Romanzo caporale: la rivolta di un immigrato nell’Italia razzista e corrotta

Romanzo caporale (I Quaderni del Bardo, 2019) di Annibale Gagliani è il racconto di un viaggio verso un’impossibile salvezza in un mondo sfregiato dalla corruzione e dal razzismo. Protagonista di numerose e indicibili peripezie è un giovane ragazzo del Kenya che lotta per la giustizia e per dare un futuro diverso a suo figlio.

Romanzo caporale è una storia di ordinaria sopraffazione

Più che di un racconto di formazione, potremmo forse parlare di un “racconto di distruzione”. L’innominato protagonista comincia ad inanellare una serie infinita di sciagure già dal giorno della sua venuta al mondo, quando sua madre Nina muore nel darlo alla luce. O per meglio dire consegnandolo all’oscurità di un’esistenza che proseguirà così com’è iniziata, costellata da sofferenze e tragedie. Tuttavia i suoi occhi azzurri (ereditati dall’ Alì di Pasolini) scintillano di vita e si infiammano di passione: per l’arte, per la politica, per l’amore.

L’incontro con Don D., reincarnazione del sacerdote missionario Don Donato Panna, segna e illumina il suo destino. Grazie a lui il protagonista impara l’italiano e si innamora della bellezza e della cultura. L’apprendistato morale del ragazzo non si nutre però solo di poesia. Accanto a lui scoppiano i fuochi della guerra civile, della povertà e della corruzione. Il riscatto per sé stesso, per la sua amata e per il figlio che aspetta passa per la lotta elettorale e per gli ideali di giustizia e dignità che condivide con Thomas Sankara, il “presidente ribelle” del Burkina Faso.




L’impresa del protagonista è però compromessa dal malaffare e dalla violenza dei suoi avversari, che lo costringono a ritirarsi e a lasciare il Kenya. Comincia così il suo viaggio disperato in compagnia di altri uomini, donne e bambini stipati in un barcone verso il sogno europeo.

Le speranze iniziali si frantumano inevitabilmente nello scontro con una realtà disumana, una spirale di indifferenza e di corsa al profitto che sbrana e divora le pedine di cui si serve per perpetuarsi.

Ribellione e solidarietà

In uno scenario devastato dall’odio e dalla ferocia l’unico ideale a cui appellarsi diventa la sopravvivenza.

il rischio altissimo porta a superare i limiti […] mi riferisco a quel meccanismo vitale, l’imperterrita propensione a non voler morire, a resistere lottando nonostante tutto che ci porta a diventare eroici

Lungo il cammino, il protagonista incontrerà e riconoscerà sofferenze simili alle sue nei diseredati e nei reietti con cui stringerà legami di affetto e solidarietà. Ma l’amore, per quanto fortemente voluto e professato dal nostro sognatore, sembra sempre condannato ad un’esistenza effimera.

“La fine dell’uomo nel caos italiano”

Romanzo caporale riesce a condensare in poche pagine e in una narrazione crudelmente realistica diversi temi di grande complessità e attualità. Il neocolonialismo, il razzismo, lo sfruttamento, la criminalità e la violenza si susseguono in un racconto che intreccia vicende realmente accadute al vissuto psicologico di un protagonista che diventa quasi archetipo universale dell’uomo oppresso dalle forze del male contemporaneo. Questo si incarna, come dichiara Gagliani stesso nella premessa, nei tre elementi che il romanzo si propone di indagare e «polverizzare»: lo stereotipo, la corruzione e il caporale.

Lo sforzo encomiabile e necessario dell’autore nell’assumere i panni ed abbracciare pienamente la prospettiva del suo personaggio è al tempo stesso un tentativo radicale di scuotere e risvegliare le coscienze dei lettori. Un invito potente a riflettere e a ribaltare l’amara constatazione a cui il protagonista giunge ben presto: «C’è esistenza umana che vale più di un’altra? In quei giorni di offuscamento l’ho capito. Sì!». Vite che contano meno di altre e che dunque non esistono, invisibili, escluse dalla legge e dalla rappresentazione.

“I caporali siamo noi”

Narrazioni come questa rappresentano le unghie sulla lavagna che l’Occidente e l’Italia fingono di non sentire mentre proclamano i loro altisonanti ideali e i loro generosi progetti di cooperazione internazionale. La denuncia di Romanzo caporale non risparmia le istituzioni corrotte e inerti nella difesa dei diritti fondamentali. Gli uomini e le donne che lottano contro l’ingiustizia e lo sfruttamento vengono sistematicamente ignorati, abbandonati o ridotti al silenzio. Ma il dito è puntato anche contro tutti e tutte noi: «Ci si nasconde dietro ai caporali quando i caporali siamo noi». Noi e il nostro arrivismo, noi e i nostri compromessi, noi che abbiamo dimenticato l’empatia e la solidarietà.

Eppure il messaggio di questo romanzo non è quello di una disperata rassegnazione. Secondo Gagliani «alla lunga il bene vince, ma solo attraverso le piccole cose». Leggere un libro, riconoscere un’ingiustizia, alzare la voce. Non serve essere eroi, dobbiamo semplicemente ricordarci di essere umani.

 

Giulia Della Michelina

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