Rete 5G: tra sperimentazione, conflitti d’interesse e rischi per la salute

Da quando nel 2016 la Commissione Europea ha lanciato il piano d’azione per la rete 5G, molti scienziati si sono mobilitati per denunciare i possibili rischi per la salute che questa nuova tecnologia potrebbe comportare, chiedendo la sospensione delle sperimentazioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS) riconosce l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti) come massima autorità nello stabilire i limiti di sicurezza per l’esposizione ai campi elettromagnetici. L’ICNIRP è un’organizzazione privata con sede in Germania costituita nel 1992 durante il Settimo Congresso Internazionale dell’Associazione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni (IRPA) che autonomina i propri membri. Infatti, i componenti della Commissione e del SEG (Scientific Expert Group) vengono nominati ogni quattro anni dai membri della Commissione stessa, dal Consiglio d’Amministrazione dell’IRPA e da società associate all’IRPA.

Un’inchiesta di Investigate Europe e un documento pubblicato dall’Associazione delle persone colpite dalle antenne di telecomunicazione di Valladolid (AVAATE) mostrano come molti degli scienziati dell’ICNIRP siano in evidente conflitto di interessi, avendo ricevuto – direttamente o indirettamente – finanziamenti per i loro studi da aziende dell’industria delle TLC. Tra gli altri, si segnalano:

– Maria Feychting, vicepresidente della Commissione, ha partecipato al gruppo di ricerca COSMOS finanziato – in parte – da VINNOVA (agenzia governativa svedese per i sistemi di innovazione che ha ricevuto fondi da aziende quali Ericsson, TeliaSonera e Telenor) e alla Fondazione per la ricerca sulla comunicazione mobile di Zurigo finanziata da Swisscom, Sunrise, Orange e 3G Mobile.

– Rodney Croft, membro della Commissione, ha effettuato ricerche sugli effetti delle onde radio sul sistema nervoso umano finanziate dall’Istituto di ricerca sull’energia elettrica (EPRI), organizzazione statunitense che lavora per l’industria delle telecomunicazioni.

– Penny Gowland, membro del SEG, ha collaborato con l’Istituto di Radiologia britannico, sponsorizzato da Siemens e Philips.

– Anssi Auvinen, membro del SEG, ha ricevuto finanziamenti per le sue ricerche dal Forum dei produttori di telefonia mobile (MMF) che raggruppa aziende quali Alcatel, Ericsson, Motorola, Nokia, Philips, Siemens, Samsung, Sony Ericsson e Panasonic.

Le linee guida dell’ICNIRP, fatte proprie dall’OMS (che preme affinché gli Stati le adottino per armonizzare gli standard a livello internazionale), si basano su studi del 1998 che si focalizzano esclusivamente sugli effetti termici sui tessuti delle radiazioni elettromagnetiche, non considerando i possibili effetti biologici.




Rischi biologici

Quello che diversi scienziati denunciano, invece, sono proprio gli effetti biologici delle radiazioni, rilevati da ricerche effettuate a livelli di esposizione inferiori ai limiti stabiliti dall’ICNIRP.

In un appello del 2015 diretto alle Nazioni Unite e all’OMS, più di 230 scienziati provenienti da 42 Paesi segnalano come recenti studi abbiano individuato come conseguenza dell’esposizione alle radiazioni “l’aumento del rischio di cancro, lo stress cellulare, l’aumento dei radicali liberi dannosi, i danni genetici, i cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, i deficit di apprendimento e di memoria, i disturbi neurologici e gli impatti negativi sul benessere generale degli esseri umani”. Oltre a questi – sottolineano gli scienziati – gli effetti nocivi colpiscono anche animali e piante.

Anche i risultati degli studi (condotti sui ratti) di altri due enti, il National Toxicology Program (finanziato con 25 milioni di dollari dal governo degli Stati Uniti) e il Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna, vanno in questa direzione.

