Boom di domande per il reddito di inclusione

Il Boom per il reddito di inclusione

Boom di domande per il reddito di inclusione: La Campania la regione più povera,Puglia e Trento nessuna domanda.

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Sono 75.885 le domande di Reddito di Inclusione trasmesse all’Inps dai Comuni italiani dall’ 1° dicembre 2017 ad oggi. Per la nuova misura unica nazionale a carattere universale per il contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, operativa dal 1° gennaio di quest’anno, il maggior numero di richieste si registra finora in Campania, con 16.686 domande presentate (22%), e in Sicilia, con 16.366 (21,4%).

A seguire la Regione Calabria, con 10.606 richieste (14,0%). Superiori alle 5mila le domande trasmesse da Lombardia e Lazio, rispettivamente 5.338 (7,0%) e 5.237 (6,9%).

Agli ultimi posti della graduatoria diffusa dall’Inps si piazzano la Puglia (che ha da poco attivato una misura simile: il Reddito di Dignità, ReD) e la Provincia Autonoma di Trento, da dove non risultano trasmesse domande, mentre dalla Provincia Autonoma di Bolzano le richieste arrivate sono solamente 8.

In Abruzzo circa 2000 domande(3,5%), Basilicata circa 1500 domande (2,0%), Emilia Romagna 700 (0,9%),Friuli Venezia Giulia 210 (0,3%), Liguria 871 (1,1%), Marche 853(1,1%), Molise 981 (1,3%), Piemonte 3138 (4,1%), Sardegna 2095 (3,8%), Toscana 4130 (5,4%), Umbria 855 (1,1%), Valle d’Aosta 115(0,3%), Veneto 2715 (3,6%).

Il Reddito di inclusione (Rei) è la misura di sostegno prevista dal governo per sostenere i nuclei familiari in difficoltà.

Il beneficio in denaro parte da un minimo di 187 euro per una sola persona fino al massimo di 485 euro mensili (per la precisione 5.824,80 euro l’anno) per famiglie composte da 5 o più persone. L’erogazione consiste in 12 mensilità.

Sarà necessario che passino almeno 6 mesi dall’ultima erogazione per fare nuova richiesta, ancora per un massimo di 12 mesi. In prima battuta il beneficio economico è destinato alle famiglie con figli minori, disabili, donne in gravidanza a 4 mesi dal parto e over 55 disoccupati.

Con la circolare n. 172 del 22 novembre scorso, l’Inps ha chiarito alcuni aspetti. Il reddito di inclusione “prevede un beneficio economico erogato attraverso l’attribuzione di una carta prepagata emessa da Poste Italiane ed è subordinata alla valutazione della situazione economica e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Il beneficio economico sarà erogato per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) percepite”.

Materialmente, nella carta verranno caricati i soldi per fare acquisti; sarà anche possibile sfruttarla come un bancomat prelevando fino alla metà dell’importo erogato ogni mese.



La misura è attiva dal 1 gennaio 2018. Potranno fare domanda i nuclei familiari con Isee inferiore ai 6.000 euro, aventi un valore del patrimonio immobiliare diverso dalla casa di abitazione non superiore a 20.000 euro e un valore del patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro.

La soglia può salire di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro. La domanda andrà presentata nei comuni o nei punti di accesso indicati dai comuni stessi. Gli enti locali comunicheranno tutto all’Inps entro 15 giorni.

L’istituto di previdenza, poi, verificherà i requisiti entro 5 giorni. Potranno chiedere il Reddito di inclusione anche i cittadini dell’Unione europea o gli extracomunitari con permesso di lungo soggiorno purché risiedano in Italia in via continuativa da almeno 2 anni al momento di presentazione della domanda.Reddito di inclusione 2018: requisiti, domanda ed importo

Si spera che le domande siano state presentate dai veri poveri e non dai soliti italiani furbetti.

Anna Rahinò

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