Referendum online sulla cannabis, in poche ore oltre le 50.000 firme

In meno di otto ore il referendum online sulla cannabis ha raccolto oltre le 50.000 firme. Un risultato straordinario, dopo il successo del referendum per l’eutanasia. Una mobilitazione che, in un primo momento, sembrava una follia per la brevità dell’obiettivo di 500.000 firme in meno di 19 giorni, ma che invece in poco tempo ha dato risultati inaspettati e sorprendenti.

Firmare il referendum online sulla cannabis è fondamentale per richiamare alla responsabilità una politica irresponsabile sul tema della cannabis e della gestione delle sostanze stupefacenti. È importante specificare che non c’è nessuna interferenza con l’iter parlamentare del ddl approvato alla Camera, perché questo referendum non tocca i fatti di lieve entità. Al contrario i due percorsi referendario e parlamentare possono invece rafforzarsi a vicenda nella stessa direzione.

I promotori del referendum esigono un pari trattamento degli altri referendum. Perché, a differenza degli altri, il quesito è stato posto in cassazione dopo il 15 giugno e dovrebbe depositare le firme entro il 30 di settembre, ciò risulterebbe quindi una discriminazione che lede i diritti politici di tutti i cittadini.

Perché bisogna intervenire subito

Sui temi dei diritti i cittadini non sono più disposti ad aspettare politiche lente e immobili, lo abbiamo visto esattamente con il successo del referendum per l’eutanasia. Occuparsi di questo tema significa, infatti, tutelare circa 6 milioni di consumatori che ogni giorno finiscono a contatto con la criminalità organizzata. Firmare il referendum online sulla cannabis significa occuparsi dei pazienti che hanno diritto a curarsi con la cannabis e non riescono ad ottenerla . Per questo decidono di andare dallo spacciatore o di piantarla sul proprio balcone, finendo nei guai. Ricordiamo le drammatiche storie di Walter De Benedetto e Cristian Filippo.  Le carceri sono sovraffollate, oltre il 50 % dei detenuti ha a che fare con la legge sulle droghe.

Per la prima volta senza precedenti nella storia si è riusciti a convocare in breve tempo un referendum online sulla cannabis in cui la condivisione diventa attivazione di democrazia, partecipazione affettiva per se stessi e per gli altri. È un’occasione preziosa per cambiare una legge che negli ultimi 30 anni, ha causato tantissimi danni, iniziando finalmente a dire basta al mercato criminale, seppur la strada rimanga ancora tortuosa.

Cosa dice esattamente il referendum online sulla cannabis

Ricordiamo che i referendum in genere non possono proporre leggi, ma intervengono sugli articoli eliminandone alcune parti. Per quanto riguarda le leggi sulle droghe è impossibile fare referendum da norme che derivano da obblighi internazionali come quella del ’61, 71 e del 1988.

I promotori del referendum sono  l’associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, +Europa, Possibile, Radicali italiani, Arci, Sinistra Italiana, A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, Lega Italiana per la Lotta all’AIDS – LILA, Coalizione Italiana per i Diritti e le Libertà Civili – CILD, Volt Italia, Freeweed. Il quesito si articola in tre precisi interventi legislativi  incentrati sul testo unico sulle droghe. In sostanza il referendum mira ad eliminare il reato di coltivazione,  intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1.  Rimuove le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4. E cancella nell’art 75 comma 1, lettera a la sanzione amministrativa del ritiro della patente e del certificato di idoneità alla guida.

Come si firma

Per firmare basta cliccare su questo link: https://referendumcannabis.it/

La piattaforma consente di firmare digitalmente il quesito referendario tramite pochi semplici passaggi.

Con SPID, Smart card, chiavetta USB o servizio di firma digitale remota oppure in alternativa utilizzando il servizio TrustPro QTSP per firmare subito. Inoltre l’associazione non percepisce ed è contraria ai finanziamenti pubblici.  La sua forza economica sono le iscrizioni e contributi donati da chi la ritiene utile.

La strada concreta è quella referendaria

In Italia ogni anno le mafie incassano molti miliardi di euro grazie alla politica proibizionista che vuole lasciare la cannabis al mercato nero. L’iter parlamentare è molto lento a causa dell’ostruzionismo del centro destra. Infatti in queste ore molti politici hanno annunciato una serie di emendamenti per stroncare subito e definitivamente la proposta di legalizzazione della coltivazione domestica.  C’è il rischio che il Parlamento non riesca ad approvare un testo in maniera definitiva, per questo l’unica strada concreta è quella referendaria.

 

Roberta Lobascio 

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