Riscaldamento globale: secondo la NASA il 2019 è stato il secondo anno più caldo del secolo

Peggio era andata solo nel 2016, quando i fenomeni legati a “el Niño” avevano provocato un'innalzamento delle temperature ancora maggiore. Ma per qualcuno il problema del riscaldamento globale continua a non esistere...

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Un report della NASA analizza l’aumento della temperatura media e gli effetti del riscaldamento globale.

Anche se qualcuno, come il presidente USA Trump, continua a minimizzare o a negare gli effetti delle emissioni dei gas serra, i dati lasciano pochi dubbi. E poco spazio per l’ottimismo.

Quasi un grado in più

Per la precisione le temperature medie globali sono state 0,98° C più calde della media degli anni 1951-1980. E l’ultimo quinquennio è stato il più caldo in assoluto. È una tendenza, ormai, che va avanti da diversi anni. Solo il 2016, a causa del riscaldamento dell’Oceano Pacifico legato al fenomeno del Niño è stato più caldo dell’anno appena passato.

Sono questi i dati dell’ultimo report della NASA e della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa di oceani e clima. Se i dati non bastano a spiegare il fenomeno, la NASA evidenzia bene anche le conseguenze del riscaldamento globale in atto. La continua diminuzione della massa di ghiaccio in Antartide e, in generale, delle riserve di ghiaccio globali. L’aumento di fenomeni meteorologici estremi, quali forti precipitazioni, ondate di caldo, incendi.




Gli incendi in Australia

A proposito di questi ultimi, e in particolare di quelli che stanno riguardando l’Australia in queste settimane, i dati che collegano il riscaldamento globale alla particolare violenza di questi fenomeni sono innegabili. Se, infatti, a livello globale il 2016 è stato più caldo del 2019, in Australia l’anno appena finito è stato il più caldo e più secco mai registrato dal 1900 ad oggi. Temperature più alte di 1,5° e precipitazioni inferiori di un terzo a quelle che solitamente cadono sul continente, hanno contribuito alla diffusione delle fiamme in maniera così rapida e violenta.

Quindi, per essere chiari: l’aumento della temperatura non è l’unica causa degli incendi in Australia, ma di sicuro contribuisce a renderli particolarmente disastrosi. Eppure anche lì c’è chi nega il legame con il riscaldamento globale. Tanto che addirittura il figlio di Ruperth Murdoch ha criticato Fox News e gli altri media australiani appartenenti al gruppo News Corp per come stanno minimizzando i legami tra incendi e riscaldamento globale. Nonostante sieda nel Cda del gruppo.

Quello che vediamo coi nostri occhi

Per rimanere sul nostro territorio, il ritirarsi dei ghiacciai alpini, le precipitazioni di forte intensità che hanno colpito la penisola negli ultimi mesi e l’allarme polveri sottili che sta interessando le grandi città in questi giorni, sono la parte più visibile di un fenomeno che è possibile negare solo in malafede. Il report della NASA segue di pochi giorni quello del programma europeo Copernicus, che sottolinea come il 2019 sia stato l’anno più caldo in assoluto per quanto riguarda il vecchio continente.

Quello che non si vede

Il problema è ciò che non vediamo. Il fatto che il fenomeno sia, in gran parte invisibile. Che non sia, salvo rari casi, contrassegnato da eventi campali come lo scoppio di una guerra o un attentato. Eventi che si imprimono nella memoria della gente. I gas serra invece non li vediamo. Ma la stessa NASA monitora continuamente i livelli di C02 nell’atmosfera, che è ormai provato scientificamente come siano legati all’aumento della temperatura terrestre. Anche in questo caso, gli ultimi report non sono affatto incoraggianti e mostrano un continuo aumento delle emissioni dal 2005 ad oggi. Ecco che allora i report come quello della NASA assumono un’importanza cruciale nel presentare il problema alle persone.

Riscaldamento globale: un grado in più è già tanto

L’aumento delle temperature di quasi un grado può sembrare un dato relativamente importante. Ma bisogna considerare che gli accordi sul clima di Parigi (quelli da cui Trump ha deciso di sfilarsi) prevedono di contenere il riscaldamento globale entro la soglia dei 2°, puntando a migliorare ulteriormente fino a 1.5° entro il 2030. Alla luce degli ultimi report, quelli di Parigi appaiono obiettivi lontani, ma sempre più imprescindibili. Quanto meno per contenere le emissioni di gas serra e l’aumento delle temperature, che oltre quella soglia rischiano di essere ancor più devastanti.

Simone Sciutteri

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