Rischio 5G, il Governo aumenta di 100 volte l’elettrosmog? Un libro denuncia per il Ministro Grillo

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Di Maurizio Martucci


Pericoloso lascito dai predecessori: ignorati gli appelli precauzionali di medici, ricercatori e scienziati che invocano una moratoria, per compiacere Europa e lobby del 5G il Governo Conte potrebbe aumentare di 100 volte il valore limite di campo elettrico emesso dalle antenne di telefonia mobile, sommergendo la popolazione con un’irradiazione elettromagnetica multipla e cumulativa di dubbia innocuità, già documentata (potenzialmente) cancerogena da accreditati studi (e OMS).

Lo spauracchio è nella bozza di decreto stesa dal dicastero dell’ex ministro Galletti il 18 Aprile e ora al vaglio di Sergio Costa: considerato che gli attuali limiti di legge (6 V/m nelle 24 ore) rappresentano una “barriera per lo sviluppo della tecnologia” di quinta generazione (5G), il ministro dell’ambiente (di concerto con l’omologa della salute) decreterebbe l’applicazione di nuovi standard “sulla base delle evidenze scientifiche in materiada tradurre in ben 61 V/m, ovvero innalzando di 100 volte l’elettrosmog (in fisica il vettoriale delle radio frequenze è calcolato al quadrato) per nuove bande simultanee (s’aggiungeranno alle attuali 2G, 3G, 4G) e migliaia di nuove micro-antenne ubiquitarie (si pensa una sul tetto di ogni 12 abitazioni o sui lampioni della luce!) disseminate in città ma pure in autostrade, porti, campagne e parchi.

Il criterio è in ossequio ai voleri degli operatori delle telecomunicazioni, recentemente riuniti a Roma da Eunews per chiedere “una revisione al rialzo dei limiti sulle emissioni elettromagnetiche”, giudicate restrittive e perciò da esplodere al grido di “serviranno molte antenne”! La prerogativa, ad esclusivo appannaggio del business per l’ipercomunicazione di massa stimato in 225 miliardi di euro fino al 2025, vorrebbe l’assenza di una dimostrata evidenza scientifica sugli effetti per la salute dell’uomo esposto alle irradiazioni, ritenuta ingiustificata l’applicazione del principio di precauzione da un punto di vista tecnico ed epidemiologico. Ma è davvero così?

Per confutare quest’assioma stereotipato, fondato su ricerche superate e di dubbia indipendenza, ho scritto l’inchiesta “Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di wi-fi, telefoni cellulari, smartphone e antenne di telefonia. Mentre arrivano 5G e wi-fi dallo spazio!” (il libro uscirà ai primi di Luglio per Terra Nuova Edizioni), una panoramica sui subdoli rischi dei pervadenti campi elettromagnetici, tracciato il perimetro del pericolo ambientale d’Era Elettromagnetica (patito in primis dagli ammalati – sempre più numerosi – di elettrosensibilità), svelando incongruenze, distorsioni metodologiche e conflitti d’interesse alla base del cosiddetto fronte negazionista, passate in rassegna le maggiori sentenze di tribunale sul nesso giuridicamente accertato telefonino=cancro e gli studi (migliaia!) sugli effetti non termici di wireless e antenne di telefonia mobile.

Riporto: “I governi e le agenzie pubbliche di protezione della salute si nascondono di solito dietro obsolete linee guida ufficiali, che sono state redatte quando si pensava che l’unico modo in cui la radiazione da radiofrequenza poteva influenzare la salute era per l’intensità del campo sufficientemente alta o per l’eventuale potere di riscaldamento, come se il corpo umano fosse una bambola di plastica riempita di liquidi. Questo è falso perché innumerevoli studi scientifici hanno dimostrato che possono arrecare danni alla salute dei campi elettromagnetici molto al di sotto dei livelli delle linee guida ufficiali. Ci sono oggi forse 4 o 5 miliardi di cellulari in uso nel mondo e l’effetto cumulativo può mettere in pericolo l’essere umano”. E poi: “La strategia dell’industria è quella di finanziare studi a basso rischio che assicureranno risultati positivi, e poi di usarli per convincere i media e il pubblico che sono le prove dell’inno­cuità dei cellulari”. Infine: “L’anello debole della catena è comunque sempre il cittadino, che a fronte di una serie di disponibilità tecnologiche sicuramente utili e appaganti si trova comunque esposto a un rischio quantome­no possibile”.

 

In conferenza venerdì a Firenze, ho preso un impegno: manderò il mio libro al ministro Giulia Grillo perché non possa dire di non sapere. Da consapevole attivista pentastellata s’è battuta per scongiurare l’elettrosmog del MUOS in Sicilia. Non vorrei che, una volta sulla poltrona della Lorenzin, finisse per avallare una scellerata manovra che potrebbe catapultarci sul punto di non ritorno: la tutela della salute pubblica viene prima del 5G!   

 

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