Redditi italiani, i livelli pre-crisi sono un’utopia. Positive solo 17 città su 108

Secondo gli ultimi dati il livello dei redditi italiani è in leggero aumento ma resta inferiore ail periodo pre-crisi. Sono positive solo 17 città su 108.

Fonte: QuiFinanza
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Soffre l’Italia nel periodo dopo crisi. A confermarlo sono i dati sui redditi dichiarati nel 2017 (quindi relativi al 2016). Sebbene si continui a registrare un lieve miglioramento, pare che il livello dei redditi del periodo pre-crisi continui a essere un’utopia. Questo viene confermato dai capoluoghi di provincia, storicamente più solidi del territorio di riferimento: nelle città il calo registrato è stato del 2% rispetto ai redditi del 2009.




Nello specifico, la media è stata del -1,92%, con le aree del sud che hanno sofferto di più la crisi e dove i redditi hanno accusato i cali maggiori. Ma in realtà è tutta l’Italia a dichiarare redditi bassi, anche nelle grandi città: Roma ha segnato un -4,09% e Milano un -1,37%.

La condizione dei redditi in Italia

Questi dati devono essere letti secondo alcuni indicatori. Bisogna ad esempio considerare il numero di contribuenti per numero di abitanti, scoprendo così che nei capoluoghi del Sud tale valore è inferiore rispetto alla media nazionale. Se nello stivale il rapporto contribuenti/abitanti è del 65,4% in alcune città del Sud si aggira intorno al 50%. A Napoli è al 49,5%, a Catania del 51,5% e del 51,9% a Crotone. Dietro a queste cifre si celano atavici problemi come la disoccupazione giovanile e femminile e l’alta presenza di bambini.




Tale discorso si ricollega a quello del calo dei contribuenti, e qui le ragioni possono essere svariate sebbene quella più lampante possa essere ricondotta al calo delle natalità. Ma anche la perdita dell’impiego o la chiusura delle partite Iva giocano ruoli determinanti. E così non stupisce se il calo dei contribuenti registrato al Sud si verifichi anche in città del Nord come Biella o Vercelli.

Un ultimo indicatore è quello territoriale. Nonostante in passato i comuni capoluoghi di provincia si siano sempre dimostrati più solidi per il fisco rispetto al territorio di riferimento, oggi questo assioma parrebbe non valere più. E così si scopre che nei capoluoghi di provincia si è registrata una contrazione maggiore (-4,5%) rispetto ai comuni del territorio (-2%). Segno che la dimensione geografica non è una discriminante: la contrazione dei redditi ha toccato le grandi città come i piccoli centri.

I redditi nelle città





Passando brevemente in rassegna i dati relativi alle città si scoprono ben poche novità. Come detto, il trend è negativo in tutto il Paese, fatta eccezione per pochi capoluoghi di provincia. Isernia è una delle città che ha registrato uno dei dati peggiori: -9,39%. Le altre due maglie nere sono quelle di Crotone (-7,97%) e Agrigento (-7,09%).

Le città invece che hanno subito un recupero maggiore nel periodo post crisi sono tutte al Nord. Parliamo di Trieste (+2,15%), Belluno (+2,06%), Lucca (+1,58%), Torino (+1,24%), Verona (+1,1%) e Ferrara (+1,08%).

Nicolò Canazza

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