Rifiuti sulle spiagge, presentato il dossier di Legambiente

Il dossier Beach Litter 2019 fotografa la situazione sui nostri litorali

L’indagine annuale denuncia la presenza di dieci rifiuti ogni metro percorso. L’81% è rappresentato dalla plastica.

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Rifiuti sulle spiagge, il dossier di Legambiente fotografa la situazione sui nostri litorali. Pezzi di plastica e polistirolo tra i rifiuti più trovati

I rifiuti sulle spiagge sono un problema che si ripresenta ogni anno, alla vigilia della stagione estiva.

Ad accendere i riflettori sulla questione, la presentazione del dossier Beach Litter 2019 di Legambiente, l’indagine annuale che fotografa la situazione dei rifiuti sui nostri litorali. “Per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge incrociamo più di cinque rifiuti, dieci ogni metro”. I risultati del dossier sono drammatici: su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

L’81% è rappresentato dalla plastica e per una spiaggia su tre la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati. Una quantità che sembra inverosimile e che tuttavia rappresenta, come lo stesso dossier lo definisce, soltanto “la punta di un iceberg”: i rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino, mentre la restante parte galleggia o affonda.

L’indagine è stata presentata presso la spiaggia Coccia di Morto, a Fiumicino (Roma), luogo noto per l’accumulo di rifiuti per via della sua vicinanza alla foce del fiume Tevere. La presentazione è avvenuta nel corso dell’anteprima di Spiagge e Fondali puliti – Clean up The Med, la campagna che vuole sensibilizzare i cittadini e che vedrà il 25 e il 26 maggio prossimi migliaia di volontari in oltre 250 località in tutta Italia impegnati a  ripulire le nostre spiagge dai rifiuti. Date che arrivano casualmente proprio all’indomani della seconda manifestazione del movimento studentesco in favore dell’ambiente e del clima (il 24 maggio).

Tra i rifiuti più trovati ci sono pezzi di plastica e polistirolo, ma anche tappi e coperchi di bevande (uno per ogni metro di spiaggia), mozziconi di sigarettecotton fioc e materiale da costruzione. Ma il vero nemico del mare è l’uso e getta di plastica: ogni 100 metri di spiaggia si trovano 34 stoviglie (piatti, bicchieri, posate e cannucce) e 45 bottiglie di plastica. Sono 10mila in totale le bottiglie e contenitori di plastica per bevande censiti sulle spiagge, la tipologia di rifiuti più trovata in assoluto. Le 11 tipologie di rifiuti più censiti sono in linea con la recente direttiva Europea (marzo 2019) che vieta dal 2021 i prodotti di plastica monouso per i quali esistono alternative.

Secondo Legambiente occorre sensibilizzare i consumatori a ridurre l’uso della plastica e allo stesso tempo aumentare la fiducia nei confronti dell’acqua del rubinetto. L’Italia, infatti, è il primo paese in Europa e il terzo al mondo per consumo di acqua imbottigliata, nonostante la qualità e la sicurezza dell’acqua.

Siamo stati i primi paesi in Europa a mettere al bando gli shopper in plastica, e abbiamo anticipato la direttiva europea per i cotton fioc di plastica e le microplastiche nei prodotti cosmetici. Ora però è il momento di alzare l’asticella e recepire al più presto la nuova Direttiva europea con obiettivi e target di riduzione ancora più ambiziosi.

Ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Insieme a questo bisogna promuovere innovazione e ricerca nell’ottica dell’economia circolare, aumentare la qualità della raccolta differenziata e del riciclo, adottare stili di vita più sostenibili”.

Cattiva gestione e buoni propositi

Tra le cause principali dei rifiuti sulle spiagge, la cattiva gestione dei rifiuti urbani è al primo posto (85%), ad esempio la cattiva abitudine di buttare i rifiuti nel wc: soprattutto cotton fioc ma anche blister di medicinali, contenitori delle lenti a contatto, aghi da insulina, assorbenti o applicatori e altri oggetti di questo tipo. Una piccola percentuale di rifiuti è dovuta alla carenza dei sistemi depurativi (8%) e alla Pesca e acquacoltura (7%): reti, calze per la coltivazione dei mitili, lenze, scatoline delle lenze.

Dati che appaiono ancora più allarmanti se si pensa al Rapporto presentato ad aprile scorso da Fise Assoambiente che evidenzia che entro due anni le discariche saranno sature in tutto il Paese e a farne le spese potrebbero essere di nuovo le spiagge.

Il Presidente di Legambiente lancia un appello alle forze politiche.

“È necessario che le tre gambe, governi nazionale e locali, industria e consumatori, sorreggano insieme la sfida impegnativa che ci aspetta: diminuire l’enorme pressione che l’uomo esercita sui mari, gli oceani e i suoi abitanti”.

Ciafani si augura che il Parlamento approvi al più presto il disegno di legge “Salvamare” del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (che consente ai pescatori di raccogliere la plastica in mare) unificandone i contenuti col progetto di legge sul “fishing for litter” presentato a Montecitorio da Rossella Muroni (la proposta dell’ex presidente di Legambiente consente a Ministero  e Regioni di stipulare convenzioni con gli imprenditori ittici per raccogliere i rifiuti trovati durante l’attività di pesca).

Intanto l’appuntamento è con Legambiente il prossimo fine settimana. Per iniziare la stagione estiva con un sorriso in più.

Marta Fresolone

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