Salone del Libro – come è andata a finire

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Da ormai parecchi mesi abbiamo sentito parlare della proposta, favorita dal ministro della cultura Franceschini, di un salone del libro unico tra Torino e Milano. Il punto finale della trattativa l’ha messo lo stesso ministro mercoledì dichiarando che il salone unico non si farà.

Franceschini sperava di creare un polo unico. Un’unica fiera che si dividesse in modo equo tra le due città con lo scopo favorito dal ministero di mettere in atto una promozione culturale a favore della lettura. Così non è stato.

Milano ha subito proposto di spostare la fiera a casa sua. Gli editori a Milano e gli eventi o gli incontri con autori a Torino.  Inutile dire che Torino non ha accettato.

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Al termine dell’ultimo incontro avvenuto ieri tra i rappresentati della parte milanese, quella torinese e il ministero è stato deciso per percorrere la strada di due eventi separati. Il salone di Milano si terrà in primavera e avrà uno stampo più internazionale, il suo progetto sarà presentato il 5 ottobre.

A detta dello stesso ministro Franceschini il salone di Milano “è un evento prettamente commerciale“. L’impegno del ministero della cultura sarà rivolo invece al Salone di Torino attraverso l’impegno culturale per favorire la lettura.

 


Chi sono i protagonisti di questa vicenda?

Sostanzialmente erano quasi tutti presenti alla riunione che ha decretato la fine della partita. Per Torino, il sindaco Appendino, il presidente della regione Piemonte Chiamparino e il presidente della Fondazione del libro di Torino Bray. Per Milano, alcuni rappresentati dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e la Gorgani, presidente della Fabbrica del Libro ( organo creato ad hoc per la fiera milanese dall’AIE e da Fiera Milano).

La diatriba prosegue da Febbraio ma subisce uno scossone in in luglio. Fiera Milano propone all’AIE una collaborazione per spostare il salone a Milano ( a Torino erano state arrestate alcune persone in relazione alle gare per la gestione del Salone che aveva scricchiolato per qualche settimana).

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L’AIE valuta la proposta e sceglie Fiera Milano. Il costo dell’affitto del Lingotto ( sede del salone a Torino) è troppo alto. Questo provoca una spaccatura all’interno dell’AIE.  Undici editori escono infatti dall’associazione. Chi contro la gestione della trattativa e affezionato al salone di Torino; chi contro la paura che sia un volere dei big come Mondadori e Rizzoli.

In tutto questo avviene l’intervento del ministro della cultura Franceschini. Cerca di unire le due controparti per evitare una spaccatura inutile al fine culturale che dovrebbe avere il salone.

Nulla da fare però, ora esisteranno due saloni del Libro. Chiamparino e Bray hanno detto che troveranno un modo per differenziare e migliorare il salone Torinese.

L’AIE immagina un Salone dal profumo internazionale, con editori di tutti in tutti i campi. Dalla narrativa per ragazzi all’editoria scolastica. L’evento avrà luogo nel polo fieristico di Rho.

Tutti gli editori avranno libertà sulla scelta di partecipare o meno alle due fiere.

 

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