La maledizione dei Rom

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Rom: la storia di un popolo nomade che ha messo radici in Europa.

Sono sporchi, rubano e puzzano, sono incivili e ladri di bambini. Sono rozzi e vivono tra l’immondizia, non lavorano e sanno solo chiedere l’elemosina. Dovrebbero andarsene dall’Italia, i campi andrebbero distrutti e loro mandati via. Ecco le tipiche affermazioni quando si parla di Rom.

Ma la verità quale è? Chi sono questi Rom e perché suscitano sempre un certo disappunto nell’opinione?
Provenienti dalle terre bagnate dall’Indo (tra l’India e il Pakistan), sono giunti in Europa, e non solo, a partire dal XII secolo. Nonostante vengano definiti nomadi, la stragrande maggioranza del popolo Rom è sedentario e intere generazioni hanno vissuto nello stesso luogo per secoli interi.

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Benché essi siano presenti in moltissimi Paesi, dagli Stati Uniti alla Turchia, dalla Serbia al Brasile, la maggior parte di loro risiede in Europa, dove costituiscono la prima minoranza etnica. I dati mostrano che circa il 90% dei Rom vive tra la regione balcanica e la Romania.

In Italia, secondo un documento del 1390, i primi ad arrivare furono i “Rom abruzzesi“; nei decenni successivi altri gruppi si stanziarono nelle diverse regioni italiane. Oggi sono circa 100.000 i Rom residenti sul territorio italiano, la maggior parte di questi discendo direttamente da quei piccoli gruppi giunti in Italia attorno al 1400, mentre solo un 20% proviene da migrazioni recenti. Ergo, solo una piccola parte di loro possono essere definiti stranieri, il resto sono cittadini italiani.

Il giudizio negativo che ancora oggi persiste deriva dal Medioevo, epoca in cui si attribuiva ai Rom pratiche magiche e stregonerie, legate al loro lavoro di forgiatori di metalli; anche lo stesso nomadismo veniva visto come una maledizione da parte di Dio.
La loro persecuzione è dunque iniziata già secoli fa, tramite bandi che prevedevano la loro cacciata o il sostegno alla loro uccisione. Nella Serenissima Repubblica di Venezia vi è stato un decreto secondo il quale non solo era legale uccidere un Rom, ma l’uccisione costituiva anche il diritto di possedere tutti beni della vittima.
L’apice della loro persecuzione si è avuta lo scorso secolo con il nazismo: 500 mila Rom morirono nei campi concentramento.

Ancora oggi i pregiudizi nei loro confronti permeano intere società e le parole riservate loro sono piene di disprezzo e di disgusto.
Analizzando la realtà dei fatti con un’attenzione maggiore e con una concreta voglia di comprendere e capire, si arriva a vedere persone comuni, con un lavoro e con una famiglia, uomini e donne che crescono i loro figli e cercano di sopravvivere giorno dopo giorno.
I campi luridi e fatiscenti sono stati creati anche con l’aiuto di bravi cittadini indifferenti, desiderosi di liberarsi di quelle persone che risultano così strane.
La loro scarsa istruzione è dovuta anche all’atteggiamento irrispettoso di bravi genitori che non possono accettare che uno zingaro divida il suo banco con il loro bambino.
La loro disoccupazione è causata anche da datori di lavoro che non vogliono offrire ad un Rom le stesse opportunità che potrebbe offrire al suo vicino di casa.

Com’è possibile che, dopo secoli vissuti a stretto contatto, ancora oggi li guardiamo sprezzanti, pieni di sospetto e di disapprovazione?
Forse alcuni di loro sono ladri. Forse alcuni di loro sono cattive persone. Ma sicuramente non hanno creato tutto questo odio dal nulla. Noi abbiamo contribuito, anche volentieri, a erigere questa barriera che li esclude dalla società.

 

 

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