La revenge bedtime procrastination è un fenomeno per il quale sempre più spesso le persone rimandino il momento di andare a letto, restando alzati durante la notte per recuperare le ore del giorno che si sente di non aver potuto avere per sé per via dei ritmi caotici della vita moderna.
Nel dettaglio, cos’è la revenge bedtime procrastination e cosa la causa?
Vi sarà capitato almeno una volta, dopo una giornata particolarmente stressante, caotica o piena di impegni, di ritardare l’andare a letto per potervi ritagliare durante la notte un po’ di tempo per voi che non si è avuto durante il giorno. Con la consapevolezza che l’assenza di riposo avrebbe influito negativamente sulla giornata seguente ma allo stesso tempo con il bisogno di guardare una serie, scrollare sui social, leggere un libro o dedicarsi ai propri hobby o alla cura di sé. Tempo che sembra guadagnato ed è invece rubato al sonno.
Sta proprio in questo la “vendetta” espressa nel nome, nel volersi opporre al sonno in quanto andare a dormire nonostante la stanchezza significherebbe arrendersi a scapito di un tempo libero che può essere percepito come una necessità maggiore del riposo. La mancanza di controllo durante il giorno viene sfogata di notte, con l’illusione che almeno in quel frangente si abbia in mano la propria vita.
La diminuzione del tempo libero che abbiamo da dedicare a noi stessi, alle nostre passioni, agli hobby o anche solo alla socializzazione è la causa principale di questo fenomeno. Dal lavoro allo studio, dalla gestione familiare, alle commissioni, alla preparazione dei pasti e agli impegni di cura: nella propria quotidianità, fitta di attività difficili da rimandare, molte persone non trovano più il tempo sufficiente per dedicarsi alle cose che amano fare. Dunque nonostante il desiderio o il bisogno di riposo siano forti si continua a procrastinare, evidenziando un divario tra intenzione e comportamento.
Un fattore che peggiora questo fenomeno è l’utilizzo del telefono, in quanto la luce blu dello schermo interferisce con la produzione di melatonina, ormone fondamentale per regolare il ciclo sonno-veglia, aumentando l’agitazione e rendendo ancora più difficoltoso addormentarsi, in un certo senso finendo per “incoraggiare” la revenge bedtime procrastination.
Chi è più colpito e quali altri fattori possono influire?
La revenge bedtime procrastination può colpire persone di tutti i tipi, poiché non è stata ancora evidenziata un’incidenza data dal sesso o dall’età. Tuttavia ci sono delle condizioni fisiche o psicologiche che possono rendere una persona più propensa a sviluppare questo disturbo rispetto ad altre. Per esempio, persone che soffrano di disturbi del sonno preesistenti, come l’insonnia, o persone di natura più notturna che diurna potrebbero trovare quasi una forma di sollievo nel procrastinare il momento del sonno per dedicarsi ad attività che le tengano occupate.
Lo stesso vale per persone più sensibili allo stress come per esempio chi soffre di ansia o depressione, persone per le quali il peso di una lunga giornata o di un periodo particolarmente intenso viene percepito diversamente.
Più comunemente anche persone portate a procrastinare in generale, nella vita di tutti i giorni potrebbero cadere nella trappola della revenge bedtime procrastination, un circolo vizioso che se protratto nel tempo può avere conseguenze anche serie sul corpo.
Quali possono essere le conseguenze?
Gli effetti della deprivazione da sonno che la revenge bedtime procrastination può causare sono svariati e di diversa intensità da persona a persona e in base al periodo interessato. Si può andare dalla semplice irritabilità, sbalzi d’umore, stanchezza diurna, difficoltà di concentrazione fino a conseguenze più gravi come alterazioni cognitive, mal di testa, aumento della pressione sanguigna, problemi alla vista.
Nel protrarsi nel tempo di questo comportamento dannoso si possono incorrere in altri rischi, significativamente più impattanti sulla qualità della vita futura. La deprivazione di sonno può aumentare il rischio di malattie cardiache, diabete e depressione, può ridurre la capacità del corpo di combattere le infezioni e causare danni ai neuroni e alterazioni della struttura cerebrale. Può inoltre peggiorare disturbi mentali preesistenti come ansia o depressione.
Questo comportamento si può risolvere, ecco alcuni consigli
Il primo passo fondamentale per non procrastinare l’ora di andare a letto è innanzitutto avere i giusti comportamenti prima di coricarsi. È importante come dicevamo prima non stare al telefono per non stimolare inutilmente il cervello, stesso motivo per cui è sconsigliato praticare attività fisica e assumere sostanze eccitanti come alcol o caffeina nelle ore precedenti al sonno.
Altri consigli pratici possono essere:
- Rilassarsi prima di andare a dormire, per esempio leggendo un libro, meditando o ascoltando musica tranquilla a basso volume, qualsiasi attività che possa diminuire i livelli di stress.
- Creare una routine, e quindi scegliere un orario a cui andare a dormire ogni giorno è un’altro consiglio utile che può aiutare.
- Anche creare un ambiente confortevole e sereno nella propria stanza da letto può conciliare il sonno: luci soffuse, non troppo forti, temperatura mite, un materasso comodo.
Ma la cosa fondamentale per riuscire a perdere del tutto l’abitudine di fare revenge bedtime procrastination è riuscire a ritagliarsi qualche momento per sè durante il giorno, così da non doversi rifare sulle ore notturne che vengono strappate al sonno. Che siano 10 minuti o un’ora, è importante darsi degli obiettivi ragionevoli che aiutino a organizzare meglio il proprio tempo, restituendoci il controllo sulla situazione e quindi una libertà maggiore che potrebbe sembrare altrimenti persa.
Se il problema sussiste o di fronte ai primi sintomi è comunque importante consultare un medico.
















