Razzismo e intolleranza: l’indagine toscana che fa riflettere l’Italia

Un report commissionato dalla regione Toscana fa capire come il linguaggio politico violento incida sul comportamento dei cittadini italiani.

Photo by Matteo Paganelli on Unsplash
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A nessuno sarà sfuggito il fatto che stiamo assistendo al verificarsi di un’ondata di episodi che rimandano a una nuova cultura di razzismo e intolleranza . Non c’è bisogno di operare uno sforzo di memoria per essere in grado di citare casi di discriminazione verificatisi ai danni di chi viene identificato come diverso. Uno degli ultimi episodi di questo tipo riguarda un ragazzo cinese il cui ingresso in un supermercato della provincia di Agrigento è stato notificato agli altri clienti tramite altoparlante.

Lo studio commissionato dalla regione Toscana è dedicato proprio alla tendenza sociale sempre più diffusa ad adottare atteggiamenti di stampo intollerante. Il report, reso disponibile sul sito web dell’ente regionale e intitolato Indagine sul fenomeno dei nuovi razzismi e della radicalizzazione dell’intolleranza in Toscana,  rappresenta solo il primo dei frutti di un lavoro che viene tuttora portato avanti dalle Università con sede a Firenze, Pisa e Siena, dall’Istituto storico per la Resistenza e dall’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose.

Sono molte le informazioni interessanti contenute nel report toscano. In questo contesto ci si limiterà a isolarne due che rendono, però, conto dell’importanza dello studio e forniscono importanti spunti di riflessione.

Gli studiosi dell’Università di Firenze si sono dedicati ad indagare le tendenze relative ai giovani, in particolare a quelli prossimi all’esercizio del voto.

Questa indagine è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario rivolto ai ragazzi delle classi quarte e quinte degli istituti superiori toscani. Dai dati forniti nel documento emerge che, soprattutto sul piano fattuale, i giovani toscani manifestano un forte disagio nei confronti delle diversità. I risultati ottenuti invitano, quindi, a svolgere una profonda riflessione sulla qualità dell’educazione e sull’efficacia dell’istruzione pubblica, soprattutto sul piano della sensibilizzazione relativa ai temi dell’intolleranza e del razzismo. Per sottolineare questa urgenza basta citare un dato tra tutti quelli presentati nel report. Solo il 47,4% dei giovani che hanno compilato il questionario su cui si basa la ricerca hanno fornito una risposta assolutamente negativa alla seguente domanda in esso contenuta: 

Secondo te, la discriminazione (verso alcune nazionalità, religioni, orientamenti sessuali…) può essere giustificata?

Questo studio è seguito da quello dei ricercatori dell’Università di Pisa.

Essi si sono concentrati sull’analisi della frequenza dei casi di discriminazioni censiti in Toscana nel periodo che va dal 2014 al 2018. I dati riportati evidenziano il fatto che, tra il 2017 e il 2018, si è registrato un significativo aumento degli episodi di razzismo e intolleranza e, soprattutto, di casi in cui alla violenza verbale si è accompagnata quella fisica.

Questa tendenza è particolarmente interessante perché segna un cambiamento di rotta rispetto agli anni precedenti. È poi importante sottolineare che l’aumento dei casi di intolleranza e razzismo è contemporaneo al mutamento di clima politico nazionale. Il periodo in cui si verifica l’aumento dei casi discriminatori, cioè, coincide con la campagna elettorale delle ultime elezioni politiche nazionali e con l’insediamento del governo M5S-Lega. Il report, in particolare, rende conto del fatto che il 66% delle aggressioni fisiche ai danni delle minoranze – e in misura significativamente maggiore delle minoranze etniche – si è verificato proprio nel biennio sopra indicato.

In aggiunta a questo, i ricercatori pisani ritengono di menzionare il fatto che i casi registrati di utilizzo del simbolo della svastica salgono a nove nel solo anno 2018; questa precisazione è molto importante perché, nei quattro anni precedenti, l’utilizzo di tal simbolo era stato registrato complessivamente in soli quattro casi.

Ci si potrebbe forse chiedere quale sia l’importanza di un simile documento oltre i confini regionali. La risposta a questa perplessità è contenuta nella sezione dell’indagine redatta dagli studiosi dell’Università di Siena. Sono loro, infatti, ad inserire le origini della problematica toscana entro un quadro più ampio, di respiro nazionale e internazionale. Nel loro lavoro essi forniscono un’idea molto approfondita dei forti rapporti di continuità, espliciti o meno, tra i gruppi delle destre estreme europee che dei nuovi sentimenti discriminatori sono i principali portatori.

Il filo conduttore che lega il caso particolare della Toscana al clima del resto delle regioni italiane, quindi, è il linguaggio politico. Sempre meno corretto, sempre più sguaiato e violento.

C’è stato un momento, nella storia recente italiana, in cui si sono persi i limiti formali della dialettica politica. Ancora oggi molti esponenti politici ed opinionisti italiani sembrano pensare che la radicalizzazione del linguaggio della politica e della società sia più che altro un bell’argomento per un dibattito da studio televisivo dove ognuno recita la propria parte, come se tutte le posizioni potessero essere messe sullo stesso piano.

Gli studi sulla società come quello condotto in Toscana rendono conto, invece, dell’urgenza di promuovere simili indagini approfondite anche a livello nazionale e, soprattutto, di riflettere seriamente sui rischi concreti che i linguaggi d’odio, sempre più spesso adoperati pubblicamente, comportano per la tenuta democratica italiana.

Silvia Andreozzi

 

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