Un report europeo evidenzia la necessità di un mercato del lavoro inclusivo

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La Commissione europea ha pubblicato un report riguardante i mutamenti demografici che le popolazioni degli Stati dell’Unione subiranno nei prossimi anni.

Il motivo per cui il report europeo è interessante è dichiarato nel preambolo del documento stesso:

Il cambiamento demografico riguarda le persone e le loro vite. Esso riguarda le comunità e il modo in cui queste convivono. Riguarda le modalità di accoglienza della diversità delle persone e delle loro storie che rendono ricche e danno forma alle società, le rendono forti.




Parole che equivalgono a dire che vale la pena cercare di comprendere la direzione in cui le nostre società stanno andando, in modo tale da modificarne le tendenze negative.

Le tendenze demografiche dimostrano che gli europei possono godere di una crescente aspettativa di vita.

Tra le altre cose questo significa che la popolazione europea avrà un’età media sempre più avanzata. Contemporaneamente, però, il numero di cittadini in età da lavoro tenderà a diminuire. Nel 2019 le persone comprese nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni corrispondevano al 59% della popolazione europea totale. Questo dato, però, è destinato a scendere fino al 51% entro il 2070.

La qualità di vita dei cittadini europei, cioè, è aumentata a tal punto da garantire alla popolazione un’ampia aspettativa di sopravvivenza. D’altro canto, però, visti i dati relativi alle nascite, gli individui in età lavorativa andranno diminuendo.

Queste informazioni di natura demografica invitano ad una riflessione sul funzionamento del mercato del lavoro.

Secondo le previsioni fatte nel 2018, il numero dei cittadini europei impiegati avrebbe raggiunto un picco intorno al 2020, per poi iniziare a diminuire costantemente nel corso dei dieci anni successivi. Se questo dato è già preoccupante, bisogna tenere presente che la crisi dovuta all’emergenza sanitaria che ha colpito l’Europa, potrebbe comportare un ulteriore peggioramento delle tendenze relative ai numeri dell’occupazione.

Per questi motivi gli autori del report europeo insistono  sull’idea per cui o il mercato sarà in grado di modificare se stesso per farsi accogliente verso fasce di popolazione solitamente escluse, oppure l’economia europea potrebbe subire importanti ripercussioni.

Accogliere questo invito significherebbe riformulare le proposte occupazionali rendendole maggiormente rispettose delle diverse espressioni identitarie dei cittadini.

Da dove iniziare per realizzare un progetto di questo tipo?

I dati presentati nel documento della commissione europea ci mostrano che, come sempre, un buon punto di partenza potrebbero essere le donne. Fondamentale, per la salute economica e sociale delle future società, infatti,  sarà cercare di aumentare il livello occupazionale della componente femminile delle comunità.

La disparità di occupazione tra uomini e donne nel 2019 era ancora attestata intorno ai 12 punti percentuali. Questo dato si aggrava se si considerano i numeri relativi all’occupazione part-time: da questo punto di vista gli studi dicono che 3 donne su 10 lavorano sotto questa forma contrattuale. Tale numero è quasi quattro volte superiore a quello relativo all’occupazione maschile.

Le donne, inoltre, ricevono ancora stipendi significativamente minori rispetto ai propri colleghi maschi: il gap in questo caso è di 14.8 punti percentuali. Se guardiamo alla particolare esperienza dell’Italia, poi, il dato si aggrava. Mentre il tasso di occupazione degli uomini di età compresa tra i 20 e i 64 anni è del 73%, quello delle donne appartenenti alla medesima fascia di età si ferma al 54%.

Il periodo di lockdown appena trascorso, è importante aggiungerlo, potrebbe aver peggiorato ulteriormente la situazione occupazionale delle donne. È necessario, quindi, prendere tutte le misure necessarie a riconciliare il lavoro con la sfera familiare. L’impegno per colmare il divario lavorativo tra uomini e donne, del resto, era già stato individuato come necessario dalla Commissione europea che aveva inserito il proposito anche nel documento che illustra la strategia per la riduzione della disparità di genere che deve vedere impegnati gli Stati membri nei cinque anni successivi al 2020.

Oltre alle donne, un’altra fascia di popolazione da includere nel mercato del lavoro sono i giovani.

In particolare i redattori del report europeo invitano gli Stati ad investire in corsi volti a fornire qualifiche ai giovani aventi un basso titolo di studio. Solo il 45% di coloro che hanno precocemente abbandonato il proprio percorso di istruzione, infatti, risulta attualmente occupato.

Importante sarà anche impegnarsi a garantire accesso al mercato del lavoro agli individui provenienti da Stati extraeuropei, per i quali i livelli attuali di occupazione sono di 9 punti inferiori rispetto a quelli dei cittadini europei. Il report europeo, infine, invita a concentrare la propria attenzione anche alle persone con disabilità.

Nonostante il fatto che il report tratti altri temi oltre a quello relativo al mercato del lavoro, l’aspetto particolarmente interessante del documento redatto dalla Commissione europea è che da esso emerge l’urgenza del cambiamento dell’Unione in una direzione maggiormente inclusiva. Gli Stati dell’Unione Europea, quindi, dovranno lavorare sulla propria capacità di attenzione nei confronti delle diversità. Questa necessità, vale la pena ribadirlo, non viene affermata sulla base di ideali culturali, ma sulla base di esigenze economiche.

 

Silvia Andreozzi

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