Il riscaldamento atmosferico creerà problemi anche al traffico aereo

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Quando si parla di riscaldamento globale ci si sofferma soprattutto sull’incremento delle temperature a terra e quella degli oceani, ma anche il riscaldamento atmosferico ad alte quote sta provocando importanti cambiamenti nella circolazione atmosferica. Ora un nuovo studio proveniente dall‘università di Reading e dall’American Geophysical Union e pubblicato su Geophysical Researchy Letters  afferma che nella seconda metà di questo secolo, tra il 2050 e il 2080 il riscaldamento atmosferico produrrà un deciso incremento delle forti turbolenze atmosferiche.
A un’altitudine di 39000 piedi che è vicina a quella a cui volano la maggior parte dei voli commerciali (i voli commerciali volano tra i 30 e i 40 mila piedi, ma la maggior parte si tengono a 36000 piedi, cioè 11 mila metri scarsi) lo studio prevede un incremento delle turbolenze gravi del 180% sul Nord Atlantico, 160% sull’Europa, 110% sul Nord America, 90% sul Nord Pacifico e 60% sull’Asia. Anche l’emisfero sud, pur se in maniera minore sarà colpito dal fenomeno: aumento del 60% per il Sud America e del 50 per Africa e Australia.





La causa è che l’incremento delle temperature sta rendendo i venti ad alta quota più instabili, creando delle sacche di instabilità nelle correnti a getto.
Non una minaccia primaria alla sicurezza dei voli ma tanti danni
Per forti turbolenze atmosferiche si intende eventi che non rischiano di far precipitare gli aerei ma in grado di scaraventare da una parte all’altra della cabina, bagagli e passeggeri. E naturalmente il personale di volo che di solito è sempre in piedi, infatti le gravi turbolenze sono la prima causa di infortuni sul lavoro (anche seri) per il personale di bordo.
Già ora le sole compagnie aeree americane per danni vari a passeggeri, personale e bagagli spendono 200 milioni di dollari l’anno a causa delle turbolenze.
Che cosa possono fare le compagnie





Sul riscaldamento c’è poco da fare è in corso, avverrà. le forti turbolenze aumenteranno. Tra l’altro lo studio, effettuato con supercomputer, si è focalizzato sulle cosiddette clear air turbolence, cioè masse di aria turbolenta che non sono annunciate da nessun indizio visivo come possono essere le nubi, che per ovvie ragioni sono le più suscettibili di creare danni all’interno degli aeromobili.
Gli scienziati rimarcano l’urgenza di sviluppare e migliorare la nostra capacità di prevedere tali fenomeni, un bollettino meteorologico delle forti turbolenze atmosferiche potrebbe diventare una necessità se le compagnie aeree vogliono contenere i danni da pagare.

Roberto Todini

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