La zona raritrofica, rifugio dei pesci della barriera corallina

La zona profonda sottostante la barriera corallina è il rifugio di vecchie e nuove specie di pesci

Il degrado dei coralli spinge i pesci a cercare nuovi habitat

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Contrariamente al pensiero comune per cui conosciamo tutto del loro ecosistema, gli Oceani rappresentano l’ultima frontiera del nostro pianeta, una frontiera in gran parte inesplorata.

Una nuova zona

A provarlo è il team di biologi marini dello Smithsonian Institute, che ha individuato una nuova zona dell’oceano, la zona raritrofica, compresa tra circa 130 e 300 metri di profondità. Si trova al di sotto della zona mesotrofica e costituisce la barriera corallina profonda, molto importante perché densamente popolata e sembra essere il rifugio di molte specie di pesci, “parenti” degli abitanti della barriera corallina sovrastante.

 




 

Nel mare si trova il 95 per cento della vita, in gran parte sconosciuta.  Normalmente si ritiene che siano gli abissi oceanici le aree meno esplorate, perché lontane chilometri e molto profonde, quindi difficili da raggiungere, ma la zoologa Carol Baldwin non è di questo avviso. 

A capo dello Smithsonian’s Deep Reef Observation Project (DROP), un progetto di ricerca che studia le barriere coralline, la ricercatrice paragona questi habitat tropicali e la zona sottostante ai nostri cortili.

 le barriere coralline tropicali non sono paesaggi aridi nel profondo fondale oceanico: sono ecosistemi altamente diversificati che meritano ulteriori studi

Un sommergibile speciale

I biologi dello Smithsonian hanno studiato la barriera corallina caraibica meridionale per mezzo di un particolare sommergibile, chiamato Curasub, capace di rimanere sommerso a 300 metri per più di otto ore, senza problemi di decompressione per l’equipaggio. 

Questo ha permesso di effettuare 80 immersioni in cui gli studiosi hanno potuto osservare 4.500 pesci di 71 specie diverse, scoprendone 30 nuove e individuando sei nuovi generi.

Una zona “rifugio”

Due osservazioni si sono rivelate fondamentali per la ricerca: la prima è la constatazione che le nuove specie sono più affini ai “cugini” che vivono nelle acque superficiali e non in quelle profonde. La seconda è che la zona raritrofica, così chiamata perché con poca luce e poche sostanze nutritizie, potrebbe essere un rifugio per i pesci, ancora non è chiaro se perché non sopportano il riscaldamento delle acque, oppure perché scappano dai coralli  della barriera che si stanno deteriorando.

Basandosi sugli studi della fauna della barriera corallina, i ricercatori hanno presentato una nuova classificazione di questa area: una zona altotrofica (0-40 metri), mesotrofica (40-150 metri) e la zona raritrofica che arriva sino ai 300 metri.

Carol Baldwin spera che l’individuazione della nuova zona possa attirare l’attenzione sulla necessità di esplorare questi ecosistemi fondamentali per la vita negli oceani.

Alessandro Desogus  

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