I rifugiati Rohingya e gli abusi in Bangladesh

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Circa un milione di rifugiati Rohingya sono stati registrati in Bangladesh. Stavolta la notizia non riguarda la persecuzione nel loro paese d’origine, Il Myanmar, o il loro viaggio in cerca di salvezza. Human Rights Watch (Hrw) denuncia gli abusi subiti dai Rohingya da parte del battaglione della polizia armata del Bangladesh (Apbn) nel distretto di Cox’s Bazar.

Chi sono i rifugiati Rohingya?

I rifugiati Rohingya sono una minoranza musulmana del Myanmar che è un paese prevalentemente buddista. Da decenni affrontano discriminazioni istituzionalizzate attraverso misure che regolamentano matrimoni, controlli delle nascite, occupazione, istruzione, libertà di movimento di questa etnia. In Myanmar la legge sulla cittadinanza del 1948 li ha esclusi fin dall’inizio. Anche dopo la proclamazione del regime militare del paese nel 1962, la situazione non è cambiata. Nel 1982, lo stato ha negato ai Rohingya il riconoscimento come uno dei gruppi etnici ufficiali del Paese. A seguito del censimento del 2014 sostenuto dalle Nazioni Unite, il governo ha deciso di riconoscere i Rohingya come bengalesi e migranti illegali. L’anno succesivo non hanno avuto diritto di voto e alle elezioni non c’era nessun candidato musulmano. Nel 2017 costituivano un terzo della popolazione. 

Perché stanno fuggendo dal Myanmar?

I Rohingya risiedono principalmente nello stato del Rakhine al confine con Bangladesh.
La povertà, la mancanza di una possibilità occupazionale e gli inesistenti investimenti da parte dello stato centrale sono stati i motivi principali della loro fuga. Rakhine, è lo stato più povero del Myanmar con un tasso di povertà di circa l’80 per cento. Questa cifra è il doppio della media nazionale. Questa povertà ha contribuito ad innescare un conflitto sociale ed etnico tra i buddisti e musulmani nella regione.

Nel 2017 gli scontri si sono riaccesi dopo che l’Esercito di Salvezza Rohingya di Arakan ha rivendicato alcuni attacchi alle stazioni di polizia. In risposta, il governo ha lanciato una nuova campagna militare contro di loro. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito la reazione violenta del Myanmar come una “pulizia etnica”. La situazione catastrofica, tra le uccisioni e le violenze sessuali, ha costretto centinaia di migliaia di Rohingya a fuggire dalla propria terra.

Il Bangladesh accoglie la maggior parte dei rifugiati Rohingya

Secondo i dati dell’Unchr relativi al dicembre 2022, 952.309 Rohingya si trovano nel paese. Molti vivono nel distretto Cox’s Bazar nel sud del Bangladesh, dove si trova il più grande campo profughi del mondo. Il 52 per cento delle persone che ci vivono sono minorenni.

Il battaglione di polizia armata del Bangladesh  si occupa della sicurezza nei campi dal 2020. Human Rights Watch denuncia che le stesse forze che dovrebbero assicurarne la protezione li rendono invece ancora più vulnerabili. Il deterioramento della sicurezza è sempre più grave a causa dei più frequenti abusi della polizia e dell’attività criminale.

I soprusi dell’Apbn

I rifugiati Rohingya già vittime di violenze ed abusi, sono di nuovo soggetti ad estorsioni, arresti arbitrari e vessazioni. Human Rights Watch ha documentato 16 casi gravi di abuso da parte degli agenti del battaglione dopo aver intervistato più di 40 rifugiati Rohingya nei mesi di ottobre e novembre dell’anno scorso ed aver esaminato i documenti della polizia.

L’Apbn arresta i Rohingya per futili motivi o con accuse false allo scopo di estorcere denaro per essere liberati o come cauzione da parte dei familiari. Anche i proprietari di piccole imprese sono soggetti ad intimidazioni. Diversi rifugiati hanno affermato di essere stati aggrediti dagli agenti della polizia. Molti dei rifugiati sono stati presi di mira per aver denunciato gli agenti sulle piattaforme online.

L’abuso di potere delle autorità era stato denunciato da Hrw anche l’anno scorso. Le autorità del Bangladesh avevano messo restrizioni sui mezzi di sussistenza, sul movimento e sull’istruzione dei rifugiati.

Gli abusi degli agenti della polizia rendono ancora più vulnerabili i rifugiati che devono affrontare, oltre alla polizia, anche le minacce causate dalla crescente presenza di gruppi armati e bande.

La situazione dei Rohingya è sempre più disperata, subiscono persecuzioni sia nella propria terra che nel paese ospitante e si trovano senza possibilità di avere un rifugio sicuro.

 

Nazlican Cebeci

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