Il recente Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) offre una fotografia complessa e, per certi versi, allarmante sull’impiego di medicinali nella popolazione pediatrica. Circa la metà dei bambini e adolescenti italiani — 4,6 milioni in tutto, pari al 50,9% della popolazione con meno di 18 anni — ha ricevuto nel corso del 2024 almeno una prescrizione farmacologica.
Un quadro complessivo: la metà dei minori italiani assume farmaci
Il numero di bambini e ragazzi che nel corso dell’anno si è visto prescrivere almeno un medicinale resta elevato, a conferma di una tendenza consolidata. Le categorie terapeutiche più utilizzate continuano a essere gli antinfettivi per uso sistemico, impiegati principalmente per la cura delle infezioni batteriche e virali, seguiti dai farmaci per l’apparato respiratorio, spesso prescritti in caso di bronchiolite, asma o raffreddori recidivanti, e dai preparati ormonali a uso sistemico, tra cui rientrano anche corticosteroidi e medicinali per disturbi endocrini.
Tali dati, pur rappresentando un riflesso dell’attività clinica ordinaria, sollevano l’attenzione degli esperti: la frequente esposizione ai farmaci, specie in età evolutiva, può comportare rischi di sovra-prescrizione e di effetti collaterali, oltre a contribuire all’insorgenza di resistenze antimicrobiche, un fenomeno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera una delle emergenze globali del futuro prossimo.
L’ascesa silenziosa degli psicofarmaci tra i più giovani
L’aspetto più significativo e dibattuto del rapporto riguarda però la crescita costante dell’uso di farmaci del sistema nervoso centrale — una categoria che include antipsicotici, antidepressivi, antiepilettici e psicostimolanti. Questi medicinali, complessivamente, rappresentano oggi l’8% delle prescrizioni pediatriche totali, con un incremento del 4,1% rispetto al 2023.
Ancora più eloquente è la prospettiva temporale: dal 2016 a oggi, l’impiego di psicofarmaci tra i minori è più che raddoppiato. La prevalenza è passata dallo 0,26% (pari a 20,6 confezioni per 1.000 bambini) allo 0,57% nel 2024, equivalenti a 59,3 confezioni per 1.000. L’aumento non riguarda solo il numero complessivo di prescrizioni, ma anche la fascia d’età più interessata: il consumo cresce progressivamente con l’età, raggiungendo il 1,17% tra gli adolescenti di 12-17 anni, ovvero 129,1 confezioni per 1.000 giovani.
Questi numeri indicano un cambiamento sostanziale nelle strategie terapeutiche adottate nei confronti dei disturbi psichici in età evolutiva, ma anche un segnale di come ansia, depressione, disturbi dell’attenzione e problematiche del comportamento stiano emergendo con sempre maggiore evidenza nelle nuove generazioni.
Le cause dietro l’aumento: disagio giovanile e nuove sensibilità cliniche
Gli esperti individuano diverse possibili spiegazioni per questo incremento. Da un lato, l’aumento delle diagnosi di disturbi neuropsichiatrici infantili riflette una maggiore attenzione diagnostica e una più ampia disponibilità di strumenti di screening e valutazione. I pediatri e gli specialisti di neuropsichiatria infantile riconoscono oggi con maggiore tempestività condizioni che in passato restavano sommerse, come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), i disturbi d’ansia o la depressione adolescenziale.
Dall’altro lato, non si può ignorare l’impatto dei cambiamenti sociali e culturali che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. L’isolamento forzato durante la pandemia da Covid-19, l’aumento dell’uso dei social media e la pressione legata alle performance scolastiche e sociali hanno inciso profondamente sulla salute mentale dei giovani. A ciò si aggiunge la carenza di servizi psicologici e di sostegno territoriale, che spesso spinge le famiglie a ricorrere più facilmente a soluzioni farmacologiche come risposta immediata a situazioni di disagio.
L’Italia resta tra i Paesi più prudenti
Nonostante il trend in crescita, l’Italia si conferma tra i Paesi con i livelli più bassi di consumo di psicofarmaci in età pediatrica. Secondo i dati AIFA, la prevalenza dello 0,57% nel 2024 resta di gran lunga inferiore rispetto a quella registrata in altri Stati: 1,61% in Francia e addirittura tra il 24,7% e il 26,3% negli Stati Uniti.
Queste differenze, ricordano gli analisti, non sono solo frutto di diverse pratiche cliniche, ma anche di disomogeneità nei sistemi sanitari e culturali. Nei Paesi anglosassoni, ad esempio, l’uso di psicostimolanti per il trattamento dell’ADHD è diffuso e socialmente accettato, mentre in Italia permane una maggiore cautela, legata anche al timore di effetti a lungo termine e all’idea — ancora molto radicata — che la salute mentale debba essere affrontata primariamente attraverso interventi psicologici o educativi.
Farmaci, informazione e responsabilità prescrittiva
Un tema ricorrente nelle considerazioni dell’AIFA riguarda la responsabilità prescrittiva. Gli esperti ribadiscono la necessità di un approccio prudente e basato sull’evidenza scientifica, soprattutto in età pediatrica, dove le reazioni ai farmaci possono differire sensibilmente da quelle degli adulti.
L’agenzia ribadisce l’importanza di un monitoraggio costante delle prescrizioni e di una formazione adeguata per medici e famiglie. L’obiettivo è evitare sia l’uso eccessivo, sia la stigmatizzazione dei trattamenti farmacologici quando questi risultano effettivamente necessari. Un corretto bilanciamento tra interventi psicologici e farmacologici resta, secondo gli specialisti, la chiave per una gestione efficace e sicura dei disturbi mentali nei giovani.
Gli antinfettivi restano al vertice delle prescrizioni
Accanto alla crescita dei farmaci psichiatrici, il Rapporto OsMed 2024 conferma che gli antinfettivi sistemici continuano a rappresentare la classe terapeutica più prescritta tra bambini e ragazzi. Antibiotici e antivirali costituiscono la prima linea di trattamento per molte patologie acute dell’età pediatrica, ma il loro impiego resta oggetto di costante sorveglianza da parte delle autorità sanitarie.
La lotta contro l’uso improprio degli antibiotici è infatti una priorità per il Servizio Sanitario Nazionale: la tendenza alla prescrizione facile, spesso su richiesta dei genitori o per ridurre i tempi di guarigione, rischia di alimentare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, con conseguenze sanitarie globali.
In parallelo, i farmaci per l’apparato respiratorio — inclusi broncodilatatori e corticosteroidi inalatori — continuano a registrare un’ampia diffusione, segno della persistente incidenza di malattie stagionali e croniche come l’asma infantile.
Le evidenze raccolte dall’AIFA nel Rapporto 2024 offrono un messaggio duplice: da un lato, il sistema sanitario italiano mostra una buona capacità di controllo e prudenza nelle prescrizioni; dall’altro, emergono segnali di mutamento strutturale nel modo in cui la società affronta la salute fisica e mentale dei più giovani.
















