Prescrizione: la riforma che non c’è (e difficilmente ci sarà)

Sono altre le vere ragioni del rinvio della riforma che puntava a limitare la prescrizione

Un piccolo capolavoro tattico firmato Salvini e Bongiorno che mette a nudo la differenza di rapporti di forza all’interno della maggioranza

Fonte: http://www.dire.it/
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Trovato un accordo sull’emendamento che intendeva limitare la prescrizione. L’istituto va riscritto, ma non oggi e nemmeno domani: forse dopodomani, insieme alla riforma dell’intero processo penale. La Lega ottiene l’ennesimo rinvio sull’ennesima bandiera del programma Cinque Stelle.

Riforma della prescrizione: un dibattito animato

La vicenda è nota. Facendosi come di consueto portavoce delle istanze dell’Associazione Nazionale Magistrati, il movimento di Di Maio aveva scelto di puntare il carico grosso sulla proposta di cancellare il meccanismo della prescrizione al termine del primo grado di giudizio, tramite un emendamento al DDL anticorruzione.

Le reazioni non si sono fatte attendere: a partire dalle parole del Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Gian Domenico Caiazza, il disegno è stato da più parti giudicato velleitario, dannoso e persino incostituzionale.

E’ del resto un dato oggettivo che in Italia, nelle ipotesi di reati di corruzione contro la pubblica amministrazione, in più del 70% dei casi la prescrizione tenda a maturare già nel corso delle indagini preliminari e dunque ben prima della sentenza di primo grado.

Tali fattispecie sarebbero ovviamente rimaste escluse dall’ambito di applicazione della nuova norma, che avrebbe originato invece, negli altri casi, una sorta di incubo kafkiano di un processo senza fine.

Spariti gli incentivi di sistema alla conclusione dei tre gradi di giudizio entro quel “termine ragionevole” invocato dalla legge e con essi la certezza del diritto, si sarebbe venuto infatti a configurare quel personaggio mitologico dell’imputato eterno, per la gioia di un certo elettorato arrabbiatissimo, disposto, a quanto pare, a cestinare anche le garanzie più elementari.

L’intreccio tra limitazione della prescrizione e decreto sicurezza

Le migliori intenzioni dei pentastellati sono però dovute ancora una volta venire a conti con il realismo dei rapporti di forza nella maggioranza.

Ciò nonostante l’urgenza di Di Maio di segnare il punto anche e soprattutto per chetare i bollenti spiriti di un gruppo parlamentare che avrebbe dovuto ingoiare, poco dopo, il voto favorevole al decreto sicurezza, inviso alla maggioranza della propria base elettorale.

Ma il “noi vi votiamo questo se voi ci votate quello” funziona solo tra contraenti parigrado.

Cosa che oggi i due partiti di Governo non sembrano affatto.

Se infatti Di Maio ha bisogno della Lega per governare, Salvini di forni ne ha a disposizione due.

Così, sul decreto che porta il suo nome, il Vicepremier leghista è riuscito a mettere in piedi un piccolo capolavoro tattico, lasciando trapelare la possibilità di un soccorso di scopo interno al centrodestra (Meloni ma non solo) in caso di defezioni a Cinque Stelle. Per scongiurare il profilarsi di un quadro mediaticamente disastroso, il Vicepremier grillino è stato così persino costretto a chiedere l’apposizione della fiducia sul decreto sicurezza, unico antidoto tanto allo sfilacciamento del proprio gruppo parlamentare quanto al manifestarsi dell’incubo di un soccorso nero-azzurro e, dunque, delle prove generali di un mutamento di maggioranza.

Così lo scambio per Di Maio è diventato “noi vi votiamo questo se voi accettate di metterci sopra la fiducia”. E, come nei migliori giochi di prestigio, la riforma della prescrizione è rimasta fuori da ogni accordo.

La strategia vincente di Salvini e Bongiorno

Gioco, partita e incontro per un Salvini che, a questo punto, si è anche potuto concedere il “beau geste” di non infierire sull’alleato, offrendogli sulla prescrizione un salvagente per preservare almeno le apparenze, se non la sostanza.

Se ne è occupata direttamente la “Guardasigilli ombra”, Giulia Bongiorno, peraltro veterana già rodata in operazioni di rinvio di riforme strutturali a data da destinarsi (come ricorderà bene Berlusconi, che ancora aspetta la riforma delle intercettazioni).

Ed ecco la soluzione giuridicamente ineccepibile: la riforma della prescrizione sì, ma solo nel contesto di una riscrittura organica dell’intero processo penale. Insomma, serve tempo. Tanto tempo.

E allora, come si diceva in principio: la prescrizione non si modificherà né oggi né domani, bensì dopodomani, a inizio 2020.

Ovverosia dopo le elezioni europee: quando, probabilmente, non ci sarà più nessun Governo del cambiamento per cambiarla.

Stefano Bucello

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