Salento, in un agriturismo spunta il bagno per gay

"Il cartello era coperto e apparteneva alla vecchia gestione" si giustificano i proprietari

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Tra rifiuti di ospitare gay nei B&B, richiami a coppie intente a scambiarsi un innocente abbraccio, pestaggi avvenuti in diversi locali pubblici, questa estate sarà ricordata come una delle più omofobe per quanto riguarda le strutture turistiche. Ad aggiungersi alla lista nera dei comportamenti omofobi è, questa volta, un agriturismo di Cavallino, alle porte di Lecce. Come segnalato da un ospite della struttura, nei bagni oltre ai cartelli che indicano le toilette per uomo e donna ce n’è uno specifico anche per i gay.

La foto scattata dall’ospite e postata su Facebook, ha scatenato non poche polemiche, facendo finire nell’occhio del ciclone la tenuta pugliese “Camporelle”. A divulgare e denunciare la notizia ci ha pensato l’associazione Lea – Liberamente e Apertamente, descrivendo quell’indicazione “indegna e omofoba”.

A far discutere ancora di più, tra l’altro, è stato il modo in cui è stato raffigurato il gay sul cartello del wc. Se infatti per l’uomo c’era il classico omino blu e per la donna la tipica figura femminile colorata di rosa, per i gay è stato rappresentato un individuo rosa nella parte superiore e azzurro in quella inferiore. Con tanto di braccio posizionato dietro la nuca in una posizione palesemente effeminata e che l’utente che ha divulgato la foto ha definito “sculettante”.




Prontamente è arrivata la replica dei proprietari dell’agriturismo, i quali dichiarano che non si tratta di alcuna discriminazione ma che “il cartello è sopra le porte dalla precedente gestione e che è sempre stato coperto”. “Non abbiamo mai pensato di toglierlo perché non si vedeva” continuano i proprietari. Dunque, secondo i nuovi gestori, qualcuno si sarebbe divertito ad arrampicarsi per sbirciare cosa ci fosse sotto quella copertura per poi lasciare il cartello scoperto.

La vecchia gestione risale a circa quindici anni fa, per cui ci si chiede come mai i nuovi proprietari non hanno deciso di rimuovere quel cartello ma semplicemente di coprirlo. Col rischio appunto di ritrovarsi in situazioni del genere e finire sotto una scia di polemiche che poteva essere evitata. “Dovrebbe essere il tempo in cui i bagni di qualsiasi locale non presentino più divisioni di nessuna categoria – controbattono i rappresentanti dell’associazione Lea – figuriamoci farlo con questa volgarità e intento discriminatorio”.

Tuttavia, che il cartello fosse coperto o meno, questo è solo l’ultimo caso denunciato nelle ultime settimane, di strutture alberghiere che si caratterizzano per atteggiamenti e scelte discriminatorie ed escludenti.

Gianni Chiarappa

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