Roma underground: adelante con juicio

La chiesa di san Crisogono a Roma
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La visita in una cripta misteriosa ci svela la natura del Potere italiano.
Roma è la città eterna. Roma non è crollata mai, sin dal suo apparire sulla faccia della terra.
Roma infatti è più un’idea che una città.
E’ proprio l’idea che lì, in quel posto, si dovesse costruire e ricostruire all’infinito lo spazio della convivenza civile.
O incivile.
Roma. Capoccia der monno ‘nfame.
Roma : il mito che si fa storia. Quasi a spintoni.

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La chiesa di san Crisogono a Roma

Una visita archeologica

Per li rami di alcune conoscenze vengo a sapere di una visita guidata alla cripta sotterranea della chiesa di S. Crisogono, a Trastevere.
Uno di quei posti bellissimi davanti ai quali noi abitanti di Roma passiamo continuamente, senza entrarci mai.
“Tanto, capiterà l’occasione…” e nel frattempo hai sempre qualche altra urgenza da sbrigare, o qualche punta cogli amici di comitiva – o devi correre per salire sull’autobus al volo, o piove o ci sono i piccioni o chissàcchè.
La visita la organizza “Festina Lente”, una associazione culturale.
E io, raggiungo il luogo d’appuntamento con la mia consueta frenetica lentezza.
In superficie, è una giornata d’inverno splendida come credo davvero ne capitino solo a Roma.
E la chiesa di S. Crisogono si mostra in tutto il suo fulgore, anche se contenuta fra il traffico che corre su viale Trastevere, e la piazzetta che si apre su un lato.
Ma noi che siamo un gruppetto scendiamo nei sotterranei per visitare la cripta.

Un piccolo labirinto

Che poi non è solo una cripta.
E non sono proprio dei semplici sotterranei: è un pezzo di mondo.
Anzi: è lo spaccato di tutta quella stratificazioni di civiltà, epoche e mondi : che costituiscono gli strati di quella torta chiamata Roma.
Un labirinto vagamente simile a quelli che popolavano gli incubi di Piranesi.
Un suggestivo coacervo di mura, pavimenti, camminamenti, sarcofagi e celle, in cui lo sguardo faticherebbe a trovare una prospettiva logica.
Le nostre guide per fortuna ci aiutano molto a raccapezzarci.
Ma nel mentre la logica architettonica e quella storica prendono forma davanti a i nostri occhi, ci piace abbandonarci alla semplice verità : che il caos che ci troviamo davanti rappresenta il segreto sia del posto in cui ci troviamo, sia di tutta la città in cui abitiamo.
La chiameremmo magari resilienza, se questa parola non fosse già passata di moda.
Quello che ci troviamo a visitare sono proprio i resti di edifici civili di epoca imperiale; e poi quelli della più antica chiesa che sorgeva nel sito.
Chiesa paleocristiana-altomedievale, a sua volta variamente trasformata nel corso dei secoli, nel mentre intorno il terreno si modificava, fra l’epoca del pieno Medioevo e il successivo Barocco.
Sorgendo a Trastevere, quindi nel punto meno elevato del territorio capitolino, e a due passi dal fiume, con la sua incessante attività geologica, si capisce bene che a poco a poco il livello del piano stradale circostante abbia superato quello della chiesa.
Sin quasi a inglobarla.
Da qui la decisione di interrarla, per costruire all’altezza del nuovo piano stradale un altro edificio.
Lasciando recitare alla chiesa antica il ruolo di fondamenta della nuova chiesa.
E non sono certo il primo a notare che questa sarebbe una metafora sufficiente a spiegare la natura di questa città.
I sotterranei sono insomma quest’insieme di ambienti eterogenei ; ma il punto focale, in prospettiva religiosa, è il sacello che ospitava le reliquie del santo cui è intitolata la parrocchia.
Reliquie che ora sono state spostate.
Perciò dappertutto è il vuoto: i sotterranei costituiscono una cripta piena solo di fantasmi : i fantasmi della storia, per cui Roma è la città più infestata del mondo.

