Ragazzo pakistano chiuso per errore al Cara di Capo Rizzuto: ora rischia il Covid

Mian Nadeem Abbas è un ragazzo pakistano che, con un regolare permesso di soggiorno, abita e lavora da anni ad Amantea. A leggere queste prime parole, sembrerebbe una storia normale, come le tante che si sentono ogni giorno.

Ma per Mian, purtroppo, non è stato così.

Nella città in cui abita, si era da qualche giorno diffusa la notizia dell’arrivo di ventiquattro migranti sopravvissuti ad uno sbarco nel Mediterraneo.

Mian aveva deciso di aiutarli e si era recato proprio dinnanzi alla struttura che li ospitava, che era in quel momento presidiata dall’esercito e in cui stava avendo luogo un sit-in di protesta. I migranti dovevano essere immediatamente trasferiti perché avevano avuto contatti con tredici positivi al Covid-19 – sempre ospitanti della struttura – che sono stati poi ricoverati nell’Ospedale del Celio.

La destinazione era una sola: il Cara di Isola Capo Rizzuto (vicino Crotone). Il pullman era dunque lì ad attendere i migranti: Mian è stato per errore costretto a salire perché scambiato per uno di loro.

Ora si trova lì da giorni e per segnalare la sua presenza in quel posto ha rilasciato un videomessaggio. Le immagini sono raccapriccianti, i materassi rovinati, le mura sporche, i bagni non puliti. Quei ragazzi dormono per terra e senza alcuna distanza. Ma c’è dell’altro.




Mian ha scoperto solo quando è arrivato sul posto che in ognuno di loro c’è rischio di positività da Coronavirus, e questo per lui potrebbe essere mortale. Il ragazzo ha infatti un sistema immunitario compromesso, essendo affetto da sieropositività e da epatite B e C. Il tampone, ad oggi, risulta negativo ma il rischio di contrarre Covid-19 è ancora altissimo. Nel messaggio che ha rilasciato, dice:

“Sono chiuso qua, non c’è dove dormire, sembriamo animali. Non c’è da mangiare, non si può dormire, fa freddo.”

Mi sembra di stare in carcere”, continua.

Ovviamente ha mostrato sin da subito i suoi documenti regolari e il suo permesso di soggiorno valido, ed è stata fatta una segnalazione che ancora oggi non ha avuto seguito.

Si agisce ora per vie legali

Intanto, il team legale Pensare Migrante e La Guarimba di Amantea si stanno mobilitando per garantirgli una difesa legale, ma per ora Mian è ancora chiuso lì dentro e continua a dire:

“Aiuto per favore, venite”.

La situazione continua a non cambiare, e questa infinita burocrazia sta mettendo in pericolo una vita.

Mian ha diritto di uscire…E noi abbiamo il dovere di proteggerlo.

Ma, come sempre, queste restano solo parole.

Stefania Meneghella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *