si occupa di registrare anche le sedute del Consiglio superiore della magistratura.

La questione relativa al significato di “servizio pubblico” ha creato qualche dissapore. A questo proposito Massimo Bordin, ex direttore di Radio Radicale, sostiene:

«Noi abbiamo detto subito chi eravamo, come la pensavamo. E siamo arrivati al paradosso che una radio di partito faceva più servizio pubblico del servizio pubblico, perché il servizio pubblico era più di partito che la radio di partito. Questa è la verità».

I tagli

Fino ad oggi, i costi che Radio Radicale ha dovuto affrontare sono stati coperti dal contributo della Legge sull’editoria e dalla convenzione erogata dal ministero dello Sviluppo economico, vigente dal 1994. Ma le cose stanno per cambiare: il governo ha dimezzato questa pluridecennale convenzione, stabilendo che per il 2020 si provvederà al taglio completo dei fondi dell’editoria.

Secondo Paolo Chiarelli,

“per come sono ripartiti i costi, lavorare con cinque milioni in meno è impossibile. Non è che puoi chiudere metà rete, o tagliare metà redazione, o eliminare l’archivio. E allora, come abbiamo detto ai Cinque Stelle, tanto vale dirlo subito: se ritenete che questa cosa sia inutile, chiudetela. Scegliete. Ma non si può partire dai tagli”.

Martina Monti

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