Il rispetto dovuto, anche se non si è vegetariani: le foto dei dipendenti Carrefour fanno discutere

Non è questione di essere vegetariani o meno, ma di avere rispetto per ogni forma di vita

Foto by @pianetadonna.it
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Da qualche giorno girano tristemente sul web le foto di alcuni dipendenti del Carrefour Market di Tivoli. Nelle immagini si vedono i commessi prendere in braccio un cucciolo morto di agnello, dal banco macelleria, e ridicolizzarlo mettendogli un ciuccio, ridendo e facendosi selfie.

Prima l’agnello e poi il maialino: il personale pare proprio divertirsi. Ma gran parte del popolo web, fortunatamente, mi viene da scrivere, non ci sta e insorge una grossa polemica. Tanto da spingere il gestore della catena francese a porre pubbliche scuse:

Carrefour Italia comunica di aver immediatamente avviato un’indagine interna per chiarire quanto accaduto e poter prendere quindi i dovuti provvedimenti verso i responsabili. Carrefour Italia prende le distanze e condanna fermamente atti di tale gravità

Carrefour: lo sdegno del web, non solo dei vegetariani
Una delle foto mandate sul web dalle dipendenti Carrefour Tivoli

Non importa essere o meno vegetariani, anche se, vedere determinate immagini dovrebbe far riflettere. Il punto però, in questa questione è un altro: la stupidità e la leggerezza con cui anche le cose più crudeli passano attraverso la testa delle persone. Una foto che descrive bene una umanità senza empatia, schiacciata dal nulla che deriva da una finta vita social e dalla baldanza tipica delle persone ignoranti. Le stesse che votano. Le stesse che vanno in Chiesa e che a Natale festeggiano la Natività. In questi scatti manca il rispetto per la vita, manca l’empatia. Ed è proprio questo che notano le persone sul web che di certo non sono tutte vegetariane o vegane: la mancanza di umanità. La vita va rispettata, in tutte le sue forme.

 

La dignità

Come sempre lo scontro tra vegetariani e carnivori si fa acceso. Da un lato spesso vi è una forte intolleranza e un po’ di snobismo, dall’altro però vi è la voglia di omettere a sé stessi tutta la inutile crudeltà che c’è dietro l’industria alimentare della carne. Questioni morali si mescolano con la voglia di non pensare e le solite scuse: la carne la mangiava anche mia nonna, sono già morti, pensiamo agli uomini e ai bambini. Pensiamo alle pensioni, alla guerra, alle tasse. Pensiamo al prossimo viaggio e a quante bottiglie comprare per il cenone di capodanno. Io penso anche a queste immagini. Che mi infastidiscono. E non perché pretendo che tutti smettano di mangiare carne, ma almeno che comincino a rispettare la vita che è stata sacrificata per il loro pasto.

Avete presente Cristo? La metafora dell’ agnello? Avrete senz’altro presente i popoli primitivi, gli indiani d’America che non solo si procacciavano il cibo con le loro mani, in una lotta quasi alla pari, ma onoravano gli animali che mangiavano e in molti casi li divinizzavano anche. Mangiavano la carne, vero. Ma con le ossa dello stesso animale costruivano utensili, con le pelli coperte e vestiti e nulla, di quella vita, andava sprecato. Soprattutto la dignità.

Marta Migliardi

 

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