Di mostri acquatici ed eroi medievali

Eccomi al punto: ci sono anche i residui di antichi affreschi.
Le figure rappresentate vi si individuano con difficoltà, e la necessità di questo sforzo rende ancor più suggestiva la visita: da banali turisti diventiamo un po’, per forza di cose, esploratori.
Nell’angolino in basso a sinistra di uno di questi affreschi residuati, aguzzando occhio ed ingegno, si può distinguere il profilo aguzzo e zannuto di un drago.
Che parrebbe un dinosauro ante litteram.
E’ drago che infestava la zona, il quale venne affrontato da san Crisogono, nume tutelare del rione.
Quanto segue dovrebbe essere ciò che racconta l’affresco (per due terzi si tratta di congetturare ciò che non si vede più).
Crisogono affrontò e irretì il Drago, serrandogli le fauci fiammeggianti, portandolo così in superficie.
Dove la autorità diedero alla bestia il colpo di grazia.
Notiamo subito una differenza con altre agiografie e mitologie analoghe: la più famosa è quella di San Giorgio.
Il soldato e martire cristiano, che fra le molte benemerenze vanta quella dell’uccisione del drago cui venivano offerti in sacrificio fanciulle e giovanetti.
San Giorgio affronta e uccide il mostro.
San Giorgio è una figura associata ad una varietà di motivi e racconti, ma in definitiva domina la mitologia in quanto santo-guerriero, il cui braccio (certo armato dalla fede) abbatte il Male.
San Giorgio è patrono della Cavalleria, dell’ Inghilterra, ecc.
San Giogio lo ammazza lui, il drago.
Invece il nostro Crisogono rispetta tutte le procedure : lui ipnotizza il serpentone, e poi lo affida alle amorevoli cure del…macellaio di quartiere.
Ricorda come la Chiesa si comportava cogli eretici: li condannava al rogo, ma poi li affidava alle autorità secolari (formalmente distinte, anche a Roma dove il Papa regnava sul piano materiale) raccomandando compassione e pietà!
Divisione dei poteri insomma: braccio secolare-militare e braccio spirituale giocano su due tavoli paralleli, ma distinti.

La tradizione del Potere a Roma

Altri santi in giro per la nostra penisola, e per la cristianità, seguono la falsariga di Giorgio (Marcello, Teodoro ecc.). A Roma poi c’è anche san Giorgio al Velabro.
Ma Crisogono, colla sua prudenza e il suo “festina lente” (motto augusteo a quanto risulta) rappresenta in pieno l’antichissimo spirito romano-cattolico.
Quindi un potere opaco, fantasmatico, che non si dichiara mai tale, che non si fa precedere da squilli di tromba, e che si mostra anzi disarmato – tant’è astuto, tant’è saldo.
E ricorda molto quel “Adelante con juicio” di quel Ferrer che fu cancelliere a Milano e che viene ricordato nei Promessi sposi.
Manzoni col suo romanzo rappresenta la logica profonda dell’organizzazione del potere in Italia: il compromesso, mai alto ma sempre opportunistico e celato, e le trame confuse, porte al popolo in veste retorica – solo per irretirlo meglio.
Al modo del buon Ferrer – che prima suscita attese quasi messianiche tra le folle affamate, cui garantisce il pane a buon mercato, e poi si rimangia la parola scatenando la rabbia popolare.
Finendo poi per arringare il popolino scalmanato con quel frasario doppio, italiano e spagnolo, che serve a confondere tutte le responsabilità, e la catena degli eventi.
La Chiesa e i poteri laici, spiegano i Promessi sposi, si sono spartiti il potere, per evitare qualsiasi responsabilità.
Il potere, a Roma e nel Paese, non è mai tale: è sempre un “trono vuoto”.
Ma diversamente che altrove, la fase in cui il Potere è latente si estende nei secoli, ed è la modalità grazie alla quale questo potere, così fantasmatico, risulta inattaccabile e onnipresente.
Sino a rendere ridicola qualsiasi pretesa di rinnovare e di trasformare la realtà politica e sociale.
E la popolazione, è come un draghetto da confondere e intorpidire, con l’ausilio di un lessico desueto o esotico o burocratico – salvo quando il popolo non convenga sobillarlo con proposte e misure sproporzionate e con declamazioni senza costrutto.
Questo, anche per rispondere ai tanti che stanno cavalcando la contraddittoria retorica che denuncia il “popolo ignorante”.
Popolo che, o protesta senza ragione, chiedendo assurde rivoluzioni – oppure “impedisce il cambiamento” per mero dispetto e spirito di ripicca.

