Secondo un rapporto Caritas i nuovi poveri sono perlopiù giovani e donne

L’informazione principale contenuta nel rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale pubblicato il 17 Ottobre 2020 è quella che dà conto dell’aumento significativo dei nuovi poveri in Italia.

Un numero pari al 30% di coloro che si sono rivolti alle Caritas durante e dopo il periodo di lockdown è rappresentato da persone che prima degli avvenimenti di Marzo non avevano mai avuto bisogno di far ricorso a simili aiuti.




I profili di questi individui variano: ci sono i dipendenti in attesa della cassa integrazione, i lavoratori con contratto a termine e i pensionati. Le due categorie maggiormente colpite in termini di perdita di lavoro e aumento della povertà, però, sono state quelle più svantaggiate dalle condizioni contrattuali: i giovani tra i 15 e i 34 anni e le donne.

Per capire fino in fondo questi dati occorre fare un passo indietro per osservare la situazione economica e sociale così come si presenta sul piano europeo.

I dati Eurostat pubblicati nel Settembre 2020 mostrano che la contrazione economica in atto a seguito dell’emergenza sanitaria riguarda tutta l’area euro. Nel complesso i numeri danno conto di quella che è la più grande flessione del PIL, registrato a -3.8%, dalla prima rilevazione a riguardo, avvenuta nel 1995. Un altro dato interessante è quello relativo alla disoccupazione che ha raggiunto quota 7.2%.

I giovani, anche a livello europeo, si dimostrano i più colpiti dalla crisi economica.

Nell’ultimo anno il numero di individui appartenenti alla fascia che va dai 15 ai 34 anni che risultano privi di occupazione è salito di due punti percentuali, dal 15% al 17%.

A tal proposito, poi, è opportuno considerare che probabilmente, anche sul lungo periodo, questa generazione risulterà quella maggiormente colpita dalle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria, a causa delle fragilità dei nuovi contratti e della contrazione del mercato del lavoro.

Le problematiche economiche, quindi, investiranno tutta Europa, ma ciò che preme ai redattori del rapporto Caritas è cercare di suggerire un’idea del modo in cui la società italiana muterà sulla base dell’analisi del tessuto sociale su cui la pandemia si è abbattuta.

Prima di questo evento i numeri di maggiore povertà si registravano al sud, tra le famiglie più numerose e con genitori meno istruiti. I nuclei degli under 34, inoltre, erano già i più svantaggiati sul piano della stabilità economica.

Nel corso dell’ultimo anno il numero di occupati nel nostro paese è calato del 3.6%, portando il livello di occupazione ad attestarsi al 57.5%.

Due dati preoccupano particolarmente: tornano ad aumentare i divari di genere e generazionale. L’occupazione femminile cala del 2.2%, mentre quella maschile dell’1.6%. La diminuzione del tasso di occupazione giovanile è al -3.2% contro il -1.6% degli over 35.

Questi dati statistici si riflettono nella realtà delle informazioni relative ai profili di coloro che si sono rivolti ai servizi delle Caritas a partire da Marzo.

In questo periodo, infatti, il numero di italiani bisognosi di aiuto ha superato quello degli stranieri, così come il numero dei nuclei familiari ha superato quello delle persone sole. Anche sotto questo aspetto i giovani e le donne risultano i più colpiti dalla crisi.

Basti considerare questi numeri. Dal 15 Maggio 2019 al 15 Settembre 2019 le percentuali degli assistiti dalle Caritas italiane fotografavano un equilibrio tra le donne, che rappresentavano il 50.5% degli utenti, e gli uomini, al 49.5%. Questa proporzione risulta alterata completamente nei numeri relativi al periodo che va dal 15 Maggio 2020 al 15 Settembre 2020. In questo lasso di tempo le donne  risultano il 54.4% del totale di coloro che hanno usufruito dei servizi Caritas , mentre dato relativo agli uomini si ferma al 45.6%.

Il rapporto Caritas lancia, sulla base di questi elementi, l’allarme sulla possibilità, più che concreta praticamente attuale, che la forbice sociale si allarghi ulteriormente generando importanti ripercussioni sull’equilibrio collettivo.

La società pre-covid, infatti, era già molto più disomogenea rispetto a quella sulla quale si innestò la crisi del 2008-2009.

Il rischio di impoverimento riguarda principalmente, come detto più volte le donne e i giovani. Se si apre lo sguardo ad un’analisi di più ampio respiro, però, si vede che coloro che potrebbero pagare il prezzo più alto sono i bambini e i ragazzi che si trovano oggi ad avere età scolare.

Questi, infatti, sono stati colpiti non solo dal fenomeno della povertà economica, ma anche da quello della povertà educativa.

Inutile dire che la didattica a distanza non è riuscita a raggiungere tutti.  La prima motivazione di mancata partecipazione alle lezioni on-line non è stata il rifiuto da parte degli alunni o dei genitori, ma la mancanza di strumentazione o, in molti casi, di una rete internet adeguata. Per i soggetti colpiti da questo fenomeno, oltre che da quello della povertà materiale, la condizione di svantaggio sociale è destinata ad ampliarsi.

Nel quarto capitolo del rapporto Caritas, intitolato “Gli anticorpi della solidarietà”, vengono raccolte le espressioni usate più spesso da coloro che si sono rivolti ai servizi di solidarietà per descrive la propria condizione e il proprio stato d’animo.

Da quelle parole emerge un’Italia rimossa dalla retorica del periodo di lockdown, alimentata dalle immagini dei balconi e dei dolci fatti in casa. Un’Italia di ignorati che esprimono solitudine, malessere fisico e smarrimento psicologico. Un’Italia che non è riuscita a partecipare al sentimento di speranza espresso dal mantra secondo cui ne saremmo usciti migliori.

Allo stesso tempo, però, si mostra un paese che ha trovato il modo, pur nella difficoltà di una situazione inedita ed impensabile, di essere solidale e che è riuscito, anche in mezzo al dolore e allo smarrimento personale, a farsi carico delle difficoltà altrui.

Questa è la via indicata dal rapporto Caritas per fronteggiare la crisi:

L’unico modo per andare oltre l’emergenza è costruire una visione per il futuro del nostro paese attorno a cui coagulare le energie e il fermento che abbiamo scoperto annidarsi nelle pieghe del tessuto sociale in questi mesi. Li abbiamo voluti chiamare “gli anticorpi della solidarietà”, perché sono stati appigli concreti nelle situazioni di emergenza, lasciando intravedere le potenzialità di una cittadinanza attiva e solidale che andrebbero nutrite e valorizzate.

É inutile, cioè, “dare una pennellata di vernice alle situazioni attuali perché sembrino un po’ più giuste”, per usare le parole di Papa Francesco. Bisogna cambiare, agire per modificare le iniquità sociali. Partendo dal prenderne atto.

Silvia Andreozzi

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