Roberto Spada: “Mi vergogno per quanto fatto, chiedo scusa ai giornalisti”

Il 'mea culpa' arriva in collegamento dal carcere in cui è detenuto

L’esponente del clan di Ostia, tristemente noto per la testata data al giornalista Daniele Piervincenzi, ha chiesto scusa per il suo gesto.

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Roberto Spada è detenuto da circa sei mesi presso il carcere di Tolmezzo in regime di 41 bis, a causa della matrice mafiosa dei crimini in cui è implicato il clan Spada, di cui fa parte. Ma, oltre a scontare questa pena, nelle scorse settimane ha anche dovuto ‘partecipare’ al processo per lesioni aggravate nei confronti di Daniele Piervincenzi, giornalista della trasmissione Rai Nemo, e il suo cameraman, Edoardo Anselmi.

Roberto Spada fa mea culpa per la testata

Roberto Spada non era fisicamente presente in aula, ma in collegamento dal carcere in cui si trova. L’aggressione (nota a tutti) è avvenuta il 7 novembre del 2017 a Ostia: l’uomo ha dato una testata al giornallista rompendogli il naso, inoltre l’ha preso a manganellate, mentre il suo guardaspalle Ruben Nelson Alvez del Puerto si accaniva con calci e pugni sull’operatore di ripresa. I due sono state inseguiti e malmenati dopo essere usciti dalla palestra di Roberto Spada, presso cui si erano recati per un’intervista. L’accusa per i due aggressori è di violenza privata e lesioni aggravate dal metodo mafioso.




A distanza di sei mesi, Spada ritorna sui suoi passi e fa mea culpa in diretta dall’istituto penitenziario, dichiarando:

«Mi vergogno per quello che è successo. Chiedo scusa a tutti i giornalisti, ma di quei momenti non ricordo più nulla, ho visto tutto nero. Nelle ore successive a quanto accaduto mi sono rivisto nel video e non mi sono riconosciuto: non c’è giustificazione a quello che ho fatto, il giornalista avrebbe potuto dirmi di tutto ma io non avrei dovuto reagire in quel modo».

A chiedergli di ricostruire la dinamica della vicenda è il pm Giovanni Musarò, ma Spada si contraddice rispetto a quanto da lui riferito durante l’interrogatorio di convalida, seguente l’arresto:

«In quei giorni ero nervoso perché avevo la fila di giornalisti che mi volevano intervistare, volevano che parlassi di politica e di Casapound ma io non faccio politica. Se tu ti chiami Bianchi o Rossi e aiuti la gente per me va bene, non guardo colore politico».

Roberto Spada ha affermato di non ricordare chi ci fosse con lui quando si è verificata l’aggressione, precisando di «non avere nemici ma solo amici».




Processo a Roberto Spada

Il processo nei confronti di Roberto Spada e di Ruben Nelson Alvez del Puerto è cominciato a fine marzo scorso. Per primo è stato chiamato a testimoniare in aula proprio la vittima di quell’aggressione, Daniele Piervincenzi, che ha descritto come la vicenda ha avuto luogo e ha sottolineato che c’erano diverse persone presenti sul luogo della colluttazione, ma si sono tutte defilate e quelle affacciatesi dalle abitazioni lì vicine hanno chiuso le finestre e hanno abbassato le tapparelle. Insomma, nella zona di Nuova Ostia comandano gli Spada e lì vige l’omertà assoluta nei loro confronti. Nonostante lui e il cameraman venissero malmenati e fossero a terra in balìa di Roberto Spada e di Alvez, nessuno è intervenuto in loro difesa. Quando sono poi riusciti ad allontanarsi da quella zona, non si sono recati presso l’ospedale Grassi di Ostia per paura che qualcuno li seguisse e, una volta raggiunti, sottraesse loro il filmato dell’aggressione. Tale filmato è infatti una prova schiacciante contro i due imputati, che non possono negare l’evidenza delle immagini registrate.




Ma un naso rotto non ha impedito a Daniele Piervincenzi di continuare a svolgere il suo lavoro, il suo è uno dei tanti casi di giornalisti aggrediti o minacciati negli ultimi mesi in Italia. L’informazione deve essere libera, ma i giornalisti che la esercitano devono essere tutelati, nello svolgimento di questo delicato compito. La loro vita e la loro sicurezza vengono prima di qualsiasi notizia.

Carmen Morello

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