Rodrigo Duterte e Barack Obama: volano parole forti

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Recentemente, si è parlato molto del Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e della sua campagna contro il traffico di droga nel suo Paese. Negli ultimi due mesi, un numero molto elevato (più di 2,000) di pusher, ma anche consumatori è morto per mano della polizia.

Rodrigo Duterte
Rodrigo Duterte: rabbia per la condizione del suo Paese

Nelle Filippine la droga è un problema molto grave, un vero e proprio “bubbone”. Infatti nel Paese il numero dei tossicodipendenti è molto alto, pari a quasi quattro milioni. La droga non sta intaccando solo l’aspetto sociale, ma anche e soprattutto quello commerciale, in quanto il traffico di sostanze stupefacenti è molto diffuso. Ed è per questo che Rodrigo Duterte si è impegnato in primis a combattere le attività criminali, ponendo un’attenzione particolare sul traffico di droga. Gli Stati Uniti, guidati dal Presidente Barack Obama, hanno dei forti dubbi circa questa campagna. E la guerra tra i due presidenti ha inizio.

Duterte ha reagito a queste perplessità con parole dure, molto forti. “Figlio di p… te la farò pagare” ha detto rivolgendosi ad Obama. Non è la prima volta che il Presidente delle Filippine fa sentire la sua voce. Ha attaccato molto duramente anche Papa Francesco e il Segretario generale delle Nazioni Unite. Egli è un uomo che, nonostante i mezzi poco ortodossi, intende estirpare alla radice tutti i problemi (soprattutto sociali) che affliggono il suo Paese. Ha ricordato, inoltre, che gli Stati Uniti non hanno mai chiesto scusa alla sua gente per il trattamento ricevuto durante il periodo coloniale.

“Sono il presidente di uno stato sovrano che non è più una colonia” ha aggiunto Duterte, “Obama deve portare rispetto” (fonte: repubblica.it). Magari le sue parole sono un tantino inappropriate, ma non bisogna assolutamente dimenticare che egli è un capo di Stato che si batte per il suo Paese, affinché sia finalmente libero dalla piaga sociale della droga. Ciò che sconvolge veramente è il modo in cui la notizia è stata recepita: sicuramente molti avranno detto “Non si dicono parolacce, e non si offende la madre di Obama!”

Certamente Rodrigo Duterte non è il tipo da utilizzare i guanti di velluto. Certamente avrà sbagliato, anche se ha chiesto scusa pubblicamente. D’altra parte, le minacce e le offese non sono politicamente corrette, ecco. Però dietro quel “figlio di p…” c’è molta rabbia. Rabbia per un Paese la cui sicurezza è minata dalla criminalità, rabbia per un passato ingiusto, comandato da Paesi più forti. Quella di Duterte è la rabbia del dolore. “Dove eravate mentre il mio Paese veniva distrutto dalla droga? Sempre da un’altra parte” (fonte: Il Giornale d’Italia).

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