Vademecum sul razzismo dei giornali

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Alessandro Ghebreigziabiher

Di Alessandro Ghebreigziabiher

 

La nazione è sotto attacco se un esercito composto da un solo uomo decidesse di invaderla.

Ma se un esercito composto da molto più che un unico soldato massacrasse giorno dopo giorno migliaia di donne e bambini: Il paese ha diritto a difendersi.

Rumeno uccide, tunisini stuprano o, generalizzando, immigrato delinque: la notizia è geografica. Perché la nazionalità del criminale, o anche solo il colore della pelle, è il vero reato.

Marito uccide, genitori stuprano o, generalizzando, violenza in famiglia: la notizia è la parentela. Perché la relazione che hai con il criminale è il vero reato.

Non è mai uccidere, stuprare o, generalizzando, delinquere. Occorrerebbe possedere matura coscienza del contrario. Leggi pure come la tanto sopravvalutata onestà.

Se un solo uomo, una sola donna, figuriamoci se accadesse a un solo bambino, si ammalasse della peste 2.0: Ebola negli Stati Uniti, Ebola in Europa, Ebola in Italia.

Ma laddove virus di ogni epoca, naturali o meno, diffusi anche per responsabilità dei paesi dalla parte comoda dello schermo, compissero un quotidiano genocidio di milioni di persone: roba da notizie dall’estero, tra l’ultimo completo di Lady Gaga e l’ennesimo arresto di Justin Bieber.

Se cosiddetti esponenti politici o aspiranti tali offendessero e infangassero il nome, i sentimenti e la storia delle persone più indifese sul campo – perché diciamolo, difenderle non paga, tutt’altro: è stata una goliardia, una battuta infelice, un video ironico.

Sono stato frainteso.

Ma allorché, in seguito, uno tra i tanti crani disabitati che vagano in cerca di facili prede finisse con il riempire il proprio vuoto con la propria miserabile viltà, passando perfino dalle parole ai fatti, ecco che arriva: il razzismo.

Ecco dove arriva, ma da dove parte non lo raccontiamo.

Altrimenti non arriva più.

Se un uomo compisse qualunque reato, oggi, la prima domanda del reporter moderno sarebbe: era islamico?

Se la risposta è sì, che la gioia esploda nel cuore, facendo vibrare il tesserino da pubblicista nel taschino, a pochi centimetri dagli esultanti battiti.

E via alla macchinetta del caffè, perché l’articolo sarebbe già fatto.

Le parole sarebbero già pronte: attentato di chiara matrice islamica, Islam terrorista, Isis, Ebola, mettici pure l’Ebola, come le varie ed eventuali alla fine del programma di incontri messi su in pochi secondi.

Ma se l’uomo fosse cattolico? Di fede Ebraica? Se fosse Buddista?

No, non ci interessa.

Perché la notizia è la religione, ma solo una.

Non è mai uccidere, stuprare o, generalizzando, delinquere.

Occorrerebbe maturo interesse per le ragioni dell’umano agire.

E non appassionata dedizione per l’opposto.

La disumanità delle parole.

E di chi dietro di esse si nasconde.

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