13 miliardi di euro nella spazzatura. Come ridurre lo spreco alimentare

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Lo spreco alimentare nel nostro Paese raggiunge quota 13 miliardi di euro, con una media di 210 euro a persona. Parola di Fondazione Banco Alimentare e Politecnico di Milano, che hanno raccolto i dati e li hanno pubblicati nell’indagine “Surplus Food Management Against Food Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari. Dalle parole ai fatti”.

Ecco alcuni numeri: si parla precisamente di 5,6 milioni di tonnellate di cibo prodotte in eccedenza, di cui più del 90% diventa spreco. Nel 53% dei casi lo spreco alimentare è causato da realtà aziendali, mentre il restante 43% dai consumatori.

ilfattoalimentare.it

Il problema dell’eccedenza alimentare che si trasforma in spreco ha cause su più fronti. Secondo le stime, i consumatori acquistono in media il 20% in più del cibo che riescono a consumare, cibo che finisce nell’immondizia, alimentando una percentuale già di per sé elevata. La questione è però ben più annosa. Basti pensare alle tonnellate di alimenti conservati/imballati/trasportati in modo scorretto. Questo tipo di prodotti genera una quantità elevatissima di cibo che finisce nella spazzatura, alimentando lo spreco.

Durante il 30esimo Congresso d’Autunno di GIFlex (Gruppo Italiano Imballaggio Flessibile), svoltosi a ottobre a Milano, è emersa l’urgenza di utilizzare imballaggi adeguati per la corretta conservazione e il trasporto dei prodotti, con l’obiettivo primario di ridurre gli sprechi.

Il packaging per alimenti è un segmento ad alto tasso di crescita negli ultimi tempi, così come il settore dell’imballaggio, grazie ad accorgimenti presi dai produttori per rispondere in maniera adeguata ai cambiamenti normativi, alle nuove indicazioni dei clienti e alle pressioni dei consumatori. C’è evidentemente poca utilità per tutti i soggetti della filiera se il prodotto arriva danneggiato o comunque non commestibile all’anello della catena successivo.

Ma non è tutto. Come anticipato e come è facilmente immaginabile, lo spreco alimentare si realizza prima di tutto in filiera, ma prosegue anche nelle case e nei frigoriferi delle nostre abitazioni.

 

Packaging, vero alleato contro lo spreco

greenreport.it

L’importanza del packaging alimentare viene spesso sottovalutata o erroneamente interpretata: molti consumatori, infatti, conservano i cibi in modo inadeguato e potenzialmente dannoso per la longevità degli stessi.

Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) ha elaborato un vademecum per i consumatori con consigli utili, sfatando dei miti di cui siamo a volte fin troppo convinti. Ecco i suggerimenti di Comieco per utilizzare al meglio le confezioni alimentari:

  • Frutta e verdura non deperiscono più rapidamente nel loro imballaggio originale: conservare il prodotto come lo si è comperato.
  • Non fare tagli o buchi alla confezione originale: il prodotto non deve respirare!
  • Non avere fretta di togliere i prodotti dalla loro confezione: il prodotto si conserva meglio nella sua confezione originale, che non serve solo per trasportare il cibo a casa.

Come riporta Adnkronos, Carmela Favarulo di COOP (Settore Politiche Sociali Associazione Nazionale Cooperative Consumatori) spiega che razionalizzazione e recupero degli sprechi vanno di pari passo:

“Oggi lavoriamo su vari fronti per minimizzare il food waste. Campagne di sensibilizzazione nelle scuole, razionalizzazione degli approvvigionamenti, politiche promozionali responsabili che non inducano all’accumulo (come il classico 3×2), donazione delle eccedenze alle Onlus, oggi 4.000 tonnellate di cibo all’anno: se potessimo donare anche i prodotti che eccedono il termine minimo di conservazione, come già avviene in molti altri Paesi, creeremmo una filiera ancora più virtuosa”.

Occorre a questo punto spezzare una lancia a favore dei comportamenti più virtuosi: negli ultimi 4 anni, infatti, il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze è in aumento. Se nel 2011 la percentuale degli alimenti che si riuscivano a recuperare era del 7,5%, oggi si arriva al 9%, merito di una maggiore consapevolezza sociale (forse complice anche la crisi) e a un aumento di buone pratiche.

Il vero punto chiave forse è rappresentato dall’attuale normativa in materia che risulta efficace, ma che potrebbe esserlo ancora di più, per esempio permettendo anche la distribuzione di cibo appena scaduto, come avviene già in molti Paesi, oppure prevedendo agevolazioni fiscali per chi dona cibo ancora buono, con l’unico obiettivo di raggiungere risultati di gran lunga superiori a quelli attuali.

 

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