Welfare o paghetta: perché l’Italia è una repubblica fondata sui bonus?

L’Italia è una repubblica fondata sui bonus. E’ la storia infinita del nostro Paese, in cui per ogni problema, non c’è una soluzione, ma c’è al massimo un bonus. Le questioni sono sempre troppo annose, costose e strutturali per essere affrontate, quindi si preferisce tamponare un’alluvione con gli stracci, dando al popolo l’idea che il Bonus Straccio sia l’espressione di una visione lungimirante della società, una pagina bianca di un capitolo nuovo di quel settore, sia esso l’ambiente o la scuola, il welfare o il turismo. 




 

L’Italia è, quindi, una repubblica fondata sui bonus, un Paese in cui il welfare è stato sostituito da un regalino elargito una tantum da un politico magnanimo, abrogato poi dal partito che verrà successivamente perché spesa acchiappavoti eredità del precedente Governo. In un continuo rimpallo di responsabilità, quindi, quello che potrebbe essere uno strumento eccezionale e temporaneo per cominciare a risolvere un problema diventa poi la regola, perché nessuno ha la forza o anche solo una maggioranza parlamentare sufficiente per mettere mano al problema con un intervento di ordine generale e magari più impopolare del bonus. La faccenda è identica rispetto all’uso ipertrofico dei decreti legge, originariamente concepiti per situazioni di necessità e urgenza, e finiti invece per essere, praticamente, la fonte di diritto più utilizzata nel nostro ordinamento.




Il grande calderone

Un bonus bebè, un bonus mamma domani, un bonus cultura, un bonus docenti. E poi ancora un bonus per diciottenni, un ecobonus, un bonus vacanze, un bonus bici, un bonus Renzi, un bonus nido, a cui va ora ad aggiungersi un enigmatico bonus nonni, per i parenti non conviventi che si prenderanno cura dei minori di 12 anni mentre i genitori lavorano. L’Italia è davvero una repubblica fondata sui bonus, ma sia chiaro: nel bonus in sè non c’è nulla di male. Può servire a premiare chi adotta un certo comportamento, come ad esempio il bonus bici, magari permettendo di risparmiare sull’acquisto di un prodotto. Può essere una transizione morbida verso un certo stile di vita: va bene, d’accordo.




Una misura che da premiante è diventata strutturale

Il problema sorge però quando il bonus si sostituisce al welfare. Sostenere la nascita di un bebè con un assegno di 2000 euro (e solo per le famiglie che hanno un ISEE inferiore ai 7 mila euro), è davvero tamponare l’alluvione di spese che la famiglia dovrà affrontare attraverso un misero Bonus Straccio. In un Paese in cui ogni ci si ferma a 67 nascite ogni 100 defunti, forse non è attraverso un regalino ogni tanto che si incentivano le persone a fare figli, ad esempio. Meglio di niente? Beh, certo che sì. Ma il discorso è un altro: nessuno ha il coraggio di rivedere il welfare da capo, quindi meglio dire “Qualcosa abbiamo fatto”, “Molte persone hanno beneficiato del bonus”, “Abbiamo investito un sacco di soldi” e lavarsi la coscienza.

Bonus più e meno sensati

Un autentico cortocircuito economico, invece, quello del bonus degli 80 euro, poi alzati a 100. Praticamente uno sconto per ridurre la pressione fiscale. Quindi: ti pago ma ti trattengo buona parte dello stipendio sotto forma di tasse, poi però ti faccio un regalino. Ma scusa: non farmi il regalino e prenditi meno tasse, così siamo a posto. E invece no.

C’è da dire che tutti i partiti e i colori dell’arco parlamentare, prima o poi, hanno fatto del bonus una fantomatica leva per risollevare l’economia. Durante i governi Renzi e Gentiloni, le opposizioni criticavano in modo feroce l’impiego di questi trasferimenti. Con il passaggio del testimone del 2018, però, il trend del ricorso ai bonus non ha registrato variazioni significative.

Bonus e libertà di spesa

La tematica è variegata: i bonus sono talmente diversi tra loro che, nel grande calderone dei regalini e regaloni, ce ne sono alcuni che un senso ce l’hanno. Effettivamente, alcuni studiosi ritengono che la marcia in più dei bonus sia la libertà lasciata alle persone su come spendere i soldi ricevuti dallo Stato: questo però non sempre accade, soprattutto per i bonus strettamente vincolati all’acquisto di un prodotto.

Facili da elargire

C’è però una certezza: in Italia i bonus hanno un impiego massiccio e a dirlo è una ricerca del 2015 dell’Ocse, in cui risultavamo i primi in Europa nella classifica della quota di spesa sociale distribuita attraverso trasferimenti. Dopo di noi Grecia, Francia e Austria. E’ che i bonus hanno un indiscutibile vantaggio: sono facili da elargire, dove “facili” è da intendersi sempre al netto delle tortuose trafile burocratiche italiane. Nella repubblica fondata sui bonus, si aggiunge la complessità degli iter. Sbrogliare la matassa e capire a cosa si abbia diritto, in base a quali criteri e con quali limitazioni diventa veramente complesso. Anche considerando la serie di fotocopie, certificati e documenti da fornire, comunque, è sempre più comodo addossare quest’onere al contribuente rispetto a costruire ad esempio una rete di asili nido pubblici degna di un Paese europeo.

Contanti o servizi?

In Italia, infatti, i bonus si distinguono proprio per essere cash, qui e ora, mentre in altri Paesi che ne fanno un uso più virtuoso, non si trasferiscono soldi ma si rendono gratuiti i servizi. Il cittadino, dunque, non accede a contanti, ma a prestazioni. Un dettaglio: per fare questo è necessario che la pubblica amministrazione investa denaro, tempo e discussioni più impegnative, rispetto al regalino acchiappavoti una tantum. Il rischio, infatti, è che una riforma che migliora i servizi verso i cittadini venga percepita come meno efficace rispetto ai soldi cash. Insomma: mi metto qui, penso agli asili gratis e poi la gente manco si accorge? E poi, quindi, la mia lungimiranza amministrativa non si traduce in voti? In più, annunciare che il prossimo mese verranno dati, ad esempio, 1000 euro a tutte le famiglie che resteranno in Italia in vacanza è molto più efficace, anche giornalisticamente parlando. Anche se, soprattutto, poi questo non si tradurrà in nessuna mossa da parte del Parlamento.

Ci mancava solo la pandemia

A luglio, secondo un calcolo di Confesercenti, saranno erogati 11,5 miliardi di aiuti liquidi. In questa fase di emergenza, tra cassa integrazione e bonus ad hoc, è anche comprensibile iniettare nel sistema denaro con queste misure. Il problema, però, è quando la soluzione temporanea diventa un approccio permanente.

Prendiamo ad esempio la situazione delle famiglie: è dimostrato che l’aumento delle nascite, le possibilità lavorative per le mamme e un migliore sviluppo educativo dei bambini siano più incentivati dalla costruzione degli asili nido che dai bonus. E, invece, ci piace di più ricevere ogni tanto il cash, come se fosse la paghetta della nonna, che alla fine fa comodo a tutti.

Elisa Ghidini

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