Rock e rivoluzione. I Måneskin come i Rolling Stones?

La notizia che i Måneskin apriranno un concerto dei Rolling Stones rimbalza, ovunque, da qualche giorno. Mentre ci si interroga sui motivi del loro successo, sorge spontaneo un parallelismo fra questo rock ritrovato e quello delle origini. Come quello accompagnava una rivoluzione culturale, questo ne sta, probabilmente, inaugurando un’altra.

Rock e rivoluzione vanno ancora a braccetto? E’ una delle domande che possono sorgere alla notizia che i Måneskin apriranno un concerto dei Rolling Stones, a Las Vegas, il prossimo 6 Novembre. E’ stato annunciato da Jimmy Fallon durante il suo Tonight Show, dove la band, sua ospite, si è esibita qualche giorno fa. Così li ha presentati Fallon:

Beggin’ è la canzone più popolare delle radio rock e alternative, ha più di un miliardo di stream nel mondo, e suoneranno prima degli Stones. (…) Sono davvero un fenomeno internazionale incredibile.

I Måneskin nell’Olimpo

Mentre molti di noi, italiani e – diciamolo – un po’ provincialotti, continuano a meravigliarsi di questo incredibile successo planetario, i giovani artisti romani saliranno sul palco di una delle leggende del rock. Scriveranno un altro pezzettino di storia del genere musicale più rivoluzionario di tutti i tempi. E, magari, se la tireranno un po’ di più, ma continuando a portare alto il nome dell’Italia nel mondo e dando lustro e popolarità, di riflesso, a musica e altre eccellenze nostrane. Più che meravigliarsi che un giovane gruppo italiano abbia intrapreso una così rapida scalata al successo e conquistato il mondo, sarebbe interessante capire cosa, nel loro modo di scrivere, cantare, esibirsi e mangiarsi un palcoscenico, abbia stregato milioni di fans e addetti ai lavori.

Perché proprio loro?

Per i più, il segreto del loro successo avrebbe molto a che fare con il messaggio di libertà e rottura degli schemi, veicolato dal primo momento, attraverso ogni mossa, parola, stile, performance. E ciò confermerebbe quanto l’indole del rock sia progressista, nel senso più profondo del termine. Come il rock del passato si prestava ad essere cassa di risonanza della rivoluzione culturale e sessuale degli anni ‘60/’70, così quello di oggi si presta a esprimere e veicolare una nuova rivoluzione nel modo di vivere la vita, i generi e i rapporti umani. Il caso ha voluto che a rappresentare questo rock rinnovato ma sempre uguale a se stesso nei fini rivoluzionari, siano quattro talentuosi e carismatici ventenni italiani.

Primi passi

La parabola artistica dei Måneskin – letteralmente, “chiaro di luna”, in danese – è iniziata quattro anni fa con la partecipazione a X Factor che li ha lanciati nel panorama della musica italiana come giovane rock band, simbolo di una generazione. E’ solo negli ultimi sei mesi, però, che ha raggiunto il suo apice, battendo qualsiasi record, registrando numeri da capogiro e scalando le classifiche prima europee e poi mondiali. A marzo, i Måneskin vincevano il festival di Sanremo con “Zitti e buoni” accedendo, di diritto, alla finale dell’Eurovision Song Contest.




La scalata al successo

Lì una nuova vittoria e la magia che li ha fatti finire, in pochi mesi, nell’Olimpo dei grandi della musica. Fra i traguardi incredibili di questo periodo, oltre a vendite da capogiro, follower, visualizzazioni e posti altissimi nelle classifiche di tutto il mondo, c’è il duetto con Iggy Pop, follemente innamorato della loro cover di Beggin’. Con lui hanno inciso una nuova versione di “I wanna be your slave”, altro brano di punta del disco “Teatro d’ira vol.1”.

La staffetta coi Rolling Stones

E adesso la conquista della scena americana con un live a New York, la partecipazione allo show di Jimmy Fallon, la candidatura agli American Music Awards e la notizia della prossima apertura del concerto dei Rolling Stones.  Come in un cerchio che si chiude, il nuovo rock incontra quello vecchio che ha stravolto e infiammato il mondo, ormai sessant’anni fa, in una sorta di passaggio di testimone. La mission riformatrice e progressista del genere musicale continua . La storia della musica stessa si arricchisce. Dopo che, per un lungo periodo, sembrava ci si dovesse accontentare di ascoltare con nostalgia i rocker del passato e il rock’n’roll non sembrava avere nuova linfa, ecco il colpo di scena. Nel periodo storico della fluidità e di un dibattito culturale epocale che cambierà un’altra volta la società, ecco riapparire il rock a dare impulso a questa rivoluzione, come aveva fatto negli anni Sessanta.

Un po’ di storia del rock

Diffusosi, inizialmente, in America fra gli anni ’50 e ’60 aveva raggiunto l’Europa nei primi ’60 e in Gran Bretagna, in particolare, era diventato il fenomeno mondiale che oggi conosciamo, influenzando, come mai un genere musicale aveva fatto prima, la cultura e la società di quel periodo. Gruppi quali Beatles, Rolling Stones, Animals, Them hanno dato origine alla British Invasion, che ha consacrato la Gran Bretagna come fulcro e origine di tutto ciò che poi sarebbe venuto in musica, cultura e società, anche nei decenni successivi.