L’impossibile Rivoluzione

Ma il problema è che senza Potere, non ci può essere proprio nessuna rivoluzione – e quindi il ribellismo endemico, e senza un programma preciso, è la necessaria conseguenza.
Un piccolo prezzo da pagare, in cambio del mantenimento di quei privilegi che, diversamente che in altre nazioni, le classi dirigenti italiane non hanno mai neanche avuto il coraggio di rivendicare a chiare lettere.
Basti ricordare che il dualismo, in merito a chi detenga la sovranità, è costitutiva e costituzionale in Italia.
Nel 1861 Vittorio Emanuele venne proclamato Re “per decreto divino e volontà della nazione” – quindi : sovrano perché sì o perché il popolo aveva votato così?
Nel 1948, la Costituzione ancora vigente stabilì che il popolo è sovrano “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Come a dire che non lo è davvero del tutto.
Quanta differenza con la superba rivendicazione con cui esordisce la Costituzione americana “We the people of the United States”.
Insomma: stiamo solo dicendo che il difetto di egemonia delle élites in Italia (cioè la debole convinzione che esse avevano e hanno di detenere giustamente le leleve del comando) ha una storia che trova le proprie fondamenta…nei sotterranei di San Crisogono – cioè nel crollo dell’Impero Romano.
Cui invece si ispira persino l’architettura, chiara e semplice, dei palazzi pubblici di Washington.
Ma una rivoluzione può svilupparsi solo se si trova di fronte un Potere riconoscibile.
In Italia invece il potere è molto spesso stato catacumbale, criptico, sotterraneo – come dicevamo.
Tutto dipende da quella distinzione fra “Stato e Chiesa, peccato e reato, sacro e profano” (cfr. A. Melloni) che caratterizza tutta la storia dell’Occidente, in particolare dopo l’anno Mille.
Una dualità fra sovranità e giustizia, fra potere e diritto, che ha innescato una dialettica il cui risultato è stato un sistema di valori : in cui hanno prevalso non tanto la forza, e non tanto il Potere, quanto la libertà di coscienza e di azione individuale.
Insomma l’Occidente, con la sua storia di ideali e di rivoluzioni, nasce da quegli eroi ieratici, profetici, ma soprattutto disarmati e modesti, come San Crisogono.