L ‘ICNIRP ha valutato i risultati di queste due ricerche e ha concluso che “non costituiscono una base affidabile per poter rivedere le linee guida esistenti sull’esposizione alle radiofrequenze“.

Pur avallando le conclusioni dell’ICNIRP, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità – attraverso l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) – definisce la radiofrequenza dei campi elettromagnetici come “possibile cancerogena per l’uomo (gruppo 2B)“.  A questo proposito, gli scienziati chiedono che da possibile la classificazione venga modificata in probabile.

Onde millimetriche

La tecnologia della rete 5G sfrutta sia le frequenze attualmente utilizzate dalla tecnologia cellulare e wireless (a cui gli studi sopra citati fanno riferimento) sia frequenze più alte (a partire dai 24 GHz) che sono costituite in larga parte da onde millimetriche. Questo tipo di onde riesce a trasmettere grandi quantità di dati a breve distanza e con tempi di latenza ridottissimi; non essendo però queste in grado di passare attraverso gli edifici e venendo assorbite dalle foglie, per propagare il segnale serviranno molte antenne a poca distanza l’una dall’altra, seppure a bassa intensità. Con un appello rivolto all’Unione Europea nel 2017, 180 scienziati di 37 Paesi sottolineano che “l’implementazione su larga scala comporterà antenne ogni 10-12 case nelle aree urbane, aumentando così massicciamente l’esposizione obbligatoria”.

La questione fondamentale per quanto riguarda l’esposizione prolungata a onde millimetriche a bassa intensità è che non esistono attualmente studi sufficienti (i pochi che sono stati fatti dimostrano una sensibilità delle terminazioni nervose sulla pelle) per valutare se siano o meno dannose per la salute.

Rete 5G in Italia

Ciononostante, in Italia la sperimentazione della rete 5G è già partita a Milano, Torino, Genova, Prato, L’Aquila, Roma, Bari, Matera e Cagliari. Non solo. L’AGCOM – con la delibera 231/18/CONS – ha stabilito le tempistiche e le modalità per arrivare a una copertura pressoché totale a livello nazionale.

I vincitori dei bandi di gara per l’aggiudicazione delle frequenze della rete 5G indetti dal Mise (valore: € 6,5 miliardi) avranno l’obbligo di garantire la copertura del 99,4% della popolazione nazionale entro 54 mesi (per la banda dei 700 MHz, a partire dal 2022), decideranno autonomamente quali comuni inserire nella propria lista d’obbligo dovendo garantire la copertura del 5% della popolazione di ogni regione entro 48 mesi (per la banda 3,6-3,8 GHz, a partire da gennaio 2019), mentre non sono previsti specifici obblighi di copertura per la banda dei 26,5-27,5 GHz (che è disponibile da gennaio 2019).

Nel giugno 2018 l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE) ha rinnovato la richiesta di una moratoria delle sperimentazioni della rete 5G.

Precauzione

La Commissione Europea stima che nel 2025 il 5G genererà, nel mercato mondiale, ricavi annuali di €225 miliardi per i gestori di telefonia mobile. Molti scienziati chiedono che venga applicato, a quella che si preannuncia come una tecnologia rivoluzionaria, il principio di precauzione adottato dall’UE nel 2005: “se c’è la possibilità che una data politica o azione possa nuocere al pubblico o all’ambiente e se non c’è ancora consenso scientifico in proposito, questa non dovrebbe essere perseguita“.

C’è ancora troppa incertezza. Per esempio, – spiega il presidente dell’ICNIRP Eric Van Rongen a Investigate Europesappiamo troppo poco sugli effetti a lungo termine dell’uso dei cellulari per quanto riguarda il cancro al cervello per poter trarre conclusioni. Abbiamo assoluto bisogno di maggiori informazioni.”

Su questo punto sono tutti d’accordo. Ma sembra essere già troppo tardi.

Alessandro Rettori

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