Religione Evangelica: il cavallo di Troia americano in Brasile?

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In Brasile la religione Evangelica di origine e ispirazione statunitense continua a crescere nei numeri, nel frattempo i cattolici sono sempre di meno. E Washington prende appunti.

L’egemonia

L’egemonia è un concetto rimasto a lungo assopito nel nostro dibattito pubblico.  I cingolati russi nel Donbass, tuttavia, e gli occhi cinesi fissati sulle coste di Taiwan lo stanno riportando in auge. Deriva dal greco heghemonìa, “primato”, e originariamente indicava la preminenza politica e militare di una città stato all’interno di una lega o di un’alleanza. Oggi, declinandolo nella macrosfera della geopolitica, indica la capacità di un paese di influenzare e dirigere le politiche dei suoi vicini continentali. Nei casi più estremi, dell’intero pianeta. Attualmente c’è un solo egemone globale, gli Stati Uniti, ma altri attori si muovono per ritagliarsi un proprio spazio regionale: Cina, Iran, Turchia, in maniera forse più discreta la Francia. Questi attori muovono oggi le proprie politiche nei confronti dell’estero vicino in maniera più o meno velleitaria. Spesso, ma non sempre, mancando di importanti elementi strutturali in grado di permettere una vera influenza sull’Altro.

La narrazione, mezzo di influenza

Quando parliamo di elementi strutturali non ci riferiamo soltanto a capacità demografiche, economiche, militari. Parliamo di qualcosa di più atavico, parliamo di una narrazione. In assenza di una narrazione che giustifichi l’aggressività nei confronti dell’Altro, ogni tentativo di egemonia non può che cadere nel vuoto. Ne è un esempio l’attuale andamento dell’invasione in Ucraina: la Russia ha iniziato la guerra credendo che la narrazione relativa al panslavismo e della resistenza alla decadenza morale dell’occidente potesse trovare al di là del confine orecchie pronte ad ascoltare. Nella realtà dei fatti questo tipo di dialettica è stata invece valutata come ormai anacronistica dalla popolazione ucraina, con il risultato che l’implosione dello stato tanto attesa a Mosca non si è, per lo meno mentre scrivo, manifestata. Al suo posto il Cremlino ha trovato un’accanita resistenza.

La narrazione di sé, principale fondamento dell’atteggiamento rivolto all’interno e all’esterno di qualsiasi soggetto imperiale, si traduce anche e soprattutto in esportazione valoriale. Quando un paese riesce a depositare i propri valori, potremmo dire “spirituali”, in un vicino, allora possiamo parlare di egemonia nei suoi confronti. Oggi gli Stati Uniti sono il solo egemone al mondo. La loro narrazione, tuttavia, rivolgendosi a tante e diversissime realtà globali, assume di volta in volta aspetti differenti: la ricerca del benessere, in Europa occidentale; la sicurezza nei confronti del gigante cinese, nell’estremo oriente. C’è un angolo del pianeta, però, per il quale l’esportazione valoriale sta sempre più assumendo i caratteri dell’ecumenismo, il sud America.

Il caso Brasile

Il paese conta circa 215 milioni di abitanti, più della metà dell’intero sud America, ed è la principale forza economica e militare dell’area. Confina con tutti i paesi sud americani, escluso soltanto il Cile e l’Ecuador. La stazza del paese lo renderebbe di fatto il naturale egemone della regione, ma questo non avviene. Perché?

Assenza di una narrazione, in primis: il Brasile vive una profonda frattura intestina, l’assalto al parlamento del 9 gennaio lo dimostra. Incapace di costruire una narrazione che unisca la propria stessa popolazione, o almeno la maggioranza di essa, si trova completamente impreparato per crearne una con possibilità di esportazione.

Il secondo motivo che ne determina l’impossibilità a ruolo di patron sud americano è più complesso e affonda le proprie radici nella storia del paese: riassumendolo, si può dire che il brasile non ha alcun rancore nei confronti dell’attuale egemone, gli USA, né volontà di scalzarne il ruolo. Anzi, i brasiliani guardano con grande ammirazione agli Stati Uniti, atteggiamento che non si ritrova in alcun altro candidato egemone nel mondo. Non solo perché la cultura americana, rappresentata da film, musica, attività culturali, è da sempre molto presente nel paese. Neppure per la presenza costante della stessa cittadinanza statunitense, che fa delle città costiere brasiliane una delle proprie mete turistiche privilegiate.

Il Brasile mantiene con gli States un legame unico nel suo genere perché è stata la sola sede mondiale di emigrazione massiva da parte americana. Al termine della guerra civile molti possessori terrieri e semplici cittadini degli stati del sud emigrarono, fuggirono, in Brasile. Portarono con sé il proprio background culturale e le proprie tradizioni, ereditate poi dalle generazioni successive e ancora oggi presenti in una fetta della popolazione del paese. Gli emigranti americani portarono con sé la religione Evangelica.

La narrazione della religione Evangelica

È molto difficile tratteggiare l’identikit della religione Evangelica, semplicemente perché non si tratta di un’istituzione specifica, ma di una costellazione di credi differenti. Ne fanno parte protestanti, pentecostali, neopentecostali, ma nuove Chiese nascono non troppo raramente. La loro origine è anglosassone e risale almeno al XVI secolo. Sviluppatesi in nord Europa, dall’Inghilterra raggiungono il nord America. Qui, prive di persecuzioni, hanno modo di svilupparsi in decine di varianti e sono oggi molto presenti e radicate a tutti i livelli della nazione americana, dal piccolo paesino dell’Alabama fino alle stanze del potere di Washington.

