Ricordando Pablo Neruda, il “Poeta”.

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43 anni fa, il 23 settembre del 1973 in un ospedale Santiago del Cile,  moriva Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Pablo Neruda. Attivista politico, Comunista, ma prima di ogni cosa poeta, tanto che per Isabel  Allende era ” Il Poeta “, e per Gabriel Garcia Marquez, era semplicemente il più grande del ventesimo secolo. Due anni prima, nel 1971, era stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Amico di Garcia Lorca ed Ernesto Che Guevara, e tanti altri che hanno usato la parola come prima forma di ribellione, la Poesia come strumento per la liberazione dei popoli, poesia come arma rivoluzionaria; dice Neruda ai militari golpisti di Pinochet che perquisiscono le sue stanze: “Guardatevi in giro, c’è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia”. Pablo Neruda è stato un poeta libero dagli schemi, la sua era una poesia semplice e diretta, capace di catalizzare le masse, dagli operai agli intellettuali, ancora oggi le sue poesie d’amore sono tra le più ricercate sui motori di ricerca, e i suoi libri vendutissimi. ” La poesia è sempre un atto di pace. Il poeta nasce dalla pace come il pane nasce dalla farina”. Questa la poesia per Pablo Neruda. E noi oggi vogliamo ricordarlo con questa :

Giochi ogni giorno 

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.
A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.
Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.
Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.
Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.
Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

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