Roma sprofonda: un buca ogni 36 ore. Contro le buche serve 1 mld di euro

La mappatura delle buche di Roma è stata fatta dall'Ispra, che negli ultimi tre mesi ne ha contate già 44. Ma per mettere in sicurezza la capitale serve circa un miliardo di euro.

Al momento l’anno peggiore per le buche è stato il 2013 con 104 voragini.

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Dal crollo dell’Impero Romano al crollo… delle strade. Si potrebbe riassumere così la triste parabola della Roma imperiale prima e della Roma Capitale odierna. Come le cronache ci hanno ormai abituati, la capitale d’Italia sta letteralmente cadendo all’interno di spaventose voragini che si aprono d’improvviso nelle strade della città. La situazione è ancora più preoccupante se pensiamo che il fenomeno non è recente ma affligge la capitale da almeno cinquanta anni.




Il Servizio Geologico dell’Ispra (l’istituto per la ricerca e la protezione ambientale) ha stimato la presenza a Roma di 3.320 voragini. Ogni 36 ore nasce un nuovo baratro nella capitale e nei primi tre mesi dell’anno le buche formatesi sono state già 44. Numeri e dati allarmanti, soprattutto se si pensa che contro questo fenomeno quasi nulla è stato fatto.

Per il momento l’annata peggiore per le buche di Roma è il 2013 con ben 104 voragini, cioè 1,9 crepacci la settimana, ovvero 8,5 buche al mese. Ma il 2018 sembra essere in procinto di insidiare questo primato se già ora gli abissi sono 44. Se questa tendenza dovesse trovare conferma, i buchi neri nelle strade di Roma a fine anno sarebbero circa 176.

Le zone più a rischio

Nella mappatura dell’Ispra si possono individuare le zone della capitale più soggette alle voragini. Si parla dei Municipi II, V e VII ma anche alcune zone del centro storico come l’Aventino, l’Esquilino e il Palatino. Quello meno a rischio voragine sembra essere il Decimo Municipio.

Secondo i dati dell’Ispra il record delle voragini va al Secondo Municipio con 36 buche negli ultimi due anni; al secondo posto c’è il Quinto Municipio con 31 voragini e al terzo posto il Settimo Municipio con 27 voragini. Ma anche il Municipio I non scherza con le sue 25 buche, mentre i quartieri più a rischio cedimenti sono Monteverde Vecchio, viale Tiziano, la Balduina e la zona di Monte Mario.




In totale, i cittadini romani a rischio smottamenti e cedimenti del terreno sono 250.000, il che rende Roma la capitale Europea più a rischio idrogeologico.

Questa situazione, come anticipato, si è procrastinata nel tempo a causa dei mancati interventi e delle opere adeguate per la prevenzione di tali rischi. Come i romani sanno bene, le condotte idriche della città soffrono una scorretta manutenzione, lo stesso vale per la mancata pulizia dei tombini. Questa situazione di precarietà del sistema fognario ha messo Roma nelle condizioni di non sopportare nemmeno un acquazzone.

Ma l’incuria non è la sola causa del dissesto. Servono anche altre due cause. Una causa innescante, dovuta alla quantità di pioggia che va a gravare sul terreno. Occorre una grande quantità di pioggia per causare i cedimenti del terreno nel sottosuolo, e finora il 2018 è stato un anno assai piovoso; molto più piovoso del 2017 che si è rivelato più secco e che ha inaridito il terreno consentendogli di sgretolarsi con più facilità.

L’altra è la causa profonda, ovvero le condizioni del terreno. Se il terreno non è compatto allora non è in grado di drenare l’acqua che arriva così a raccogliersi erodendo il terreno. In più, la cattiva manutenzione delle tubature può causare continui scoli e gocciolii che non fanno altro che peggiore la situazione.

Il piano contro le buche

Italiasicura, Autorità di Distretto e Regione Lazio hanno unito le forze per stilare un piano di prevenzione per le voragini. Il programma deve durare almeno 10 anni e deve trovare un’attuazione e una condivisione costanti sia fra le istituzioni e sia fra la popolazione. Il piano degli interventi necessita di circa un miliardo di euro per mettere in sicurezza l’area urbana della capitale sino alla foce di Fiumicino.

Il programma di messa in sicurezza prevede 155 interventi di varia natura:

  • 127 opere di contrasto al rischio alluvione (783 milioni);
  • 28 opere per mettere in sicurezza le aree cittadine a rischio frane (86 milioni);
  • opere per la manutenzione ordinaria delle fognature e per garantire l’efficienza delle vie d’acqua e dei canali (15 milioni l’anno);
  • opere di verifica e prevenzione sulle voragini (4 milioni l’anno).





In totale la cifra necessario è 1 miliardo e 40 milioni, dei quali sono al momento disponibili solo 104 milioni, già previsti dal progetto di Italiasicura per la sicurezza delle città metropolitane. Restano da racimolare le risorse restanti sulle quali, al momento, non si hanno certezze.

Nicolò Canazza

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