Hanno fortemente influenzato la mentalità delle popolazioni che le hanno accolte in direzione di una maggiore responsabilizzazione personale, secondo molti storici arrivando addirittura ad essere considerabili anticipatrici del pensiero liberista che, non a caso, tutt’oggi trova negli Stati Uniti i principali profeti.  Le Chiese Evangeliche mantengono quindi una certa diversità le une dalle altre ma ci sono molti elementi in comune che, per adesso, fanno degli evangelici una comunità pressoché unitaria.

La religione in Brasile

Il Brasile è la prima nazione Cattolica del mondo con circa 140 milioni di cittadini che si definiscono fedeli alla Chiesa di Roma. Tuttavia almeno il 30% della popolazione (più di 65 milioni di individui) si riconosce nella religione Evangelica; nel 2000 erano a malapena il 15%. Secondo l’Instituto Brasileiro de Geografia Estatística, il cattolicesimo arriverà a rappresentare il solo 40% della popolazione nel 2032. Questo sarà l’anno in cui si prevede che le Chiese evangeliche diventeranno predominanti nel paese.

I mutamenti nella demografia religiosa del Brasile sono già riscontrabili nella sua attuale situazione politica. Nel 2018 Bolsonaro ha promosso una campagna elettorale martellante contro temi quali aborto, bioetica e diritti lgbtq. Ha potuto così contare sul 70% dei voti evangelici, assicurandosi la vittoria delle elezioni. La lezione è stata imparata dal partito di opposizione, ma poco si è riusciti a fare. Il candidato ed ex presidente Lula, si è più volte mostrato a riunioni di fedeli e cariche evangeliche durante la campagna elettorale del 2022. Tuttavia il voto evangelico ha comunque premiato Bolsonaro. Nonostante ciò non gli sia bastato per vincere le elezioni, delinea l’atteggiamento di crescente attenzione che anche l’élite del paese rivolge al fenomeno.

La principale ragione che spinge la crescita delle Chiese Evangeliche è anche l’elemento comune che le avvicina le une alle altre. Si tratta della narrazione, riassumibile nel concetto di teologia della prosperità. I periodi di crisi economica vissuti dal paese hanno fatto sbocciare una mentalità maggiormente individualista. Mentalità che trova il compimento della fatica personale nel successo materiale e terreno. Tale mentalità si è diffusa molto nelle periferie e tra i ceti più fragili, che sono nel giro di poco diventati la principale coltura per il nuovo credo.

Una nuova narrazione?

La religione Evangelica è un credo dalla forte valenza anglosassone che per la prima volta sembra attecchire anche in quelle fasce della popolazione che per storia e cultura rappresenterebbero in realtà l’identità latina. Il corollario diretto di tale metamorfosi spirituale del paese è chiaro: una vicinanza ancora più stretta nei confronti degli Stati Uniti, visti oggi da molti brasiliani non solo come modello economico ma anche come sede religiosa verso cui rivolgersi.

Questa situazione potrebbe fare del Brasile il laboratorio per sperimentare una nuova tipologia di narrazione, ad oggi mai adottata dagli Stati Uniti, quella della religione Evangelica. Per il momento, infatti, l’ecumenismo evangelico aiuta soltanto a mantenere nell’orbita americana l’unico paese che, se risolvesse le proprie mancanze interne, potrebbe avere nel medio periodo le capacità per metterne in discussione il ruolo nella regione. In futuro tuttavia l’attenzione di Washington nei confronti del fenomeno potrebbe aumentare e con essa la volontà di dirigerlo in altre aree del pianeta.

La reazione di Roma alla religione Evangelica

C’è ovviamente un altro soggetto che guarda con molta attenzione allo sviluppo della religione Evangelica in America Latina. Un soggetto che non si può propriamente definire egemone nel senso finora utilizzato, ma che sicuramente è in grado di esercitare la propria influenza su buona parte del mondo e che ha una certa esperienza nel trattare con gli imperi. La Chiesa Cattolica Romana è conscia della decimazione di fedeli in quello che fino agli anni ’70 è stato il suo principale bacino di anime. Ad oggi sembra che la sua politica si muova nella direzione di un recupero di quelle aree del pianeta che le stanno scivolando di mano.

L’elezione di Papa Francesco, il pontefice proveniente dalla fine del mondo, può essere intesa come punto di inizio di questa reazione della Chiesa di Roma. La Chiesa non sembra avere intenzione di perdere le periferie del mondo ed è molto probabile, visto il gran numero di cardinali nominati da Francesco (tendenzialmente appartenenti alla sua stessa corrente terzomondista), che anche il prossimo pontificato perseguirà questa linea, mettendo al centro della propria agenda il recupero dell’emisfero australe.

Il breve futuro potrebbe quindi mostrarci un’ulteriore spaccatura all’interno della società brasiliana, che potrebbe sommare la questione religiosa alle già numerose crisi interne che il paese vede accendersi giorno per giorno. Washington e Santa Sede osservano.

Riccardo Longhi

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