Rock e controcultura

Il rock, in quel periodo, è diventato centrale per l’identità di molte sottoculture, prime fra tutte, la controcultura hippy e la sottocultura punk che, più della altre, hanno rivoluzionato il modo di intendere e vivere la società. Come non ricordare il Festival di Woodstock del 1969, diventato il simbolo di uno stile di vita alternativo alla cultura dominante, basato sulla più assoluta libertà di amarsi e di esprimersi senza vincoli, convenzioni e tabù.

Rock e rivoluzione

Altro dato fondamentale è che ha portato, nella mentalità occidentale, la cultura afroamericana dalla quale si era, in qualche modo, originato. E, inoltre, avendo ereditato la tradizione folk delle canzoni di protesta, la musica rock si è fatta spesso portavoce di battaglie politiche importanti riguardanti diritti civili, guerra, religione e ambiente. Insomma, sin dalle sue origini, il rock è stato associato a forme di ribellione nei confronti di norme sociali e politiche e di rifiuto di convenzioni e culture dominanti. E ha, di fatto, accompagnato grandi stravolgimenti storici e rivoluzioni culturali importanti, facendosene spesso portavoce soprattutto in momenti cruciali di ricambio generazionale.

E anche se, ancora oggi è, da molti, accusato di essere stato complice di fenomeni negativi quali la diffusione della droga, il consumismo imperante e l’allontanamento dei giovani dall’azione politica, non si può negare al rock il merito di aver alimentato il cambiamento. Come forma d’arte e cultura, la musica ha sempre svolto il suo compito di raccontare e influenzare le dinamiche sociali. Nel caso della musica rock, ciò è stato particolarmente evidente nel periodo in cui ha conquistato il mondo.

Rock e rivoluzione oggi

Dopo gli anni ’80, il fenomeno si era gradualmente assopito per lasciar posto alla moltiplicazione dei generi musicali che il progresso ha, inevitabilmente, portato. E adesso eccolo ritornare dalla porta principale, come protagonista di un nuovo grande stravolgimento culturale.

Al centro del dibattito pubblico e delle dinamiche sociali riguardanti le nuove generazioni c’è quella che ha tutta l’aria di essere una nuova rivoluzione culturale, basata sui concetti di identità di genere e fluidità sessuale. Sono termini che abbiamo imparato a conoscere perché una presa di coscienza collettiva sta invadendo questo presente. E se agli occhi di alcuni – più conservatori – sembrano ancora una forzatura dettata da un inutile anticonformismo, soprattutto i più giovani stanno lottando perché diventino diritti.

Descrivere l’epoca della fluidità

Viviamo nell’era della scoperta o riscoperta dell’identità umana come valore e della libertà di vivere la propria identità e il rapporto con le altre, in ogni sua forma e sfaccettatura. Si parla di superare l’eteronormatività e il binarismo che hanno, fino a oggi, dominato cultura e società, pur riconoscendo un riequilibrio di genere tra uomini e donne. E si discute di fluidità sessuale come diritto a una sessualità libera da orientamenti schematici e definitivi. La lotta per i diritti civili della comunità LGBT+ e contro l’omotransfobia ha ormai raggiunto una vastità e una portata epocale, mai registrata prima. E anche i diritti e i ruoli delle donne stanno acquistando nuova consapevolezza e vivendo un nuovo tempo.

La libertà dei Måneskin

Non ci si può, dunque, stupire che un gruppo rock come i Måneskin stiano conquistando la scena musicale mondiale.

Sono quattro ragazzi della generazione Z, con talento e personalità da vendere. Hanno look ricercati e mai banali che si rifanno alla fluidità prima accennata. E rivendicano libertà di esprimere se stessi, il proprio genere e la propria sessualità, senza rigidi schemi imposti.

Sono tre ragazzi e una ragazza che si approcciano gli uni agli altri come amici e fratelli. E cercando di evidenziare come, in tutti loro, esistano mille sfumature. Caratteristica che ne fa non tre maschi e una femmina, ma quattro identità multisfaccettate e affascinanti.

Hanno un sound tipicamente rock con sfumature più fresche e spensierate e mille contaminazioni, qua e là.

I lori testi sono a volte portatori di messaggi importanti e altre, apparentemente leggeri. Sempre emblema di una libertà espressiva che rappresenta un po’ tutta la loro cifra stilistica.

Rock’n’roll never dies

E poi hanno un frontman – Damiano David – la cui presenza scenica e forza comunicativa sono evidenti agli occhi di chiunque. Talmente carismatico che riesce infrangere i canoni di un tipico look maschile con naturalezza. Porta gonne, borsette e smalto alle mani, risultando più sensuale di molti presunti maschi alfa. Quale miglior messaggio per scardinare gli stereotipi di mascolinità tossica imperante?

Si può tranquillamente affermare che i Måneskin siano l’incarnazione di questo tempo e delle generazioni che lo vivono e lo attraversano. Sono il simbolo  dei valori che stanno cercando di conquistare e delle lotte che vogliono vincere. Per i puristi del genere si tratta solo di ragazzini che giocano a fare il rock, eppure, al momento, ne sono i più celebri innovatori.

Per un momento si pensava che non ci fosse più speranza per il suo rifiorire, e invece stanno dimostrando al mondo che, davvero, “Rock’n’roll never dies”.  lo  ha gridato lo stesso Damiano, dopo la vittoria all’Eurovision, riportando il celebre motto.

Resta da vedere se la resurrezione del rock resterà al passo con i tempi e la rivoluzione culturale in atto. 

 Assunta Nero

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