Ripulire l’aria degli ambienti grazie a una pianta OGM

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Un team di ricercatori dell’Università di Washington ha modificato geneticamente una pianta innalzandone la capacita di ripulire l’aria, ne ha dato notizia il sito dell’università il 19 dicembre, stesso giorno in cui Environmental Science & Technology ha pubblicato l’articolo scientifico.
La qualità dell’aria delle nostre case è una preoccupazione comune, molte persone utilizzano filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air filter),  questi filtri sono efficaci contro polvere e vari allergeni ma non contro sostanze come il benzene e il cloroformio perché le molecole sono troppo piccole.
Il cloroformio si può accumulare nelle nostre case perché piccole quantità vengono rilasciate dall’acqua potabilizzata col cloro, il benzene può venire da veicoli ospitati in garage vicino casa, ma anche dal fumo di sigaretta, da camini, stufe, da prodotti per la pulizia etc… entrambe le sostanze sono cancerogene.
Alcune piante (soprattutto rampicanti) hanno capacità di ripulire l’aria e possono aiutare in qualche misura, il team diretto da Stuart Strand (professore nel dipartimento di ingegneria ambientale della suddetta università) ha modificato geneticamente una comune sempreverde chiamata pothos (nome scientifico Epipremnum aureum) per innalzarne la capacità di ripulire l’aria proprio da quelle molecole.



I ricercatori hanno individuato una proteina chiamata P450 2E1 (o per brevità 2E1) che trasforma quei composti in molecole utili alla pianta per il proprio sostentamento.  Il bello è che questa proteina nella pianta non è presente, è invece presente in molti mammiferi, uomo compreso, ma si trova nel nostro fegato e viene attivata quando assumiamo alcool, non può aiutarci con gli inquinanti che finiscono nei nostri polmoni.
Il professor Strand e il suo team hanno quindi realizzato una versione sintetica del gene che promuove la produzione di 2E1 nel coniglio e poi l’hanno inserito nelle cellule della pianta.
Dopo hanno effettuato la prova, due versioni di pothos, quella normale e quella modificata geneticamente, inserite in due tubi di vetro con aria contaminata con benzene e cloroformio per 11 gironi.  Risultato: nel tubo con le piante normali la concentrazione di inquinanti è rimasta invariata, nel tubo con la versione OGM invece per quel che riguarda il cloroformio dopo solo 3 giorni si è registrato un -82% e dopo sei giorni quasi non ce n’era traccia, per il benzene risultati leggermente più modesti e più lenti, ma arrivati all’ottavo giorno si registrava -75%.
La ricerca ha richiesto due anni per via della pianta scelta, con altre piante sarebbe stata più veloce ma i ricercatori volevano utilizzare il pothos per la sua robustezza e perché essendo una pianta che nei climi temperati non impollina non si rischia una diffusione della versione OGM nell’ambiente che non sia voluta.

Roberto Todini

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