Rolling Stones e Beatles: l’importanza del marketing

I Fab Four e i trasgressivi Rolling Stones. Grandi artisti e icone intramontabili, indubbiamente. Ma parte del loro successo è stato anche il marketing; ecco perché Beatles e Rolling Stones sono stati le due facce della musica inglese.

Rolling Stones e Beatles; i Fab Four e i ribelli, buoni e cattivi esempi per i teenager degli anni Settanta. Grandi artisti il cui successo e fama sono stati cementati da un felice incastro nei segmenti di mercato.

 

The Beatles: i quattro di Liverpool

La città portuale di Liverpool non godeva di buona reputazione negli anni Sessanta e Settanta, così come il resto del Nord dell’Inghilterra, più povero e di estrazione principalmente proletaria rispetto al Sud.

Come può allora giungere al successo un gruppo musicale del Nord? Con un cambio di immagine, risponderebbe lo storico manager dei Beatles, Brian Epstein.

Lo stile trasandato e provocatorio che i giovani Beatles esibivano durante le loro performance ad Amburgo non poteva, infatti, portali al successo in Inghilterra; la chiave per la fama era, anzitutto, l’accettazione, condizione che per quattro ragazzi provenienti dai “bassifondi” doveva passare dall’immagine offerta al pubblico.

Epstein curò non solo l’estetica del gruppo – che abbandonò abiti trasandati e giacche in pelle a favore di completi più eleganti e spesso coordinati –, ma anche il loro comportamento. Per costruire la nuova immagine dei “Fab Four” non erano più ammessi ritardi né comportamenti scorretti sul palco, quali bere, fumare, imprecare. Dovevano essere percepiti come “i bravi ragazzi di Liverpool”, contro le basse aspettative e gli stereotipi sul Nord del Paese; una dissonanza che è stata capace di dare una spinta alla loro fama.

 

The Rolling Stones: “Would you let your daughter go with a Rolling Stone?”

Cercando di raggiungere la fama, inizialmente i Rolling Stones e il loro maganer, Andrew Loog Oldham, tentarono un’imitazione dell’estetica dei Beatles: completi coordinati, un’aria pulita. Ma servì poco tempo per capire che la strategia non funzionava.

Originari dei sobborghi di Londra e di estrazione borghese, i Rolling Stones avrebbero faticato molto a emergere come “bravi ragazzi”, quando quell’immagine era già stata assunta dalla concorrenza; i “bravi ragazzi di Londra”, inoltre, non avrebbero creato dissonanze degne di nota.

Tuttavia, la consacrazione dei Beatles come esempi positivi lasciò un grande buco nel mercato: era rimasto lo spazio per i “cattivi ragazzi”, tanto meglio se provenienti da una classe agiata, così da riprodurre la dissonanza tra origini e immagine già sfruttata dai Beatles.

In breve tempo i Rolling Stones accentuarono il loro comportamento ribelle, mentre Oldham, invece di mettere a tacere le “malelingue”, le sfruttava per indurire l’immagine del gruppo: da questa strategia d’immagine nacque lo slogan “Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?”.




 

Segmenti di mercato complementari

Fu questo perfetto incastro di immagini e dissonanze a permettere a due gruppi storici di raggiungere la fama e, aspetto non trascurabile, a nutrire reciprocamente la fama l’uno dell’altro. Da una parte i bravi ragazzi, dall’altra i cattivi; una spaccatura elementare ma perfettamente funzionante nella polarizzazione dei gusti dei teenager degli anni Sessanta e Settanta.

I paragoni tra le due band e il mitico – anche se non del tutto realistico – antagonismo tra le due, hanno permesso ad entrambe di godere della fama che la concorrenza può creare.

Poco importa se i membri delle band si frequentassero e talvolta collaborassero; poco importa, anche, il fatto che i Beatles delle origini fossero molto simili ai Rolling Stones; e poco importa che fuori dal palco quei ragazzi – né buoni né cattivi – si comportassero in modo simile.

A contare è stato (oltre al talento) il gioco di marketing.

 

Angelica Frigo

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