Referendum in Catalogna, l’avvicinarsi della consultazione accende gli animi

Catalogna nell'occhio del ciclone per l'avvicinarsi della consultazione referendaria per l'indipendenza, indetta per il 1 di Ottobre

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1-O, questa è la sigla, che si può facilmente confondere con un risultato calcistico e con la quale la Catalogna ha designato il giorno ed il mese in cui “celebrare” il referendum che l’avrebbe dovuta rendere indipendente dal resto della Spagna.

Dopo l’accesa, ed a tratti pittoresca, seduta parlamentare del 7 settembre, svoltasi presso il parlamento catalano e durante la quale la maggioranza indipendentista ha approvato la legge sul Referendum, il governo spagnolo, nella persona del Presidente del Governo, Mariano Rajoy, ha ritenuto opportuno ricorrere contro la grave ed ormai insostenibile situazione che si sta delineando nella regione spagnola.




Il Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna ha infatti riconosciuto la validità della denuncia presentata dalla “Fiscalía General del Estado”, l’organismo che esercita le funzioni di rappresentanza del Ministero delle Finanze, allo scopo di applicare la giustizia in favore della legalità. Il suo portavoce, José Manuel Maza, ha infatti dichiarato come: “coloro che hanno sostenuto e spinto la legge sul referendum potrebbero aver commesso i delitti di disobbedienza, prevaricazione e malversazione dei flussi pubblici”.

Vi sono poi altri fattori che completano il quadro, rendendolo ancora più intricato, per non dire disordinato. Tra questi il ruolo svolto dai municipi catalani nei quali si svolgeranno le operazioni referendarie. Da una prima fotografia si evince, infatti, che il numero di municipi a favore della tornata referendaria totalizzano circa il 42% della popolazione. Mente un 35% della popolazione risiede in municipi che non cederebbero i propri spazi per la collocazione delle urne elettorali. Infine, il 23% restante, al momento non ha ancora espresso alcuna posizione.

Al riguardo è bene evidenziare la posizione, non ancora definitiva, del comune di Barcellona, che riunisce ben 1.600.000 abitanti.

Il sito web della “Associaciò de Municipis per la Indipendència” (Associazione dei Municipi per la Indipendenza), riporta nella propria pagina web (http://www.municipisindependencia.cat) un elenco, aggiornato al giorno 8 settembre 2017, dei comuni che, al momento, risultano essere favorevoli al referendum del 1 di Ottobre. Si tenga però presente che, nonostante tale associazione abbia animato i municipi a rendere pubblica la propria decisione, molti non lo hanno fatto, comunicando il dato in forma privata.




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Questa variabile, come altre, evidenzia l’altalenanza dei dati stessi, che è bene prendere con le molle.

Inoltre il ministro de “Hacienda” (Finanze), Cristóbal Montoro, ha sottolineato che non si impiegherà un solo euro del denaro pubblico per lo svolgimento del referendum e che, in ogni caso, la comunità Catalana dovrà dimostrare da dove arrivano le risorse economiche. Ha infine precisato che il denaro pubblico utilizzato a tal fine verrà considerato illegale, così come lo è la stessa consultazione referendaria.

I prossimi giorni si profilano dunque tesi e cruciali in questa “battaglia” istituzionale che mette a confronto il governo spagnolo con la regione catalana. Infatti la posizione della Catalogna si può desumere dalle parole del suo Presidente, Carles Puigdemont, il quale ha dichiarato che: “El referéndum no se puede suspender porque hay una nueva legalidad catalana. (“Il referendum non si può sospendere perchè esiste una nuova legalità catalana”).




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Lo stesso ha poi aggiunto che: “el Parlament ha aprobado una ley que no puede ser impuñada por el sistema político español porque emana de la soberanía de la cámara catalana”. (Il Parlamento ha approvato una legge que non può essere impugnata dal sistema politico spagnolo perchè emanata dalla sovranità della camera catalana).

Sono affermazioni dure e di netta contrapposizione che dimostrano un atteggimento di assoluta ribellione alle istituzioni centrali del governo spagnolo.

Tra gli aspetti in discussione, nell’eventuale circostanza che Catalogna diventasse indipendente, ve ne sono due, di diversa entità, che stanno alimentando anche le solite “chiacchiere”: come si configurerebbe la Catalogna all’interno dell’unione Europea ed in quale campionato giocherebbe la squadra del Barcellona.

                                                                                                                                                                                  Turi Ambrogio

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