Razzismo in classe: esperimento sociale o denigrazione?

Episodio di presunto razzismo in una scuola elementare di Foligno; bambini nigeriani umiliati di fronte alla classe

Immagine da: Il Tam Tam
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Razzismo in classe – Si trattava di un esperimento sociale: questa la giustificazione di Mauro Bocci, il maestro sospeso dalla scuola elementare di Foligno; l’uomo, accusato di razzismo, avrebbe umiliato un bambino durante le ore di lezione.

Il bambino sarebbe stato messo contro la finestra e schernito di fronte alla classe. “Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare”. Parole dure, che non hanno tardato a sortire le più ovvie conseguenze; il maestro ha avuto l’occasione di intervenire telefonicamente a Porta a Porta, riconducendo il tutto ad un equivoco.

Si tratta di una sperimentazione didattica che io avevo annunciato ai ragazzi e loro mi avevano detto di voler provare. Era per suscitare la provocazione positiva dei ragazzi. Ho detto: possiamo fare una cosa di questo tipo? E loro mi hanno risposto: proviamo. In quel momento in classe si parlava della Shoah, dell’integrazione. Era per suscitare una provocazione.

Anche la sorellina, presente nello stesso istituto, avrebbe subito la medesima “sperimentazione”. I genitori dei bambini non hanno mancato di presenziare all’uscita della scuola. “È un episodio di razzismo e non si è trattato di un esperimento sociale. I miei figli stanno male”, ha commentato il padre dopo un confronto con il dirigente scolastico Ortenzia Manconi. Quest’ultima, dal canto suo, si dissocia totalmente da quanto avvenuto, ritenendolo un episodio vergognoso.

Il Miur, in accordo con l’ufficio regionale scolastico, ha preferito procedere con una sospensione immediata dell’insegnante; nel frattempo i genitori hanno già preso accordi con il proprio legale Silvia Tomassoni, interessando una procedura di denuncia. Anche Matteo Salvini è stato chiamato in causa, accusato di essere nuovamente promotore di un’ondata razzista all’interno delle scuole. “Sono vicino a quel bimbo, ma che sia sempre colpa di Salvini fa ridere i quattro angoli del mondo”, replica il ministro.

Ignorare quanto avvenuto sarebbe un errore, come lo è, al tempo stesso, dare per scontata la cattiva condotta dell’insegnante: che si sia trattato o no di un esperimento sociale, è tuttora da accertare; la situazione non va presa sotto gamba, soprattutto in un periodo storico in cui risulta difficile distinguere atti di razzismo da semplici fraintendimenti. Per ciò che riguarda il ministro degli Interni, opterei (stranamente) per un 50% di credibilità: da un lato, incolparlo per ogni movente razzista non è del tutto logico; l’impegno all’integrazione e ad un’etica genuina riguarda tutti, sia presso le istituzioni che nelle strade.

Dall’altro lato, non si può certo negare il panorama antropologico in atto: successivamente alle dichiarazioni del ministro, nonché alla condotta del Governo, il nostro paese ha risvegliato “antichi dissapori”. Sarebbe ipocrita negarlo.
I segni di protesta da parte di alcuni non mancano; l’incoraggiamento a recuperare dignità e morale resta forte e ci rende più consci. Cambiamenti di questo genere non sono immediati, ma si spera, in futuro, un doveroso riguardo almeno per i “piccoli cittadini”.

Eugenio Bianco

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