Retake the world. I mille volti della società civile

Il movimento retake è un nuovo passo verso una società più evoluta, o semplicemente il sintomo della crisi dello Stato e del collasso nazionale ?

Squadre di retakers ripulitori all'opera
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Retake. Ne avrete sentito parlare. Magari qualcuno di vostra conoscenza ne prende parte. Magari ne fate parte voi.

Il movimento retake è un nuovo passo verso una società più evoluta, o semplicemente il sintomo della crisi dello Stato e del collasso nazionale ?

Retake Roma è il movimento di cittadini che si sono autorganizzati per “riprendersi la città”.
Più specificamente, per fare delle grandi pulizie collettive nelle strade e nelle piazze abbandonate a sé stesse dal Comune, finito in un crisi di gravità inaudita.

Retake
Squadre di retakers ripulitori all’opera

Prive di fondi, in preda alla disorganizzazione e all’incertezza sulla linea di comando, le istituzioni capitoline arrancano dietro i bisogni essenziali della popolazione e degli spazi urbani.

Ecco che allora, dove mancano fondi e la macchina burocratica si arena, interviene la società civile.

E squadre di volenterosi si armano di scopino, secchio e strofinaccio per rimettere tante cose a posto.

Retake : che cos’è ?

Retake Roma è diventato un movimento celebre quando hanno cominciato a dichiarare la propria adesione personaggi famosi, come per primo Alessandro Gassman.

Di recente, è stato fotograto anche il Principe De Gregori, erede del trono dei cantautori, che si dava da fare con spazzoloni e rastrelli.

Hai voglia a raccogliere immondizia, o a ridipingere mura imbrattate : la città è una specie di Gotham senza supereroi (e dove il supercattivo di turno è un reduce da ogni romanzo criminale, come Carminati : più eroe di una nera telenovela, che di una serie deluxe).

Quando parliamo di società civile, parliamo di qualcosa che da alcuni decenni ha assunto un profilo mitologico : parliamo di tutto e niente, quindi

Per la verità, l’età dell’oro della retorica della società civile è un po’ passata.
Erano i tempi delle polemiche con la partitocrazia, e poi della riscossa contro Tangentopoli, quelli in cui sui giornali ogni speranza era affidata alla insorrgente società civile (e i gornali di sinistra e di destra intendevano poi dire cose davvero diverse, e affidavano speranze molto diverse all’azione della società civile).

Poi forse un altro momento d’oro è stato quello dei girotondi, e della “resistenza” a Sua Emittenza Silvio I – quando una volta di più il concetto di società civile si è intrecciato con quello ancor più esoterico di “ceto medio riflessivo”).

Da quando del ceto medio riflessivo si parla più spesso come “radical chic, e la società civile ha trovato la propria rappresentazione politica, finalmente, nel grillismo a guida Beppe I, certa retorica si è andata spegnendo.

Fra Stato e società

Il dibattito si è andato ancor più spostando su un piano politicistico, in cui campeggiano grandi categorie come Populismo e Sovranismo o Europeismo – e delle convulsioni della società si parla di meno.

Il che magari è un bene, perché visto che la società è alla base di tutta la politica, recuperare spazi e tempi per una pacata riflessione è una necessità.

Società civile è una delle tante cose che per essere comprese, vanno poste in relazione ad un concetto vicno ma diverso, in una prospettiva dinamica.

Se ne parla dal ‘700, quando il concetto sorse per distinguere i gruppi umani non organizzati in uno Stato, da quelli che invece avevano superato la prevalenza dei rapporti personali e fiduciari, elaborando un livello istituzionale e di comando impersonale.
Le società politiche.
Solo in seguito si è affermata l’idea che, all’interno di una stessa società, convivono e si confrontano un piano di carattere civile (il privato, l’autorganizzazione) e uno poltico (le istituzioni, le procedure burocratiche semiautomatiche, i pretesi interessi pubblici, il dominio della legge).
Da allora la dialettica fra le due sfere della società è stata al centro di molti discorsi, e posta come base di tante polemiche e contrapposizioni.

Retake e crisi delle istituzioni

Questo per dire che come l’acqua e la terra (e lascio ai lettori decidere quale delle due sia società civile e quale lo Stato, cioè la politica società) non si possono separare nettamente : ma certo quando sale l’una diminuisce l’altra, e se la prima scende l’altra guadagna metri.

A Roma, ma non solo a Roma, e torno allo spunto originale di queste riflessioni, la società civile sembra tornata a guadagnare spazio, anche se facendo meno di tanta di quella retorica che in passato avrebbe imbandierato i gruppo di spazzini volontari o di tosaerba automuniti.

Probabilmente, il motivo principale è che il rischio di essere arruolati di forza sotto le insegne di Grillo – che è alla guida di un movimento che fa della fede nella bontà del popolo e delle energie “dal basso”, e della rabbia contro la politica ridotta a casta – e quindi di convertirsi a forza in “società politica”, è oggetto di grande consapevolezza da parte dei drappelli dei volenterosi civili dediti alla ramazza.

Ma quello che sembra importante è che movimenti come il Retake o simili si intrecciano con una tendenza ancor più generali della nostra epoca.

Il fai-da-te come vera e autentica cifra di questa società (e parlo dell’Italia, ma forse non dovrei limitarmi) che sta uscendo solo adesso, con fatica e trasformata, resiliente e balbettante, da un decennio di crisi economica profonda.

ALESSIO ESPOSITO

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