Il ritratto di Isabella d’Este, attribuito al genio di Leonardo, rimane in Svizzera

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Il magnifico ritratto di Isabella d’Este, attribuito al genio di Leonardo Da Vinci, non sarà restituito all’Italia.

Il quadro ritraente Isabella D’Este era conservato in un caveau a Lugano ed è stato ritrovato nel 2013. Dopo il ritrovamento del dipinto, attribuito non all’unanimità dai critici a Leonardo Da Vinci, l’Italia avanzò la richiesta di restituzione dell’opera respinta in questi giorni dal tribunale elvetico.

Il quadro, di proprietà di una donna di Pesaro, si è trovato al centro di un processo per traffico di opere d’arte. Se dovesse risultare che l’autore è effettivamente Leonardo l’opera avrebbe un valore oltre di 95 milioni di euro.

Il tribunale elvetico non solo ha respinto l’intenzione di restituire l’opera all’Italia, ma anche predisposto il dissequestro e la restituzione della stessa alla proprietaria.

Dubbi intorno al ritratto di Isabella D’Este

Sono numerosi i dubbi che ruotano intorno al ritratto di Isabella D’Este, su tutti proprio l’identità dell’autore.

A favore dell’attribuzione del dipinto al genio di Leonardo vi sono delle testimonianze storiche che attestano che l’artista dipinse un ritratto della nobildonna nel corso della sua presenza a Mantova. Al museo Louvre di Parigi si trova poi un carboncino ritraente Isabella D’Este di Leonardo Da Vinci.

Le due opere vantano un’incredibile somiglianza, tuttavia alcune analisi eseguite sui materiali del dipinto posticiperebbero l’esecuzione dello stesso intorno al 1600.

Uno dei massimi studiosi di Leonardo, Carlo Pedretti, firmò nel 2013 una perizia nella quale sosteneva l’autenticità del dipinto, smontando quindi la perizia scientifica. Fortemente in disaccordo verso questa certa attribuzione Vittorio Sgarbi e Tommaso Montanarini, che converrebbero che il dipinto ritrovato in Svizzera sia una copia.

Mancata restituzione

Nonostante i dubbi al riguardo dell’esecutore dell’opera, dopo il ritrovamento del ritratto di Isabella D’Este l’Italia avviò tutte le pratiche necessarie alla restituzione della stessa, misteriosamente scomparsa dal nostro paese nel 2000.

Il ritratto venne trovato in possesso di un avvocato di Lugano, tuttavia la legittima proprietaria risultò essere Emilia Cecchini. La donna, residente in quel di Pesaro, sostenne che l’opera fosse di proprietà della sua famiglia e che era conservata in Svizzera da diversi anni.

La sua versione dei fatti non risultò credibile e la donna venne condannata a un anno e due mesi per esportazione illecita di beni artistici. Il Ministero italiano provvide poi a chiedere il sequestro dell’opera e la restituzione della stessa all’Italia.

Tuttavia a seguito di un ricorso degli avvocati della signora Cecchini il tribunale federale svizzero sentenziò per l’illegittimità della confisca e del rimpatrio del ritratto.

Non esiste infatti alcuna reciprocità di reato tra la Svizzera e l’Italia nel campo del traffico di beni artistici. L’opera tornerà di conseguenza alla famiglia di Emilia Cecchini.

 

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