Rivelazione shock di Asprilla: “I narcos volevano uccidere Chilavert”

Lo ha raccontato a una tv colombiana: "Mi chiesero il permesso, dissi che erano pazzi"

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Sui campi di calcio sudamericani succede di tutto. Gli animi spesso si surriscaldano, e le risse tra giocatori sono all’ordine del giorno. Nell’aprile del 1997, durante una partita di qualificazione ai mondiali dell’anno successivo, che si sarebbero giocati in Francia, l’attaccante colombiano Faustino Asprilla venne alle mani con il portiere del Paraguay José Luis Chilavert, reo di avergli sputato. L’ex giocatore del Parma colpì il rivale con una manata in bocca, ricevendo in cambio un pugno in faccia una volta che i due giocatori, entrambi espulsi, erano scesi negli spogliatoi.

 

LA CONFESSIONE 

Questa era la storia nota di una partita giocata ad Asunción e finita con la vittoria 2-1 dei padroni di casa. Ma una rivelazione  shock fatta da Asprilla, a oltre venti anni di distanza, ha lasciato tutti senza parole. Durante un’intervista all’emittente colombiana Telepacifico, che stava trasmettendo un documentario sulla sua vita, l’attaccante dei cafeteros ha raccontato di come i narcos gli avessero chiesto il permesso di uccidere il numero uno paraguaiano:




Appena finita la partita ricevetti una telefonata: era Julio Fierro. Mi chiese se potevo andare nel suo hotel. Quando arrivai, lui era lì con altre dieci persone, tutte ubriache, e accompagnate da donne paraguaiane. Mi disse che voleva l’autorizzazione per far rimanere due suoi uomini ad Asunción per ucciderequel ciccione di Chilavert”. Gli risposi che era un pazzo, e che quello che succede in campo, finisce in campo.

Per la cronaca, Julio Fierro era uno dei più noti narcotrafficanti colombiani, uomo di fiducia di Pablo Escobar, il capo del cartello di Medellin,  morto nel 1993 e conosciuto come il re della cocaina. Una rivelazione shock, quella di Asprilla, in Italia dal 1992 al 1996 e poi nella stagione ’98-99, che con le sue parole avrebbe dunque salvato la vita a Chilavert, impedendo che potesse fare la stessa fine di Andrés Escobar, il difensore della nazionale colombiana assassinato pochi giorni dopo l’eliminazione della sua squadra dai mondiali del ’94, causata anche da un suo autogol contro gli Stati Uniti.

 

DINO CARDARELLI

 

 

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