Roger Waters contro Bolsonaro: scampato l’arresto per pochi secondi

L'ex leader dei Pink Floyd, durante un concerto lo scorso 26 ottobre, si è scagliato contro il neo-presidente, rischiando l'arresto.

Il cantante ha invocato gli elettori a resistere al fascismo, a poche ore dalla chiusura dei seggi.

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Quello che accade quando musica e politica incrociano le rispettive strade, è quasi sempre il frutto dell’impatto emotivo che il messaggio vuole consegnare al pubblico. Nell’era digitale, tale impatto dipende dal modo in cui il messaggio viene lanciato. Roger Waters è uno di quei personaggi che ha sempre saputo sfruttare il valore mediatico di un’idea, così come i mezzi per diffonderla.

Dal maiale aerostatico al muro che crolla, l’anima inquieta e carismatica dei Pink Floyd, è riuscito a trasformare, nel corso della sua carriera, la forza delle idee e della lotta sociale; da semplice grido di battaglia a spettacolo funambolico della comunicazione. Come fu per le due vite di The Wall, Waters torna a darci giù pesante, contro la guerra, l’imbarbarimento dei popoli, l’intolleranza e i potenti della terra.

Dopo Trump, Le Pen, Orbàn, Farage e Kurz e l’intero asse definito sovranista, il musicista inglese punta dritto a Jair Bolsonaro, il controverso neo-presidente del Brasile.

Una battaglia sul filo dei secondi

Roger Waters

Così si può definire, l’atto d’accusa di Roger Waters verso il neo-eletto presidente e le centinaia di affermazioni estremiste rilasciate dal candidato dell’estrema destra, in campagna elettorale. Parole di fuoco verso omosessuali, trans e lesbiche, una chiara nostalgia verso la dittatura militare, la privatizzazione e la “licenza di uccidere” per la polizia, in un Paese dove il tasso di criminalità e violenza è salito a livelli spaventosi.




Come nel resto del mondo occidentale, la povertà, l’insicurezza e la sfiducia verso i governi ideologicamente vicini al popolo e l’odio verso un nemico comune, hanno favorito questa ennesima ventata di ritorno al passato.

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Su questo fronte Roger Waters è intervenuto due volte: la prima l’11 ottobre durante un concerto a San Paolo, dove un maxischermo elencava i nomi dei vari leader populisti e l’invito a “resistere al fascismo”.

Lo scorso 26 ottobre, invece, l’ex Pink Floyd ha lanciato il colpo di grazia, a colui che fino ad allora era un candidato, ma anche alla stessa legge brasiliana.

Durante il concerto a Curibita, infatti, prima delle 22:00, Waters fa proiettare sul maxischermo un messaggio divenuto l’emblema dell’opposizione a Bolsonaro: “Ele Nao” (Lui No).

La sfida alle autorità riguardava la normativa secondo cui, dopo le 22, sarebbe stato vietato discutere pubblicamente di politica e che, in caso contrario, egli avrebbe rischiato l’arresto.

Ecco quindi attuato lo stratagemma diabolico di un genio della musica e della comunicazione, grazie al quale il messaggio riesce a essere trasmesso appena due minuti prima dell’orario prestabilito.

“Ci restano 30 secondi, proclama Waters. Ci hanno detto che non si può parlare di elezioni dopo le 22. Prima di domenica, questa è la nostra ultima occasione per resistere al fascismo. Ele Nao“.

Il desiderio di Waters purtroppo non si è avverato, poiché la società è ormai persa nei suoi vuoti di memoria e di sostanza; resta però il significato delle azioni metaforiche di un artista, che negli anni è diventato un leader d’opinione, diretto e sincero, capace di sfruttare pienamente, la tecnologia, i media e l’informazione, quali strumenti per abbattere i muri della comunicazione, della personalità e dell’identità.

Fausto Bisantis

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