Revenge Porn è reato: cos’è e cosa prevede la norma

"Combattere questo odioso fenomeno non è una questione di appartenenze politiche ma di civiltà" Laura Boldrini ha così commentato l'introduzione del reato di Revenge Porn.

Revenge Porn è reato: cos'è e cosa prevede la norma
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Sì della Camera, da oggi il Revenge Porn è reato: sì unanime dopo gli scontri della settimana passata.

Il reato di Revenge Porn viene introdotto all’interno del codice rosso sulla violenza contro le donne. L’emendamento ha ricevuto 461 voti favorevoli e nessuno contrario, tra gli applausi dei deputati di Forza Italia e PD. Il decreto codice rosso è pronto a passare l’esame del Senato, intanto oggi è passato anche l’articolo 7, con il quale si introduce il reato dello sfregio del volto.

In cosa consiste il reato?

Inviare, cedere, pubblicare o diffondere video o immagini a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone ivi rappresentate, è reato.  La pena per i colpevoli di tale reato prevede la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5 a 15mila euro. Con l’introduzione del reato di revenge porn anche chi, una volta aver ricevuto o acquisito le immagini o i video, decida di diffonderli, inviarli e pubblicarli a sua volta è punibile con la medesima pena.

Le aggravanti

La fattispecie di reato prevede poi un’aggravante nel caso cui i fatti siano commessi da un coniuge, anche in caso di separazione o divorzio, o da una persona legata da una relazione affettiva alla parte lesa. La pena è aumentata da un terzo alla metà nel caso in cui i fatti vengano commessi a danno di una persona in condizione di inferiorità psichica o fisica oppure in danno di una donna in stato di gravidanza.

Iter giudiziario

Affinché l’autorità giudiziaria possa procedere contro un reato di revenge porn è necessario che dalla persona offesa venga presentata una querela che denunci la diffusione di immagini o video con contenuti sessualmente espliciti, in cui è ritratta, senza il suo consenso.




Dal giorno della scoperta della pubblicazione o diffusione delle suddette immagini o video, la parte lesa ha sei mesi di tempo per presentare la querela. Per scongiurare ulteriori minacce, la remissione della querela sarà possibile esclusivamente in sede processuale.

Si potrà procedere di ufficio, invece, nel caso in cui il dolo riguardi persone in condizione di inferiorità fisica o psichica o a danno di una donna in stato di gravidanza, o ancora qualora il fatto venga commesso con altro delitto per il quale si deve procedere di ufficio.

Una legge necessaria

Negli ultimi anni si a lungo dibattuto sul revenge porn, sopratutto a causa di alcuni eclatanti casi di cronaca. Come il caso di Tiziana Cantone, che si è tolta la vita dopo che alcuni video che la ritraevano in atteggiamenti di natura sessuale fu reso pubblico.

Si tratta di un fenomeno in costante crescita, favorito da applicazioni come Telegram. Qui migliaia di uomini scambiano foto, video e dati personali di donne senza il loro consenso, dando il via a uno stupro virtuale e di gruppo. Fino all’approvazione del Codice Rosso vi era un grande vuoto normativo dovuto alla novità del reato in oggetto. Prima il reato veniva perseguito con l’applicazione delle norme sulla privacy aggravate dal reato di diffamazione.

 

Emanuela Ceccarelli

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