Gli insegnamenti di Paolo Prodi

Era questa la tesi forte che caratterizzava la produzione scientifica di Paolo Prodi: il fratello maggiore di Romano, storico dell’età moderna, morto sabato scorso a 84 anni.
Il suo capolavoro, in cui argomentava questa ricerca, è Il sovrano pontefice.
Tanto eccellente studioso quanto fervente cattolico, rovescia negli altri titoli della sua produzione l’assunto machievelliano : per Prodi il pontefice non è stato un freno alla nascita di una struttura poltica moderna, ma invece ne è stata la premessa.
Proprio a causa di quella dialettica fra potere e sacralità che circoscrive l’ambito in cui ogni potere è profano – in cui il potere legittimo non deve entrare.
E che progressivamente proprio lo Stato della Chiesa, ossimoro lampante, “insegnò” a tutta l’Europa come superare, dal 1400.
Dando origine a quella sacralizzazione del potere che caratterizza i secoli moderni.
Perchè essa ha portato alla sacralizzazione della politica e quindi anche delle Rivoluzioni come sacrosante battaglie per la libertà contro il potere.
Fino a che il Trono vuoto è stato occupato dalla pretesa del Popolo di ergersi a sovrano di sé stesso – pretesa paradossale, a ben vedere, che spiega anche gli esiti più distruttivi dei secoli moderni.
In Occidente, questo è stato sen’zaltro vero.
Abbiamo avuto i San Giorgio con la spada, e i Pascal con l’affilatissima penna.
Poi, le due figure si sono unite in una creatura magnifica e seducente, gigantesca e terrificante: lo Stato nazionale.
In Italia, invece, questa elusività del potere è stata spinta fino a un livello tale che, per un paradosso, persino l’aspirazione alla libertà è stata annacquata e sviata.
La Roma papalina ha assorbito l’idea romana del potere, e l’ha rovesciato nel suo contrario.E questa concezione è dilagata in tanta parte del Paese.

Il Potere a Roma sta dappertutto e in nessun luogo

Il Potere è diventato così un fantasma che non sta da nessuna parte – e quindi è dappertutto.
Così stando le cose : dove può dirigersi la ricerca della libertà, se non ha un obiettivo preciso contro cui rivolgere la propria ribellione?
Potere e giustizia, prepotenza e protezione, invece di fronteggiarsi a viso aperto, si scambiano le parti come nella famosa scena dei Promessi sposi in cui, sostiene Manzoni, il popolo di Milano scambia i propri affamatori per dei salvatori.
Insomma: se non è chiaro cosa sia e dove sia il Potere, la ricerca della libertà non sarà più facile, ma molto più complicata.
L’essenza dell’eterna Italia cattolica alla fine è questa.
Ed è questa, e non altro, la radice del disincanto della città di Roma e dei suoi abitanti – per cui ogni novità viene subito derubricata ad ennesima illusione e bolla d’aria.
Nessuna “rivoluzione”, nessun “cambiamento” sono seri : possono essere solo un cambio sdei fondali sul palcoscenico delle potere cittadino.
In parte, la vicenda della giunta Raggi dà ragione a questo modo d’adagiarsi.
Prodi spiegava che la pretesa del potere politico, negli ultimi due secoli, di incorporare gli ideali di libertà e giustizia, aveva determinato la nascita dei regimi totalitari.
Nei quali il potere non si accontenta del dominio materiale, ma vuole il controllo delle anime dei propri sudditi.

La fine delle utopie: un Grande fratello gentile e premuroso

Oggi poi, esaurita questa fase, viviamo un’epoca in cui il disincanto romano sì è esteso quasi a livello mondiale: non c’è più un centro contro cui rivoltarsi, o una direzione verso cui rivolgersi.
Non esiste più nulla di sacro, e non esiste più un futuro.
La nuova religione è il neoliberismo consumistico : e i nuovi pellegrini fanno la fila davanti agli store della Apple, quando escono i nuovi modelli.

E’ quasi come ne Il mondo nuovo, la Distopia terrificante e profetica di Aldous Huxley.
Come spiega il titolo del suo ultimo studio, scritto con Massimo Cacciari, vivamo in un Occidente senza utopie.
Perchè prima è scomparsa la fede, sostituita dal Progresso.
Adesso, non esiste più neanche la fiducia nel futuro.
Nei secoli scorsi i pellegrini si muovevano in massa per raggiungere i luoghi dove venivano esposte le reliquie dei santi: una mano mozzata veniva anelata e riguardata come quel punto metafisico, quella porta dimensionale, come quello Stargate verso l’eterno.
Oggi la cripta di San Crisogono è vuota, e anche il drago sta sbiadendo del tutto.

ALESSIO ESPOSITO (www.facebook.com/tiggistoria)

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