Essere bambini e vivere la guerra: addio all’infanzia tra il rumore delle bombe

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Le ferite invisibili dei bambini che vivono la guerra

C’è una parte di mondo dove i bambini vanno a scuola, tornano a casa, pranzano e poi giocano alla playstation o guardano i cartoni. Poi ve ne è un’altra, dove la parola “guerra” non è soltanto qualcosa che si legge nei libri di storia ma è terribilmente reale. I paesi dove ci sono conflitti da tempo, come la Siria, sono luoghi dove non c’è tempo per l’infanzia perché essa viene spazzata via dalle bombe.

Uno studio pubblicato da Save the Children, racconta quali siano le paure più grandi dei piccoli umani. Sicuramente al primo posto, ci sono le bombe, il loro rumore assordante e continuo che non lascia vivere. In aggiunta, il senso di insicurezza che li circonda: vedersi strappare ai propri genitori, perdere la propria casa, tutto per la folle corsa dell’uomo verso un potere sempre più grande.

Inoltre, l’organizzazione a favore dei diritti dei bambini, mostra come molti di essi sviluppino un disturbo mentale. Nella maggior parte delle volte si tratta di PTSD, disturbo post traumatico da stress. Questo disturbo si presenta con flashback ed incubi ricorrenti, come possiamo vedere nel video in cui molti bambini raccontano i loro ricordi legati alla Siria, che sono in realtà momenti di dolore.

Si tratta di “stress tossico”, ovvero come dichiara la psicologa Marcia Brophy che ha collaborato allo studio di Save The Children, riguarda il vivere in un ambiente destabilizzante.

“E’ molto difficile parlare di questo argomento. E’ un tabù. Il sostegno psicologico e mentale deve essere integrato in qualunque risposta all’emergenza [umanitaria]” afferma la dottoressa.

Luigi Ranzato, (psicologo dei popoli, associazione di volontariato), in aggiunta dice che non sempre i piccoli riescono a parlare della propria sofferenza. Per questo motivo è importante comprendere che serve un sostegno psicologico per questi bambini. Se non curati dal loro cruento passato, possono diventare adulti anaffettivi e poco empatici, oltre a sviluppare comportamenti antisociali. Se l’unico modo di vivere per loro è la guerra, sarà più probabile che imbraccino un fucile piuttosto che un libro.

In questi casi è evidente che la normalità scompare e si ha a che fare con la perdita di qualsiasi cosa .Perdita dei genitori, una sorta di “tradimento” per i bambini che si sentono abbandonati; perdita della possibilità di elaborare le emozioni, perché il tempo incalza e un’altra mina esplode.

“Come in un fiume carsico le emozioni vengono soppresse e portate nel profondo dei vissuti, ma di tratto in tratto riaffiorano alla superficie fino a divenire compagne della propria esistenza.” (Luigi Ranzato)

“Loro sperano e incrociano le dita ed esprimono desideri. E questo li rende più forti degli adulti! Guariscono prima, sopravvivono al peggio. Loro credono.” (Grey’s Anatomy)

I bambini diventano testimoni di atrocità ed anche se spesso vengono allontanati dalla guerra e inseriti in nuovi contesti, le ferite rimangono indelebili, come delle profonde cicatrici segnate sulla pelle. Non bisogna sottovalutarle, perché anche se impossibili da cancellare, possono essere elaborate e superate per poter tornare ad una certa normalità.

Come dimostra il video infatti, i bambini rifugiati nonostante le dolorose esperienze passate, o forse proprio a causa di esse, hanno dei sogni. Per la maggior parte sono connessi all’istruzione e al voler aiutare gli altri: quello che non è stato fatto per loro, potrebbe dare un’infanzia migliore ai piccoli di domani.

Silvia Rosiello

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